Cara Emma,
grazie per aver condiviso questo momento. Quello che descrive è una sensazione che può disorientare profondamente, soprattutto per chi, come lei, ha sempre avuto un rapporto intenso e vivo con le proprie emozioni. Ritrovarsi a guardare situazioni che “dovrebbero” muovere qualcosa e non sentire nulla, e poi sentirsi strana proprio per questo, è una forma di disagio sottile ma reale, che merita attenzione.
Quello che descrive ha un nome: in psicologia si parla spesso di ottundimento emotivo o anestesia affettiva, una condizione in cui le emozioni sembrano appiattirsi o scomparire, quasi che la mente abbia abbassato il volume per proteggersi. E qui c’è già una prima ristrutturazione importante da fare: non si tratta di qualcosa che non va in lei, né di un cambiamento permanente del suo modo di essere. Molto spesso è la risposta di un sistema, quello emotivo e nervoso, che è stato a lungo sotto pressione e ha trovato il suo modo di tirare il freno.
Il lavoro a turni che cita non è affatto una spiegazione banale o da scartare: la desincronizzazione dei ritmi sonno-veglia, l’accumulo cronico di stanchezza e lo stress prolungato sono tra le cause più comuni di questo tipo di appiattimento emotivo. Il corpo e la mente hanno bisogno di ritmi, di spazi di recupero, di momenti in cui non essere “in funzione” e quando questi mancano a lungo, qualcosa si spegne, anche senza che ci sia stato un evento traumatico preciso.
Una cosa concreta che può iniziare a fare è prestare attenzione alla qualità del suo riposo e agli spazi di “non fare” nella sua giornata: non come soluzione definitiva, ma come primo gesto di cura verso sé stessa. Allo stesso tempo, vale la pena chiedersi se ci sono altre fonti di stress o di insoddisfazione nella sua vita, a volte l’anestesia emotiva è il modo in cui la mente segnala che qualcosa, anche al di là del lavoro, chiede di essere ascoltato. Se questa sensazione persiste nel tempo o si intensifica, un confronto con uno psicologo può aiutarla a capire cosa c’è sotto e a ritrovare quel contatto con sé stessa che sente di aver perso e che, ne sono convinto, è ancora lì.
Dott. Roberto Broganelli