Emma  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il

Firenze

Anestesia emotiva

Buongiorno, mi capita spesso di non provare emozioni. Rendermene conto e sentirmi strana: in tante situazioni (molto brutte o molto belle) sono consapevole di dover provare determinate emozioni di forte gioia o forte tristezza, ma non le provo, sento che non provo proprio niente. Il che mi fa molto strano perché sono sempre stata una ragazza molto emotiva ed ho sempre sentito a fondo ogni emozione. Non ho recentemente trascorso eventi particolarmente traumatici. Non so a cosa ricondurre questa cosa, se non allo stress che può aver causato il lavoro a turni? Vi prego di darmi consigli

  4 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Roberto Broganelli Inserita il 14/03/2026 - 17:55

Padova
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Cara Emma,
grazie per aver condiviso questo momento. Quello che descrive è una sensazione che può disorientare profondamente, soprattutto per chi, come lei, ha sempre avuto un rapporto intenso e vivo con le proprie emozioni. Ritrovarsi a guardare situazioni che “dovrebbero” muovere qualcosa e non sentire nulla, e poi sentirsi strana proprio per questo, è una forma di disagio sottile ma reale, che merita attenzione.
Quello che descrive ha un nome: in psicologia si parla spesso di ottundimento emotivo o anestesia affettiva, una condizione in cui le emozioni sembrano appiattirsi o scomparire, quasi che la mente abbia abbassato il volume per proteggersi. E qui c’è già una prima ristrutturazione importante da fare: non si tratta di qualcosa che non va in lei, né di un cambiamento permanente del suo modo di essere. Molto spesso è la risposta di un sistema, quello emotivo e nervoso, che è stato a lungo sotto pressione e ha trovato il suo modo di tirare il freno.
Il lavoro a turni che cita non è affatto una spiegazione banale o da scartare: la desincronizzazione dei ritmi sonno-veglia, l’accumulo cronico di stanchezza e lo stress prolungato sono tra le cause più comuni di questo tipo di appiattimento emotivo. Il corpo e la mente hanno bisogno di ritmi, di spazi di recupero, di momenti in cui non essere “in funzione” e quando questi mancano a lungo, qualcosa si spegne, anche senza che ci sia stato un evento traumatico preciso.
Una cosa concreta che può iniziare a fare è prestare attenzione alla qualità del suo riposo e agli spazi di “non fare” nella sua giornata: non come soluzione definitiva, ma come primo gesto di cura verso sé stessa. Allo stesso tempo, vale la pena chiedersi se ci sono altre fonti di stress o di insoddisfazione nella sua vita, a volte l’anestesia emotiva è il modo in cui la mente segnala che qualcosa, anche al di là del lavoro, chiede di essere ascoltato. Se questa sensazione persiste nel tempo o si intensifica, un confronto con uno psicologo può aiutarla a capire cosa c’è sotto e a ritrovare quel contatto con sé stessa che sente di aver perso e che, ne sono convinto, è ancora lì.
Dott. Roberto Broganelli

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 12/03/2026 - 15:40

Roma - Tiburtina
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Gentile Emma,
mi dispiace molto per la condizione che ha descritto, poichè "non provare emozioni" come ha narrato lei, può essere molto frustrante e anche fonte di confusione poichè non ci si sente in sintonia con ciò che accade attorno a noi e a ciò che manifestano gli altri.
Quindi presumo che ciò si associ anche ad una condzione di estraniazione molto sgradevole da percepire.

Detto ciò, sicuramente il discorso dei turni di lavoro a cui ha accennato può incidere, ma è importante capire come sta Emma più in generale. Come mai secondo lei da "ragazza molto emotiva" quale era in passato, oggi non si sente in contatto con le emozioni?

