Il piccolo critico dentro di noi

Quando il principale ostacolo al cambiamento siamo noi stessi

Pubblicato il 18 gennaio, 2016  / Psicologia e dintorni
Il piccolo critico dentro di noi

La decisione di rivolgersi a uno psicologo nasce generalmente dal desiderio di cambiare qualcosa di sè, passando da una condizione di malessere a una di benessere. Qualcuno ha già un'idea della direzione verso cui andare, altri invece possono sentirsi più spaesati. Non dimentichiamo che il cambiamento, per quanto auspicato, rappresenta un'evoluzione verso la novità, con tutti i dubbi e le incertezze che possono derivarne.
Gli ostacoli lungo questo cammino possono essere più o meno numerosi; una delle categorie di difficoltà più frequenti è riconducibili alla persona stessa. Sono tutti quei casi in cui è l'individuo per primo a dubitare delle proprie capacità e del proprio potenziale.

Per esemplificare, potremmo dire che dentro di noi abita un "piccolo critico" pronto a puntare l'indice contro tutte le nostre mancanze. Anche quando otteniamo un buon risultato non è mai soddisfatto. Non è mai merito nostro, al massimo siamo stati fortunati.
Se siamo alla vigilia di una prova importante, ci dirà che è inutile darci così tanto da fare: siamo degli incapaci, siamo sotto la media. Faremo sempre e solo brutta figura, anche negli ambiti che in teoria dovrebbero esserci più congeniali.

Quando ci soffermiamo davanti a una vetrina per guardare un vestito se la ride perché sa già che ci starà malissimo. E se proprio quel giorno volessimo curare un po' di più il nostro aspetto, ci dirà che è tempo perso. Alzerà ancora di più il tono: le persone che incontreremo sicuramente penseranno che siamo persone frivole e abbiamo sprecato davanti allo speccho il tempo che potevamo usare per studiare e prepararci meglio.
Perché mai dovremmo voler incontrare nuove persone o fare delle esperienze? Chi potrebbe essere interessato a noi?

In terapia il piccolo critico sa essere molto subdolo, non gli va particolarmente a genio l'ipotesi di essere zittito e oppone una strenua resistenza.
La sera prima della seduta ci dirà che è inutile andare in terapia perché non miglioreremo mai. Siamo destinati a essere così mediocri, difettosi, incapaci, soli. Ci farà fare in ritardo, o posticipare l'appuntamento per non fare i conti con la realtà.
Ci porterà al punto di ritenerci dei pessimi pazienti: perché il professionista dovrebbe perdere tempo con noi, con tutto quello che ha da fare? Ormai siamo una causa persa...

Saper fare della sana autocritica è un'ottima risorsa che ci permette di crescere. Il piccolo critico sin qui descritto non è sano. Le sue origini sono differenti per ogni persona. Possono rieccheggiare le parole che un adulto significativo (genitore, insegnante,...) ci ripeteva da bambino. "Fermo lì che non sei capace!" "Lo vedi che sei proprio imbranata?" "Non ti aspettare di sentirti dire bravo: hai fatto solo il tuo dovere.". Se queste parole ci vengono ripetute anche da adulti, ad esempio da un partner, continueranno a sembrarci ancora più veritiere.

Per quanto possa sembrare paradossale, ciò che di negativo possiamo pensare sui noi stessi è per certi versi rassicurante perché ci definisce. Cambiare la considerazione che abbiamo di noi, anche verso una direzione positiva, è difficile perché rappresenta un salto verso un territorio sconosciuto. 

Credetemi però: una volta compiuto il salto, vi piacerà potervi descrivere finalmente in termini positivi: non avrete più bisogno dei (pessimi) consigli del piccolo critico.