Piantare in asso: origine dell'espressione che parla dell'abbandono subìto

Pubblicato il 28 marzo, 2021  / Psicologia e dintorni
piantare in asso

Nella vita di ciascuno sarà capitato almeno una volta di sentirsi abbandonati da una persona importante e di aver vissuto la sensazione di essere piantati in asso. O forse dovremmo dire in “Nasso”?
 

Da dove origina l’espressione “Piantare in asso”?

Per scoprire l’origine dell’espressione “Piantare in asso” dobbiamo riprendere la mitologia greca. Tra le più note produzioni mitologiche rientra quella relativa ad Arianna e il suo filo che si collega alla figura di Teseo nel labirinto di Cnosso, dove era stato rinchiuso Minotauro. Potremmo affermare che queste due storie siano le due facce di una stessa medaglia o, per rimanere in tema, le due estremità di uno stesso filo!

Arianna e Teseo: le due estremità del filo

Del mito greco sappiamo che quando Teseo entrò nel labirinto per uccidere il Minotauro, la sua impresa sembrava disperata. Fortunatamente, Arianna si prestò in suo soccorso offrendogli un gomitolo di lana (il famoso filo, appunto) grazie al quale Teseo, dopo aver ucciso il Minotauro con una spada, riuscì ad uscire incolume dal labirinto.

Il filo dunque sembra costituire lo strumento attraverso cui Arianna riesce con successo ad aiutare il suo amato nel trionfare definitivamente nella sua impresa.  L’amore della coppia tuttavia non durò a lungo…

Diverse versioni del mito

Come per molti miti esistono differenti versioni della storia. Una di queste vuole che, dopo aver sconfitto il Minotauro ed essere uscito sano e salvo dal labirinto, Teseo e Arianna salparano insieme alla volta di Atene. Con la scusa di dover fare una tappa, la nave di Teseo su cui viaggiavano approdò a Nasso, isola su cui verrà abbandonata la povera Arianna, sola e in preda alla disperazione.

Un’altra versione del mito apre ad un epilogo più positivo in cui Dioniso si innamora di lei e decide di sposarla. Secondo un’altra versione, invece, è lo stesso Dioniso ad ordinare a Teseo di abbandonare Arianna per averla in sposa lui stesso. Infine, altre varianti ancora si concludono drammaticamente con la morte della giovane: o per mano di Artemide, su commissione di Dioniso, o per un gesto suicidario della stessa Arianna che, disperata per l’abbandono subìto, decide di togliersi la vita. Tutte le versioni sono accomunate dall’atteggiamento imprevedibile e improvviso di Teseo, che pone brutalmente fine alla loro storia d’amore e dal dolore che l’abbandono subìto genera in Arianna.

Cosa resta del mito di Arianna?

Di questo mito restano sostanzialmente due cose:

  1. la restituzione fenomenologica del profondo vissuto di dolore che un abbandono può comportare. Quando questo sopraggiunge in modo improvviso e imprevedibile, senza che si disponga delle difese necessarie per fronteggiarlo, è possibile che venga vissuto in modo traumatico, rendendo più complessa la sua elaborazione;
  2. la celebre espressione “piantare in asso” deriva dall’originale “piantare in Nasso” ma si sarebbe modificata per effetto della “caduta” dell’iniziale “N” del toponimo greco, in quanto foneticamente già presente nella finale della preposizione “in”. Per tale ragione “in Nasso” diventa “in asso”.