articoli di psicologia del Dott. Fabio Ciuffini

risposte dello specialista Fabio Ciuffini

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Ansia e stress psicologico

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Salve Ilaria, focalizzerei l’attenzione su un fattore che credo possa essere di particolare rilievo, ovvero la sua scelta. Nonostante la possibilità di accedere ad una Facoltà che le interessava, Lei ha voluto e saputo prendere una strada diversa, ponderando evidentemente i pro ed i contro della via abbandonata a favore di quella intrapresa ("soprattutto" per gli sbocchi professionali e quindi anche per altri motivi favorevoli suppongo..). Chiaramente ciascuna scelta comporta una perdita, ma tuttavia ciò rappresenta un fattore importante di autonomia e responsabilità che l’ha comunque condotta a raggiungere quello che comunemente viene definito il “giro di boa”. Ritengo che sia possibile per Lei concentrare l’attenzione su questo aspetto, ovvero sulla positività degli obiettivi già raggiunti e degli esami superati che possono darle la giusta misura della sua capacità di affrontare con consapevolezza la seconda fase del suo percorso universitario, senza dubbio difficile ed impegnativo. L’ansia che accompagna questi momenti, soprattutto prima di un esame, può essere se ben controllata il giusto motore per proseguire nel suo progetto universitario in quanto un’attivazione psicofisica equilibrata può favorire il raggiungimento di rendimenti importanti. Purché venga gestita in modo costruttivo e purché i suoi ritmi ed aspettative siano proporzionali alla sue risorse personali. Credo che Lei possa intervenire proprio su questo, ad esempio con esercizi di rilassamento e di controllo della respirazione da utilizzare anche in prossimità degli esami. Focalizzarsi sul presente e sulle strategie utili per affrontare passo dopo passo il suo iter universitario potrebbe aiutarla molto. Cordialmente...

Lo stress può causare disturbi fisici?

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Salve Serena, leggendo quel che scrivi mi viene in mente quella che forse avrai sentito nominare da qualche parte, la “profezia che si autoavvera”, ovvero il fatto che le nostre supposizioni circa eventi futuri condizionano il modo con cui affrontiamo le nostre giornate. Succede un po’ anche ai bambini talvolta di subirne le conseguenze. Una mamma che dice al figlio “perché sei così triste?” solo perché denota la presenza di un’espressione non apparentemente gioiosa, induce il bambino a ritenere di esserlo e magari a comportarsi in modo tale da confermare l’ipotesi della mamma. Come? cercando qualche motivo valido per essere triste, anche se in realtà è solo stanco dopo una giornata faticosa a scuola. Il sentirti dire ogni giorno che sei debole e fragile, ti pone a ritenere come tu stessa scrivi di “non essere all'altezza delle aspettative dei tuoi genitori”. E cosa fai? Ti chiudi in te stessa, scrivendo che “non parlo più delle mie ansie, delle mie paure a nessuno” . Probabilmente aumentando così la convinzione dei tuoi genitori che tu sia fragile, anche se non ritieni certo di esserlo, un po’ come il bambino di cui parlavo sopra. Uscire da questo possibile vortice, effettivamente un po’ subdolo, ti aiuterà ad affrontare le tue difficoltà somatiche in modo diretto e, certamente, chi mi ha proceduto nel risponderti ti ha dato indicazioni utili in tal senso. Se ti senti forte (e non fragile come gli altri ti giudicano) potresti provare ad agire di conseguenza, affrontando i tuoi disturbi con la convinzione di chi sa di poterli superare....

Stress sportivo di mio figlio

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Salve Mirko, Quando un ragazzo mostra così tanta passione per uno sport, è evidente che esso diventa “parte della sua identità”. La competizione è infatti un modo per misurare il proprio valore ed acquisisce un peso notevolissimo nello sviluppo di autostima ed auto-efficacia. La tensione competitiva è un processo utile e naturale, se si presenta tuttavia in misura adeguata a fornire il giusto livello di carica agonistica (quella che fa ottenere prestazioni positive). Nell'ambito della psicologia dello sport, è importante comprendere innanzitutto l'aspetto motivazionale, per poi intervenire sulla gestione delle emozioni presenti nel ragazzo in fase di prestazione. La differenza esistente tra il rendimento in gara ed in allenamento dipende spesso proprio dallo stato emotivo che accompagna il giovane atleta durante la competizione e che può certamente essere riconosciuto e gestito con adeguate tecniche (ad esempio tramite rilassamento distensivo, l'analisi del dialogo interno utilizzato e del profilo emotivo dell'atleta) Riterrei dannoso sospendere la partecipazione all'attività agonistica, cercando di orientare il ragazzo verso soluzioni in grado di supportarlo per affrontarla al meglio, traendone grande beneficio dal punto di vista della fiducia in se stesso. Anche la capacità di elaborare la sconfitta (contrariamente alla possibilità di evitarla) diventa strumento importante di crescita sia dal punto di vista sportivo che personale. Cordiali saluti Dott. Fabio Ciuffini Psicologo dello Sport...