Universo olografico, coscienza e fenomeni subatomici cerebrali

Pubblicato il 28 agosto, 2014  / Psicologia e dintorni
Universo olografico, coscienza e fenomeni subatomici cerebrali

Nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, il neurofisiologo Karl Pribram sostiene la natura olografica della realtà come elaborata dal fisico David Bohm.

Numerosi studi condotti sui ratti negli anni '20 avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello, ma non fu chiaro il meccanismo che consente al cervello di conservarli fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia.

Egli ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica, tenendo presente che ogni piccolo frammento di pellicola olografica contiene la completa informazione registrata nell'intero. Si spiega, così, la nostra capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione all'interno dell'enorme magazzino cerebrale: ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri.

Proprio come una telecamera trasforma un'immagine in frequenze elettromagnetiche e un televisore le ritrasforma nell'immagine originale, la teoria di Pribram, messa a punto in collaborazione con Dennis Gabor (Premio Nobel per la fisica nel 1971, descrisse l’ologramma laser utilizzando equazioni di calcolo note come trasformate di Fourier), si basa su una descrizione in termini matematici dei processi e delle interazioni neuronali capaci di leggere le informazioni che si presenterebbero sotto forma di onde, per poi convertirle in schemi di interferenza e trasformarle in immagini tridimensionali: noi non vedremmo gli oggetti “per come sono” (in accordo con quanto messo in luce dalla teoria della relatività generale), ma solamente la loro informazione quantistica.

Considerando, ad esempio, la visione, essa nasce da una serie di impulsi neurali che la retina trasmette al cervello. I fotorecettori che si trovano in fondo alla retina assorbono i fotoni che giungono dall'esterno e generano segnali elettrici che vengono trasmessi alle cellule nervose della retina e attraverso i nervi ottici raggiungono il cervello.

L'immagine viene creata dal cervello sulla base di questi impulsi elettrici. Allora, se guardiamo un oggetto, la sua immagine è sulla superficie della nostra retina ma in realtà noi non lo percepiamo su di essa, bensì nel “mondo là fuori”. Così, se urtiamo con la mano contro uno spigolo, sentiamo dolore sulla mano, ma il dolore non è lì, è in effetti un processo neurofisiologico che avviene nel nostro cervello.

E' importante capire che la nostra visione del mondo nasce a partire dall'interno e non dall'esterno: l'occhio non vede qualcosa che è fuori, ma costruisce nel cervello ciò che poi a noi sembra fuori.

Creare l'illusione che le cose siano localizzate dove non lo sono è la caratteristica prima di un ologramma.

Un ologramma sembra estendersi nello spazio, ma malgrado ciò che i sensi ci dicono, non vi è nulla in quel punto, è un immagine virtuale.

Non abbiamo la visione del mondo per come è, non c'è oggettività (principio di indeterminazione di Heisenberg), possiamo solo ricavare un'immagine sensoriale del mondo e dunque la nostra percezione del mondo è soggettiva. Colore, forma, suono, temperatura, gusto, odore... sono fabbricati dai nostri rispettivi apparati psicofisici per cui ci sono differenze nelle percezioni fra singole persone. Di norma sono differenze minime, a volte tanto grandi da non potersi comprendere reciprocamente, poiché ognuno interpreta gli impulsi elettromagnetici con cui viene in contatto in maniera personalizzata. Il colore rosso che percepisco io non è mai identico al colore rosso che percepisci tu, anche se entrambi non abbiamo dubbi nel definirlo rosso, però non è possibile il confronto, perché non posso guardare la stessa cosa con i tuoi occhi.

Le stesse onde elettromagnetiche sono frutto di un'elaborazione fatta dal cervello, sembrano esistere al di fuori, provenire dall'esterno, in realtà non esistono al di fuori della nostra coscienza.

Ne deriverebbe che se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che il cervello crea la coscienza. Al contrario,  sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come "fisico".

La coscienza sarebbe l'agente che permette a una particella subatomica di entrare nell'esistenza.

Come ciò avviene nell'essere umano è stato oggetto dello studio di Roger Penrose e Stuart Hameroff.

