La Vita in prestito

Pubblicato il 21 novembre, 2013  / Crescita Personale
La Vita in prestito

Come cambierebbe la nostra vita se fossimo pienamente consapevoli che i nostri giorni sono un patrimonio che ci è stato affidato perché lo custodissimo temporaneamente?

Può darsi che qualcuno di noi abbia superato questa paura, ma la maggior parte di noi ha paura di morire. Tutti sperimentiamo il desiderio di respingere la morte, di fingere che la vita continui per sempre. Eppure ogni giorno sulla terra, centinaia di migliaia di persone muoiono. C’è chi muore di fame e chi di sovralimentazione. C’è chi muore di sete e chi muore annegato. Alcuni muoiono quando sono ancora bambini, altri di vecchiaia. Certi muoiono nel caos, soffrendo le conseguenze della vita, altri si abbandonano alla morte con la mente libera e il cuore in pace.

Spesso, facciamo una distinzione tra coloro che hanno una minima idea del limite che è stato fissato per la loro vita e tutti noi che non sappiamo quanto tempo ci rimane. Questa forma mentale ci consente di non pensare alla morte e pensando ai “morenti” possiamo immaginare che non ci riguardi.

Ma ogni giorno che passa ci avvicina inesorabilmente alla nostra morte.
 

“Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c'è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive."  (Lettera sulla felicità, Epicuro)
 

Un giorno, una giovane donna che aveva perso il suo bambino andò dal Buddha sperando che potesse fare un miracolo e restituirgli il figlio morto. Buddha le sorrise e con dolcezza le disse: -Vai in città e portami qualche granello di senape da una casa in cui non è mai morto nessuno.

La donna partì  per la ricerca ma ovunque andasse trovava la stessa risposta: -Possiamo darti tutti i granelli di senape che desideri, ma la condizione che poni è impossibile da soddisfare. Molte persone hanno esalato l’ultimo respiro tra queste mura.
Ma la donna non si arrese e per tutto il giorno andò ostinatamente di porta in porta sperando di trovare una casa dove la morte non avesse mai bussato. Quando la notte calò si rese conto che la sua ricerca era impossibile, che la morte faceva parte del ciclo della vita e che era inutile negare questo fatto.

Così tornò dal Buddha che subito le chiese se avesse trovato i granelli di senape ma la donna si prostrò davanti a lui e disse: -Non ti chiederò più di restituirmi il mio bambino, perché morirebbe comunque un giorno o l’altro. Insegnami piuttosto ciò che non muore mai…

Il Buddha rispose: "Non c’è modo, per coloro che sono nati, di evitare la morte”.

E la madre, consentendo ora al suo dolore di essere così come deve essere, seppellisce il proprio figlio nella foresta.

Forse più che temere la morte e negare la vecchiaia, tipico della nostra cultura, potremo concentrarci e farci una domanda: Cosa hai in mente di fare della tua unica, straordinaria, preziosa e non eterna vita? Sono tante le persone che non hanno mai compreso lo scopo della loro vita e sono morte senza aver realmente vissuto. Chiarire quali sono i nostri valori, pianificare gli obiettivi e fare cose che espandono ed arricchiscono la vita, è il segreto per renderla piena e significativa. Il tutto accompagnato dalle emozioni e dalla sofferenza , che diventa la connessione con chi noi siamo, con la nostra passione, il nostro impegno, il nostro coraggio e la nostra vulnerabilità.


“Quando siete nati, piangevate e il mondo gioiva. Possiate vivere in modo tale che, quando morirete, il mondo piangerà e voi gioirete”. (J. Robbins)