Aspetti distintivi della Terapia Cognitiva di A.T. Beck

Efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale

Pubblicato il 19 settembre, 2017  / Psicologia e dintorni
Aspetti distintivi della Terapia Cognitiva di A.T. Beck

Può una psicoterapia nascente sfidare i giganti del settore – la psicoanalisi e la terapia comportamentale?

Guardando indietro adesso, più di trent'anni dopo, la risposta sembra essere un clamoroso "si". A.T. Beck, padre fondatore della terapia cognitivo comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT) ha fornito un eccezionale contributo nel mondo della psicoterapia che non proviene solo dal suo lavoro, ma anche da un ampio gruppo di scrittori e ricercatori da egli stesso nutriti e incoraggiati.

Ad oggi, la psicoterapia cognitivo-comportamentale vanta un solido modello scientifico del quale è stata dimostrata un'efficacia pari o addirittura maggiore rispetto agli psicofarmaci. La conferma arriva dalle linee guida dell'APA, American Psychiatric Association, stilate sulla base di rigorose revisioni della letteratura scientifica. Gli studi riportati dalle linee guida APA a supporto dell'efficacia della terapia cognitiva sono molti; ciò rappresenta una svolta nell'approccio ad alcuni disturbi psichiatrici e ridimensionano la tendenza a un esagerato ricorso agli psicofarmaci che in questi ultimi anni sono stati a volte considerati alla stregua di una panacea.

La CBT postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti evidenziando come i problemi emotivi siano in gran parte il prodotto di credenze disfunzionali che si mantengono nel tempo a causa dei meccanismi di mantenimento. La teoria di fondo sottolinea l'importanza delle distorsioni cognitive e della rappresentazione soggettiva della realtà nell'origine e nel mantenimento dei disturbi emotivi e comportamentali. Ciò implica che non sono le situazioni a creare ciò che la persona sente a livello emotivo, ma il modo in cui le interpreta.

Il terapeuta cognitivo è attivo e mostra più iniziativa di quanto non faccia il collega della psicoterapia tradizionale. Egli dosa il suo grado di attività in base alle necessità che emergono in seduta; la scelta del grado di attività e della struttura da dare alla terapia richiedono una sensibilità particolare verso i bisogni e le reazioni del cliente. Nessun altro aspetto della terapia cognitiva comporta un così grande rischio o richiede maggiori abilità (Beck e al., 1979b, pp.65-66).

Il concetto di struttura può essere esteso, in questo senso, anche alla forma caratteristica che prende l'intervento terapeutico nel corso del tempo; per esempio, la CBT di solito punta inizialmente al sollievo dai sintomi e successivamente procede alla prevenzione di vulnerabilità sottostanti (Beck e al., 1979b; Wells, 1997). La spiegazione a tale struttura è data dal fatto che i pazienti si trovano spesso in un periodo della loro vita caotico e sono, inoltre, emotivamente attivi durante la seduta; la struttura di una terapia fornisce confini utili in cui confusione ed eccitazione possono essere contenuti. I terapeuti a volte dimenticano che la terapia è un'esperienza poco familiare per le persone; nel momento in cui essi familiarizzano con la struttura, è più facile per loro apprendere il ruolo che devono avere in terapia.

Alford e Beck (1997) sostengono che la struttura migliora il trasferimento dell'apprendimento da un contesto terapeutico alla contesto di vita reale.

La struttura, dunque, è necessaria ai fini della collaborazione. I pazienti devono imparare come si raggiunge il miglioramento in modo da vedere se stessi come partner collaborativi del lavoro terapeutico. Per fare questo, i terapeuti devono possedere essi stessi una motivazione logica alle specifiche tecniche del trattamento; in caso contrario non c'è alcun modello su cui basare il processo collaborativo. L'American Board of Professional Psychology ha dichiarato che per ottenere il diploma ABDP un terapeuta deve dare o formulare indicazioni in modo utile, coerente ed essere sostenuto da una logica razionale.

In pratica, i terapeuti devono trovare un equilibrio tra l'essere direttivi ed imporre la struttura da un lato, e permettere al paziente di fare delle scelte e prendersi delle responsabilità dall'altro lato. Questo compromesso include il decidere quando parlare e quando ascoltare; quando confrontarsi e quando fare marcia indietro; quando fornire suggerimenti e quando aspettare che il paziente faccia proprie proposte (Young e Beck, 1980, p. 8).

Bibliografia

  • Beck's Cognitive Therapy, Frank Wills, 2009, TJ International Ltd, Padstow, Cronwall
  • Beck, A. T., Shaw, B.E., Rush, A.J. & Emery, G.(1979b) Cognitive therapy of depression. New York: Guilford Press.
  • Young, J.E. & Beck, A.T. (1980) The cognitive therapy scale. Philadelphia, PA: Center for Cognitive Therapy.