Ha chiesto dei consigli e comprendo la necessità di averne, ma per poterle dare indicazioni giuste e utili per lei è necessario conoscere meglio Emma.
Quindi il consiglio gnerale che mi sento di darle è provare ad approfondire dentro di sè come si sente, inziare a scrivere di getto cosa prova o non prova quotidianamente.
Magari tenere un diario su cui annotare come sta e poi rileggerlo per valutare a distanza di giorni come si sente.
Chiedere anche ad altri che le siano vicini un'opinione su di lei, condividere questi pensieri con qualcuno che le ispisiri fiducia.
Questo perchè iniziare a condividere con qualcuno il nostro disagio può essere un buon modo per renderlo più leggero, chiarirlo mentro si tenta di spiegarlo all'altro e ricevere magari dall'altro un feedback chiarificatore.
Spero, in ogni caso, che possa trovare la chiave di volta e risolvere la sua situazione.

Le auguro il meglio!

Dott.ssa Ursula Fortunato Inserita il 11/03/2026 - 21:17

Milano
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Buon pomeriggio Emma, grazie per la condivisione. È comprensibile che lei si senta strana o preoccupata nel notare un cambiamento così marcato nel modo in cui reagisce alle esperienze o eventi, soprattutto considerando come emerge dal suo racconto, che a differenza del passato in cui era molto emotiva, recentemente ha sperimentato in differenti esperienze la sensazione di “non provare nulla” in momenti che normalmente susciterebbero forti emozioni, questo può essere davvero destabilizzante.

Ci sono diverse possibili spiegazioni, per questo tipo di esperienza. Lo stress cronico, può essere una delle cause, quando esso può derivare ad esempio da un lavoro a turni, come lei suggerisce, ciò può influire sul nostro sistema emotivo, portando a una sorta di “appiattimento” delle emozioni. Anche stanchezza, cambiamenti nel ritmo sonno-veglia o periodi di sovraccarico emotivo possono contribuire a ridurre la sensibilità emotiva. Tuttavia, è importante escludere anche una componente neurobiologica o altre cause mediche o psicologiche e comprendere meglio cosa sta succedendo per poter intervenire in modo mirato. Ecco perché ciò che descrive merita attenzione e il contesto idoneo per essere esplorato.

Un primo passo utile può essere parlarne con un professionista a sua scelta, come uno psicologo clinico, che possa ascoltarla attentamente, aiutarla ad esplorare le possibili cause e a sviluppare strategie per ritrovare la connessione con le sue emozioni. Anche solo iniziare un colloquio di valutazione può dare sollievo, perché spesso sentirsi compresi è il primo passo verso un cambiamento. Nella speranza di esserle stata utile, le auguro il meglio, rimango a disposizione per un approfondimento.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 12/03/2026 - 12:36

Roma
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Gentile Emma, sentirsi emotivamente distaccati e lontani dalle situazioni è un meccanismo difensivo della mente per proteggersi e difendersi da emozioni e situazioni difficili da gestire e apparentemente immodificabili. Ci si sente in una posizione nella vita in cui si sta fermi, circondati da niente. Questo “distacco” può essere di intensità variabile: si può passare dall’indifferenza verso persone o situazioni che non ci interessano ad altre più complicate nelle quali l’emozione viene allontanata da sé e il corpo si “chiude” su se stesso e reagisce con freddezza verso l’esterno in una sorta di "congelamento" oppure semplicemente si percepisce solo apatia, distacco, mancanza di motivazioni. Come se la spinta vitale presente in ciascuno di noi si fosse nascosta da qualche parte. Lo stress per i turni di lavoro può essere un motivo scatenante del disagio, ma è molto probabile che alla base ci possa essere una situazione interiore di fatica, di difficoltà a condividere con gli altri sentimenti positivi o anche l’idea che non ne valga la pena. Cosa posso consigliarle.. Sarebbe opportuna fare un’attenta valutazione e una diagnosi per comprendere quando è iniziato questo stato emotivo e che cosa oggi le provoca disagio. Le consiglierei ancora di non trascurare e di non aspettare che passi da sé oppure di attribuire l’unica responsabilità allo stress lavorativo che potrebbe essere solo una causa apparente ma non sufficiente per farla sentire così assente e indifferente. Un caro saluto.