articoli di psicologia del Dott. Roberto Broganelli

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Incapacità di adattarmi alle nuove situazioni

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Caro Riccardo, grazie per aver scritto. Quello che descrive, anche se in poche righe, parla di un disagio reale: la sensazione di fare fatica ad adattarsi ai cambiamenti, di non ritrovarsi più in quella flessibilità che forse sentiva di avere in passato, e un senso generale di non stare bene. È già qualcosa di importante averlo riconosciuto e messo in parole. C’è però una convinzione nella sua domanda su cui vale la pena fermarsi: l’idea che “a una certa età il carattere diventi immutabile”. È una credenza molto diffusa, ma non corrisponde a quello che sappiamo su come funziona la mente umana. Le persone cambiano e soprattutto, cambiano il modo in cui si relazionano con sé stesse e con il mondo a qualsiasi età, quando trovano gli strumenti giusti e la motivazione per farlo. Il problema, quindi, non è che lei non possa cambiare: è che in questo momento qualcosa la blocca, e vale la pena capire cosa. La difficoltà ad adattarsi ai contesti nuovi, spesso, non è un difetto del carattere: è un segnale. Può essere il segnale che c’è qualcosa di irrisolto che pesa, che le risorse abituali con cui affrontava le novità sono momentaneamente sovraccariche, o che si è perso di vista un senso di direzione personale. In tutti questi casi, il punto di partenza non è “come torno ad essere come prima”, ma “cosa sta succedendo adesso, e cosa voglio costruire a partire da qui?”. La flessibilità, in fondo, non è una caratteristica fissa che si ha o non si ha, è una capacità che si allena, si perde e si ritrova. Una cosa che può fare da subito è iniziare a osservare in quali contesti specifici la difficoltà si fa sentire di più, e in quali invece riesce ancora a muoversi con più scioltezza. Spesso scopriamo che il blocco non è totale come sembra e quella scoperta è già un primo passo per uscire dalla sensazione di essere fermi. Se però il disagio che descrive è persistente e sta condizionando la sua quotidianità in modo significativo, un percorso psicologico può offrirle uno spazio concreto per capire cosa c’è sotto e per ritrovare quella capacità di movimento che sente di aver perso. A 35 anni, c’è tutto il tempo, e tutte le risorse, per farlo. Dott. Roberto Broganelli...

Anestesia emotiva

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Cara Emma, grazie per aver condiviso questo momento. Quello che descrive è una sensazione che può disorientare profondamente, soprattutto per chi, come lei, ha sempre avuto un rapporto intenso e vivo con le proprie emozioni. Ritrovarsi a guardare situazioni che “dovrebbero” muovere qualcosa e non sentire nulla, e poi sentirsi strana proprio per questo, è una forma di disagio sottile ma reale, che merita attenzione. Quello che descrive ha un nome: in psicologia si parla spesso di ottundimento emotivo o anestesia affettiva, una condizione in cui le emozioni sembrano appiattirsi o scomparire, quasi che la mente abbia abbassato il volume per proteggersi. E qui c’è già una prima ristrutturazione importante da fare: non si tratta di qualcosa che non va in lei, né di un cambiamento permanente del suo modo di essere. Molto spesso è la risposta di un sistema, quello emotivo e nervoso, che è stato a lungo sotto pressione e ha trovato il suo modo di tirare il freno. Il lavoro a turni che cita non è affatto una spiegazione banale o da scartare: la desincronizzazione dei ritmi sonno-veglia, l’accumulo cronico di stanchezza e lo stress prolungato sono tra le cause più comuni di questo tipo di appiattimento emotivo. Il corpo e la mente hanno bisogno di ritmi, di spazi di recupero, di momenti in cui non essere “in funzione” e quando questi mancano a lungo, qualcosa si spegne, anche senza che ci sia stato un evento traumatico preciso. Una cosa concreta che può iniziare a fare è prestare attenzione alla qualità del suo riposo e agli spazi di “non fare” nella sua giornata: non come soluzione definitiva, ma come primo gesto di cura verso sé stessa. Allo stesso tempo, vale la pena chiedersi se ci sono altre fonti di stress o di insoddisfazione nella sua vita, a volte l’anestesia emotiva è il modo in cui la mente segnala che qualcosa, anche al di là del lavoro, chiede di essere ascoltato. Se questa sensazione persiste nel tempo o si intensifica, un confronto con uno psicologo può aiutarla a capire cosa c’è sotto e a ritrovare quel contatto con sé stessa che sente di aver perso e che, ne sono convinto, è ancora lì. Dott. Roberto Broganelli...