“Vado dallo psicologo, ma... non ci credo"

La sfiducia verso il percorso psicologico può essere un ostacolo al buon esito della consulenza?

Pubblicato il 21 giugno, 2018  / Psicologia e dintorni
andare dallo psicologo

Non sono così rare le persone che vanno dallo psicologo o che valutano la possibilità di andarci, anche se credono che non le possa aiutare a risolvere i loro problemi o a migliorare determinati aspetti della propria vita.

“Ci vado per fare un tentativo, ma non serve a niente”, “Ci vado, ma non può aiutarmi, ho problemi troppo gravi”, “Ci vado, ma non sarà utile, ho avuto già altre esperienze negative”, sono soltanto alcuni dei pensieri tipici di quelle persone che vanno dallo psicologo pur credendo che sarà inutile.

Viene allora da chiedersi se questo atteggiamento di scarsa fiducia e di negatività possa essere d’ostacolo alla buona riuscita del percorso terapeutico.

Andare dallo psicologo credendo che non sarà d’aiuto può compromettere l’efficacia della terapia?

Non necessariamente; tutto dipende da come questa scarsa fiducia si manifesta.

La “semplice” convinzione oppure il dubbio che non servirà a niente di per sé non rappresenta un problema. Anzi, può essere una credenza perfettamente normale e funzionale. Perché mai bisognerebbe dare fiducia a qualcosa o a qualcuno prima che questi abbia dimostrato di meritarla?

E qual è il modo migliore per capire se un professionista merita la nostra fiducia? Analizzare i risultati che produce attraverso il suo lavoro.

Se ad esempio una persona va dallo psicologo perché ha una fobia e lo psicologo dopo qualche colloquio ed alcune indicazioni riesce a far attenuare notevolmente questa fobia, possiamo dire che ha dimostrato di meritare fiducia e la persona potrà seguirlo fino al completo superamento del problema con maggiore tranquillità.

Una scarsa fiducia, oltre ad essere perfettamente comprensibile soprattutto all’inizio, consente alla persona di mantenere un atteggiamento critico, nel senso positivo del termine, nei confronti del percorso che sta facendo. Ciò è d’aiuto per valutare costantemente gli effetti della terapia e per capire se effettivamente si stanno manifestando dei miglioramenti oppure no.

Quando le proprie perplessità in merito alla terapia vengono condivise anche con il professionista e non si tengono solo per sé, poi, si possono fornire allo psicologo stesso delle indicazioni molto utili per capire se è il caso di agire diversamente o se in quel momento lui non è in grado di aiutare quella persona.

La scarsa fiducia nei confronti dello psicologo diventa problematica per il buon esito della consulenza soltanto quando porta la persona ad agire coerentemente con la propria certezza o con il proprio dubbio.

Una persona che crede che andare dallo psicologo è inutile e che, in virtù di quest’idea, non affronta la terapia seriamente ad esempio non presentandosi ad alcuni appuntamenti oppure rimandandoli sempre oppure non segue neanche l’indicazione più semplice che le viene data oppure durante i colloqui non ascolta e non è disponibile al colloquio ed al confronto, molto difficilmente riuscirà ad ottenere dei benefici.

In questo caso, però, è lei che ha costruito questa realtà decidendo di non dare e di non darsi la possibilità di provare a verificare delle possibilità alternative. Non potrà neanche dire di averci provato.