articoli di psicologia della Dott.ssa Costanza Sarti

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Rabbia repressa

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Buonasera Giovanni, premesso che dispongo di poche informazioni su di lei e sul suo contesto, accolgo la sua domanda in questo format, provando a fornirle alcuni spunti di riflessione, senza alcuno scopo prescrittivo. La rabbia per natura è un'emozione adattiva che regola il bisogno di proteggere i propri confini per sentirsi al sicuro e protetti. Quando la rabbia viene agita si parla di aggressività, mentre una degenerazione dell'aggressività sfocia in violenza; da quello che lei scrive lei sta riuscendo in questo momento, seppur molto faticoso della sua vita, a mantenere pensiero la rabbia che sente, senza agirla e anzi cercando di sublimarla in attività fisica, e questo dimostra un grado di maturità e consapevolezza emotiva su cui non so se si era soffermato. Tuttavia i suoi pensieri le stanno causando non poca sofferenza mentale e corporea ed è necessario che vengano portati ed esplorati in terapia. Le domande alle quali può provare a rispondersi sono da quale minaccia ( interna o esterna, reale o percepita) la sua rabbia la sta difendendo? E ancora dove, come, con chi e quando il suo corpo e la sua mente non sono in uno stato difensivo? Quali sono invece i contesti e le persone che la attivano in questo senso e quali potrebbero essere le strategie per regolarla e connetterla ad uno stato maggiore di benessere? La lascio con questi interrogativi che la invito nuovamente ad esplorare con la sua psicologa, e se ritiene necessario può prendere in considerazione anche l'idea di un ulteriore consulto medico per regolare la terapia farmacologica. Rimango a disposizione, Un caro saluto Dott.ssa Sarti Costanza...

Dipendenza videogiochi figlio 11 anni

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Buongiorno Anna, accolgo la vostra domanda provando a riflettere sulla frase di vostro figlio che avete scelto di non prendere alla lettera, chiedendomi se forse invece non meriti di essere indagata con cura. Queste comunicazioni, necessitano di domande, e le risposte che riceverete ( o non riceverete) sono uno dei modi più efficaci per comprendere come si senta vostro figlio e come o se prendere ulteriori provvedimenti ( consulto di coppia o terapeuta età evolutiva). Il mondo della tecnologia e i videogiochi vanno regolati e supervisionati, non possono più essere demonizzati, proibiti, tolti a tratti come punizione, sarebbe incoerente poiché ci siamo dentro anche noi adulti. Quello che possiamo fare , da adulti e genitori e come suggerito anche dal collega, è comprendere il senso che il gioco riveste per vostro figlio, come sta quando gioca, ne fa un uso relazionale del gioco oppure no? E come mai proprio da quache mese , è cambiato qualcosa nell'ambiente intorno o dentro di lui? Scuola, rete sociale, autostima corporea, cognitiva come stanno? L'adulto ha il compito normativo di fornire struttura al bambino che per età ancora è in costruzione, ma per farlo non può esimersi dall'entrare nel suo mondo, con delle domande dirette. Sperando di avervi fornito alcuni spunti di riflessione, resto a disposizione. Un caro saluto Dott.ssa Costanza Sarti...