La psicomotricità

Apprendere attraverso il corpo

Pubblicato il 4 aprile, 2016  / Psicologia e dintorni
La psicomotricità

La psicomotricità è una disciplina relativamente recente, le cui applicazioni oggi sono ampiamente diffuse in quanto –nei contesti e nei tempi adeguati- si sono rivelate come una fonte preziosa per lo sviluppo armonico del bambino, considerato nella sua globalità mente-corpo.

l bambino si manifesta nel proprio personale agire nel mondo: realizza se stesso attraverso l’uso dello spazio e degli oggetti, nelle relazioni, nella capacità di rappresentarsi attraverso il movimento, il linguaggio e il gioco. Secondo Vayer la psicomotricità è “essenzialmente un’azione psicopedagogica che utilizza i mezzi dell’educazione fisica allo scopo di migliorare il comportamento del bambino e sviluppare, nell’età scolare, le capacità psicomotorie.

Grazie al movimento del corpo il bambino riconosce gli elementi principali del mondo e degli oggetti, come lo spazio, il tempo, il colore, il numero, …” (1978). Inoltre, sviluppa la memoria e l’attenzione, che costituiscono le basi degli apprendimenti scolastici, oltre che del linguaggio. Infatti l’educazione motoria ha un’importanza assai maggiore di quanto comunemente si creda: “Tale importanza deriva dagli stretti rapporti che esistono, o possono essere stabiliti e rafforzati, fra attività motoria e attività mentale, fra sviluppo psicomotorio e lo sviluppo di altri aspetti della personalità” (Petter, 1988).

Già Maria Montessori e Jean Piaget riconoscevano che gli apprendimenti cono strettamente collegati all’interiorizzazione delle attività svolte a livello motorio, (movimenti, manipolazione, ecc.). Il bambino classifica, cataloga e impara a distinguere le serie attraverso la manipolazione degli oggetti, si può facilmente rilevare osservando l’attività spontanea dei piccoli con le costruzioni di forme e colori differenti, o con qualunque insieme di oggetti si presti ad un’attività di catalogazione per caratteristiche affini.

Sarà compito dell’insegnante stimolare il continuo scambio tra le attività motorie, le attività mentali (rappresentazione per immagini, stati d’animo, rappresentazioni grafiche, ecc.) e sensoriali (udito, vista, ecc) e favorire in questo modo l’acquisizione di un “isomorfismo di rappresentazione”. Ad esempio, negli asili nido montessoriani ci sono spazi adibiti alla simulazione dell’atto di lavare i piatti con un gesto rotatorio da destra a sinistra, al fine di permettere l’interiorizzazione del gesto preparatorio alla scrittura. infatti scrivere, dal punto di vista motorio, significa riuscire a padroneggiare il gesto grafico, gesto complesso e fine: la motricità necessaria richiede l’organizzazione degli atti motori nello spazio e nel tempo nonché un agile svolgimento dei movimenti.

Ecco perché l’esempio citato illustra un’attività perfettamente in linea con gli obiettivi della psicomotricità in rapporto agli apprendimenti specifici: predisporre un ambiente sereno e creativo per favorire l’emergere di capacità che siano trasversali rispetto agli ambiti di sviluppo del bambino. Allo stesso modo gli incastri di forme, presenti in ogni nido o scuola dell’infanzia, costituiscono un gioco che permette l’organizzazione delle relazioni logiche per l’avvio alla matematica, in quanto sviluppano la capacità di seriare, comparare, unificare, classificare, confrontare.

Fonti:

  • Fomenti, L. 2009. Psicomotricità a scuola. C. S. Erickson
  • Petter, G. 1988. Psicologia e scuola primaria, Giunti
  • Vayer, P. 1978. Educazione psicomotoria nell’età prescolastica, Armando Edizioni