risposte dello specialista Laura Lopopolo
Disorientamento e blocco universitario
Apri domandaBuongiorno Ilaria, Vorrei fare una riflessione con lei, seppur con il limite di una risposta scritta, perché c'è un aspetto che torna più volte nel suo scritto e che ritengo molto importante. Ciò che ho notato e su cui la invito a riflettere è il suo continuo paragonarsi agli altri utilizzando dei metri di misura esterni a sé. Questo atteggiamento tutto rivolto al fuori, al misurarsi prendendo come riferimento gli altri, la porta a valutare il suo rapporto con lo studio solo attraverso i risultati ottenuti, i voti conseguiti. Basare tutto sui risultati ottenuti, sulla riuscita esterna, sullo stare al passo con gli esami, non può che portarla fuori strada nella comprensione di se stessa. Per portare avanti la propria progettualità occorre basarsi sul proprio intimo convincimento, a prescindere dai risultati esterni, perché può capitare di incontrare delle difficoltà, degli ostacoli o un giudizio negativo da parte di qualcuno altro. Se ci si basa su un valore dato dall' esterno, sul risultato ottenuto, si entra inevitabilmente in una modalità dipendente in cui diventa necessario appoggiarsi a delle conferme esterne invece di trovare dentro di sé la forza per fare vivere ciò che si è compreso essere importante. Sì può rischiare così di portare avanti qualcosa, che magari non trova corrispondenza con la propria interiorità, perché si ricevono conferme e apprezzamenti, o viceversa, si può rischiare di lasciar cadere qualcosa che interiormente viene sentito importante perché si incontrano delle difficoltà e non arrivano subito i risultati sul piano esterno. Continuare a farsi sorreggere nelle proprie scelte dall' esterno pensando che sia meritevole di essere portato avanti quello che trova conferma nei risultati ottenuti significa continuare a muoversi in assenza di autonomia, di una guida dentro di sé. È importante che lei riesca a riappropriarsi di un riferimento dentro se stessa su cui fondare le proprie scelte, stabilendo un rapporto con la sua interiorità, che è la guida essenziale per potersi dirigere autonomamente nella propria progettualità. È aprendo un confronto sul piano profondo che potrà comprendere cosa significa la facoltà di medicina per lei, così come il richiamo verso le materie umanistiche. Spero di averle fornito degli spunti di riflessione e le auguro il meglio per se stessa ... Laura Lopopolo...
Relazione tossica e dipendenza affettiva
Apri domandaBuongiorno Flavia, Lei parla di un uomo geloso e possessivo. La gelosia e la possessività non sono espressioni di affetto, come si potrebbe essere portati a pensare, bensì di dipendenza. In un legame dipendente l'altro viene investito di ogni aspettativa, perché è l'altro che deve dare senso e scopo alla propria vita. Viene dunque messo al centro di tutto, come se fosse la propria ragione di vita, tenuto in palmo di mano e riempito di attenzioni. Queste possono sembrare espressioni d'affetto, ma in realtà, se le si guarda più profondamente, sono l'espressione di una persona disinvestita da se stessa, che fa ruotare tutta la sua vita sull'altro e che cerca fuori, attraverso l'altro, ciò che non ha costruito dentro di sé. Tutto all'inizio può essere ben camuffato dall' idealizzazione della relazione, ritenuta spesso da entrambi l'origine della propria felicità e del senso della propria esistenza, ma poi questi aspetti di dipendenza escono fuori. Questa modalità dipendente di vivere ha infatti degli inevitabili aspetti problematici perché la persona nutre delle pretese sull'altro, investito del compito di riempire i vuoti esistenziali lasciati da un mancato sviluppo del rapporto con se stessa. Questa richiesta dipendente sfocia così in pretese e in malumori anche se solo l'altro non è lì a propria disposizione. La pretesa è forte, se anche solo l'altro non dà le attenzioni necessarie la persona si sente subito offesa e in maniera infantile si allontana facendo l'offesa, la risentita e in quei momenti si raffredda. Sono tutti comportamenti che mirano a colpevolizzare l'altro, ritenuto reo di non dare abbastanza, perché in questa visione dipendente viene investito di ogni aspettativa, fino a ritenerlo una parte di sé, quella parte di sé che non si è portata a maturazione. La persona non accetta che l'altro, ormai ritenuto una estensione di sé, possa avere una sua individualità e vive situazioni angosciose e rabbiose quando l'individualità dell' altro può riprendere il suo spazio. L'impressione è che si sia creata tra di voi una "complicità" di tipo dipendente e che lei abbia bisogno di conoscersi più in profondità per comprendere cosa c'è di suo che l'ha tenuta legata a questo ragazzo. Spero di averle dato degli spunti di riflessione e le auguro il meglio......