Viviamo spesso immersi in un ritmo che ci porta ad attraversare le giornate senza abitarle davvero. Rispondiamo, organizziamo, produciamo, ci adattiamo. Molte cose accadono, ma non sempre riusciamo a sentirle, a osservarle, a comprenderle fino in fondo.
In questo senso, fermarsi può diventare un gesto importante. Non significa sottrarsi alla vita, ma tornare a incontrarla. Fermarsi permette di ascoltare ciò che accade dentro di noi, di osservare ciò che ci circonda, di accorgerci di dettagli che spesso restano invisibili perché siamo troppo presi dal fare.
Lo sguardo poetico nasce proprio da qui: dalla possibilità di guardare la realtà con maggiore attenzione, presenza e profondità. Non è uno sguardo riservato ai poeti, né riguarda soltanto la scrittura o l’arte. È una disposizione interiore, un modo di stare nel mondo.
Avere uno sguardo poetico significa imparare a vedere oltre l’abitudine. Una finestra, una luce, un gesto, una parola, un silenzio possono diventare occasioni per ritornare a sé. Anche ciò che sembra ordinario può rivelare qualcosa, se gli concediamo tempo e ascolto.
Questo tipo di sguardo non idealizza la vita. Non nega la fatica, il dolore, la confusione o i momenti difficili. Al contrario, permette di avvicinarsi alla realtà con più delicatezza. Ci aiuta a non ridurre ciò che viviamo a un problema da risolvere immediatamente, ma a riconoscere che ogni esperienza può contenere un significato, una domanda, una possibilità di trasformazione.
La psicologia e la poesia, da questo punto di vista, possono incontrarsi. Entrambe ci invitano ad ascoltare ciò che spesso rimane nascosto. Entrambe danno valore alle parole, alle immagini interiori, ai passaggi della vita emotiva. Entrambe ci aiutano a dare forma a ciò che sentiamo.
Scrivere, osservare, leggere, ascoltare, immaginare, guardarsi: sono pratiche semplici, ma profonde. Non richiedono prestazione. Richiedono presenza. La scrittura, in particolare, può diventare uno spazio di chiarificazione: non per produrre qualcosa di bello, ma per comprendere meglio ciò che ci attraversa.
Lo sguardo poetico è dunque un esercizio quotidiano. Si coltiva lentamente, nei piccoli gesti, nelle pause, nella capacità di restare in contatto con ciò che accade. È un modo per ritrovare meraviglia, non come evasione dalla realtà, ma come possibilità di vederla più profondamente.
A volte non è la realtà che cambia.
È il nostro modo di guardarla.
Da questa riflessione nasce anche il mio lavoro su Lo sguardo poetico, libro e quaderno di esercizi pensati come strumenti per accompagnare un percorso di scrittura, osservazione e presenza.
Bibliografia:
- Eleonora Capitani, Lo sguardo poetico. L’arte di guardare la vita con occhi nuovi, 2026.
- Eleonora Capitani, Lo sguardo poetico. Quaderno di esercizi per guardare la vita con occhi nuovi, PDF, 2026.
- Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni, Adelphi.
- Emily Dickinson, Poesie, Mondadori.
- Hermann Hesse, L’arte dell’ozio, Mondadori.
- Jon Kabat-Zinn, Vivere momento per momento, TEA.
- Giacomo Leopardi, Canti, Einaudi.
- Eugenio Montale, Ossi di seppia, Mondadori.
- Haruki Murakami, L’arte di correre, Einaudi.
- Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine, Feltrinelli.
- Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, Einaudi.
- Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Einaudi.
- Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta, Adelphi.
- Wisława Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi.
- Arsenij Tarkovskij, Stelle tardive, Passigli.
- Thich Nhat Hanh, Il miracolo della presenza mentale, Ubaldini.
- Walt Whitman, Foglie d’erba, Einaudi.