Disoccupazione e crisi di identità

Pubblicato il 14 gennaio, 2015  / Psicologia e dintorni
Disoccupazione e crisi di identità

 

Perdere il lavoro : un fenomeno sconcertante ed oggigiorno non così raro.

Quando si parla di disoccupazione il primo pensiero è rivolto alla mancanza di denaro, e quindi di una fonte sicura di sostentamento che consenta di vivere. Ma pur essendo questo elemento certamente importante, la disoccupazione è molto di più …

Essere disoccupati non significa solo non avere una fonte di reddito, ma perdere anche il proprio ruolo di lavoratore nella società.

Questo può avere delle conseguenze molto importanti sulla persona, e a volte molto più gravi rispetto alla mancanza di denaro.

L’individuo struttura una propria identità, un proprio senso di sé basato sul proprio lavoro e sul ruolo che ricopre all’interno della società. Tutto ciò consente di avere una propria integrazione e sentirsi parte del tessuto sociale.

La perdita del lavoro incide in modo importante su due aspetti: il ruolo sociale e l’autostima.

Una condizione che accomuna molti di coloro che perdono il lavoro è una perdita dell’autostima. E ciò è del tutto indipendente dal ruolo precedentemente ricoperto, può accadere all’imprenditore, all’operaio, al commerciante e via dicendo.

Tale vissuto sarà tanto più forte quanto era intensa l’identificazione, l’attaccamento, la componente identitaria, rispetto al lavoro e quindi al ruolo perso.

Sono molti i ruoli che ci troviamo a ricoprire ogni giorno: genitore, lavoratore, coniuge, figlio, amico, membro di una comunità.

Tali aspetti dovrebbero essere in equilibrio. Quando l’investimento dedicato al lavoro è molto importante la sua perdita comporterà un malessere molto forte.

Di fronte alla perdita del lavoro le prime reazioni sono l’incredulità, la confusione.

E se c’è qualcuno che di fronte a questa situazione trova pian piano in sé le risorse e riesce a reinventarsi, per altri è difficilissimo. Tanto da arrivare a scelte estreme come il suicidio.

L’impatto che questo evento avrà sulla persona e sulla percezione che ha di sé, dipenderà anche dalle differenze culturali, istituzionali e dal funzionamento del sistema sociale.

Indagini dimostrano che in paesi in cui sono previsti sussidi per coloro che perdono il lavoro, questi soffrono comunque per la perdita del proprio ruolo , ma c’è un malessere maggiore quando manca un sostegno materiale, che rende paralizzanti le preoccupazioni quotidiane.

Disoccupazione e crisi di identità
La società americana ad esempio, ha una tendenza più colpevolizzante nei confronti dell’individuo che non riesce a trovare un nuovo lavoro. Quindi in questo caso una persona senza lavoro è una persona senza ruolo, che si deve ricostruire, e se non riesce a trovare un nuovo lavoro è perché probabilmente non fa le cose giuste.

Il licenziamento colpisce solitamente molto più gli uomini che le donne. Questo perché a volte porta ad un inversione dei ruoli, la moglie lavora e l’uomo sta a casa.

In questo caso l’uomo non perde solo il proprio ruolo, ma ad andare in crisi è la propria identità di genere. Da questo punto di vista l’influenza culturale è sempre stata molto forte, l’uomo è colui che deve portare i soldi a casa e pensare al sostentamento della famiglia, la donna è colei che se ne occupa.

Portare i soldi a casa è un elemento fondamentale dell’identità maschile.

La disoccupazione nella realtà è un dramma per tutti, sia per ciò che concerne l’aspetto economico che psicologico.

Le donne sembrano apparentemente essere più protette dalla depressione e dalla perdita dell’autostima, ma questo non cambia la realtà e non vale per tutte.

Se stare a casa non è una scelta volontaria, sia per una donna che per un uomo significa perdere e svilire una parte di sé.

Nonostante le molte difficoltà è possibile trovare in sé le giuste risorse per affrontare tale dolore. E la disoccupazione può essere un’occasione per reinventarsi in modo da recuperare il proprio ruolo e una propria soddisfacente integrazione sociale.