Universo olografico, coscienza e fenomeni subatomici celebrali

La relatività generale afferma che spazio-tempo viene curvato da oggetti dotati di massa. Penrose, fisico e matematico, nel cercare di conciliare la relatività e la teoria quantistica, ha suggerito che su scala molto piccola questo spazio-tempo curvo non è continuo ma discreto e disposto in modo da formare una rete. Ogni sovrapposizione quantistica ha una sua area specifica di curvatura dello spazio-tempo e sarebbe separata dalle altre costituendo una forma di bolla nello spazio-tempo.

Penrose propone un limite alla dimensione di questa bolla, che è dell'ordine della scala di Planck (10-35m). Oltre questo limite, lo spazio-tempo può essere visto come continuo, la gravità inizia a esercitare la sua forza sulla bolla spazio-tempo e il collasso si forma in modo da scegliere solo una delle possibili posizioni per particella. Penrose chiama questo evento riduzione oggettiva (OR), la riduzione è un altro termine utilizzato per il collasso della funzione d'onda.

Grazie alla collaborazione con l’anestesiologo e ricercatore medico Hameroff si è indagato come funzionano tali processi quantistici nel cervello.

Hameroff nei suoi studi si focalizzò sul citoscheletro, quella parte che fornisce la struttura interna di sostegno per i neuroni, e in particolare sui microtubuli cerebrali e i dimeri di tubulina assemblati che li compongono. Sembrerebbe che nella subunità di tubulina dei microtubuli un gran numero di elettroni possono essere coinvolti in uno stato conosciuto come un condensato di Bose-Einstein (questa condizione si verifica quando un gran numero di particelle quantiche sono bloccate in fase e possono essere viste come un oggetto quantistico unico).

Proprio come per la super-conduttività dei metalli portati a basse temperature, i quali diventano capaci di trasportare l’informazione (in questo caso la corrente elettrica) senza alcuna resistenza, in uno stato di ceoerenza le particelle si comportano come un’unica grande particella, in quanto risuonano tutte insieme.

I microtubuli condensati in un unico neurone potrebbero essere collegamenti con condensati di microtubuli in altri neuroni e cellule gliali via giunzioni comunicanti (gap, le giunzioni comunicanti, sono una categoria diversa di connessioni in aggiunta alle connessioni sinaptiche tra le cellule cerebrali, dove il divario tra le cellule è sufficientemente piccolo da rendere possibile ad oggetti quantici di attraversarlo per mezzo di un processo noto come tunnel quantico). Hameroff propone che tale tunnel consente ad un oggetto quantistico, come il condensato di Bose-Einstein, di passare in altri neuroni, e quindi di propagarsi su una vasta area del cervello generando un oggetto quantistico unico. Tale caratteristica quantistica su larga scala potrebbe essere la fonte delle onde gamma di sincronizzazione osservate nel cervello, considerate come correlate al fenomeno della coscienza (a sostegno della teoria vi è che le giunzioni gap sono legate alle onde gamma).

I sistemi quantici isolati possono permanere in una condizione sovrapposta e coerente fino al raggiungimento di una data soglia (la Riduzione Oggettiva) correlata con il principio di gravità quantica. Il raggiungimento di tale soglia provocherebbe il collasso della sovrapposizione. Tale collasso, una volta attuato, determinerebbe il passaggio dallo stato di pre-coscienza a quello di coscienza.

Il flusso di coscienza sarebbe rappresentato da una “cascata” di eventi OR, esito dell’attivazione orchestrata dei microtubuli che coinvolge tutto il cervello nel suo insieme. A seguito di effetti gravitazionali gli stati quantici nei microtubuli collassano in modo orchestrato ogni 25-500 millisecondi. Il dualismo onda-particella viene visto come un processo dinamico che accade miliardi di volte al secondo, in grado di allacciare costantemente il microcosmo al macrocosmo.

La realtà che ci appare sarebbe il risultato del collasso di funzioni d'onda che avviene entro tempi tipici dell'elaborazione neurale.

Date queste premesse scientifiche, la soggettività dell'Universo è un concetto possibile da comprendere ma difficile da accettare per le sue implicazioni: ciò che osserviamo è il risultato di ciò che siamo. Se sono io a influenzare ciò che osservo, allora fino a che punto modificando la mia interiorità posso cambiare anche il mondo che osservo?