Cosa penso di me? Fenomenologia dell’autostima

Pubblicato il 6 ottobre, 2014  / Crescita Personale
Cosa penso di me? Fenomenologia dell’autostima

Valutare e percepire noi stessi in termini realistici è alla base di quella che viene definita autostima. Una idonea stima di sé significa essere coscienti del proprio valore ma anche dei propri limiti,  apprezzare gli aspetti positivi della nostra personalità, e curare o modificare gli aspetti meno pregevoli.

La considerazione che ognuno ha di se stesso poggia sulle esperienze della propria vita, sia in senso cognitivo che affettivo, su elementi sociali che hanno influenzato la costruzione del sé, l’essere stati oggetto di approvazione e riconoscimento piuttosto che di rifiuto o di esclusione. Tutti questi aspetti si intrecciano in una trama complessa di auto percezioni che fanno del nostro Io il soggetto capace e rispettato, degno di stima e di apprezzamento o, al contrario, oggetto di critiche e di giudizi negativi, di scarso interesse presso gli altri e non meritevole di essere amato. L’insieme di tutto questo si convoglia in una immagine di sé che risulta adeguata e rispondente alle nostre aspettative, o fallimentare e lontana dall’ideale dell’Io cui facciamo riferimento. Il rapporto tra questo ideale e ciò che realmente siamo è pertanto alla base di una corretta visione della propria identità, ed essendo assolutamente soggettiva è anche passibile di cambiamenti e di re-visioni.

L'autostima ha anche un aspetto culturale, poiché in ogni individuo il modello di riferimento è il prodotto di ciò che quella società richiede  e verso il quale ci si può sentire adattati o, al contrario, inadeguati.  Quando la discrepanza tra il modello interiorizzato e la visione di sé è grande e inaccettabile per il soggetto in questione la stima di sé ne risulta intaccata, con grave senso di mortificazione e frustrazione personale.

Cosa penso di me? Fenomenologia dell’autostimaWilliam James (1890/1983)  definisce l'autostima come rapporto tra sé percepito e sé ideale: quando questo rapporto non è equilibrato l'autostima cade e si determina uno stato di insoddisfazione e di disagio generale che porta alla autosvalutazione, alla sfiducia in se stessi, alla insicurezza. Ne risulta che una corretta autostima è alla base del benessere psicologico di ogni individuo, e che ha a che fare con l’adeguata conoscenza delle proprie risorse personali in modo che le stesse non siano né ingigantite o esaltate, ma nemmeno sminuite o minimizzate.

L’autostima infatti si correla al narcisismo patologico in alcuni casi, al complesso di inferiorità in altri. Se nel primo l’individuo manifesta verso se stesso sentimenti di grandiosità poco o nulla aderenti alla realtà e fondamentalmente acritici, nel secondo caso nutre nei riguardi di se stesso una profonda disistima  congiunta a severità di giudizio e ipercriticismo che non gli consente di mettere in atto comportamenti finalizzati al raggiungimento dei propri obiettivi, spesso rifiutandosi o evitando la competizione per non incorrere nell’insuccesso e nella frustrazione. Quanto il prima esalta le proprie capacità senza vederne i confini, il secondo si autoisola nella convinzione di non essere all’altezza. Entrambi gli atteggiamenti segnalano una scarsa consapevolezza e l’inappropriata visione della realtà individuale e del contesto in cui si muove.

C’è da aggiungere che spesso l’uno deriva dall’altro, nel senso che il sentimento di grandiosità non e’ altro che la compensazione di un profondo sentimento di inferiorità non riconosciuto ed inaccettabile per il proprio equilibrio.

Per concludere, ho cercato di sottolineare come l’adeguato senso di sé e della propria identità, insieme alla consapevolezza dei propri pregi e dei propri limiti,  sia indispensabile  per  un sano rapporto con gli altri in ogni sfera della vita, e che l’autostima é un fenomeno psicologico complesso, denso di implicazioni.