Ilaria  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Firenze

Disorientamento e blocco universitario

Buongiorno Dottori, sono una ragazza di 21 anni e sono in crisi per quanto riguarda l'università. Ho frequentato il liceo classico, sempre con entusiasmo e con ottimi risultati, e per 4 anni sono stata convinta che, una volta uscita, avrei frequentato corsi di laurea come Lettere, Beni culturali o affini, vista la mia passione per il mondo antico e per le materie umanistiche. Tuttavia, durante l'estate del quarto anno, ha iniziato a balenarmi in testa l'idea di Medicina, che non avevo mai preso in considerazione fino a quel momento, probabilmente a causa di esperienze vissute sulla mia pelle, quindi ho provato il test e mi sono immatricolata in una città diversa dalla mia.
Tuttavia, ogni volta che si avvicinano le sessioni d’esame, puntualmente, precipito in un vortice di dubbi e confusione: mi piacerebbe fare il medico, mi ci vedo anche, ma sento che le materie scientifiche non fanno per me, non mi catturano quanto quelle letterarie. Studio per gli esami, ma o non vanno come vorrei a livello di risultati, o ancora peggio, non riesco a presentarmi, e invece immagino che, se qualcosa mi appassionasse veramente, lo studierei volentieri e otterrei buoni risultati. Mi mancano costanza e motivazione, e non so dove trovarle. Tutte le volte che entro in crisi o che mi bocciano ad un esame, mi metto in discussione e torno a pensare al chiodo fisso di Lettere: se anche cambiassi corso e mi trasferissi a Lettere, davvero mi piacerebbe? Vale davvero la pena lasciare tutto (ambiente, amici, ecc) per qualcosa che non conosco? Io vorrei fare il medico, non l'insegnante, eppure quelle materie non le capisco e faccio molta fatica a studiarle. Credo che la mia scelta sia tra studiare qualcosa che ad ora mi piace, ma fare per tutta la vita un lavoro che non mi rispecchia, oppure stringere i denti adesso, per i prossimi anni, per poi andare a fare un lavoro che sento mio. Se lasciassi Medicina mi dispiacerebbe, perché mi sentirei come se mi fossi preclusa qualcosa già dall'inizio (infatti, dicono tutti che i primi anni siano tosti, e che poi la situazione migliori, quando si iniziano a studiare le materie cliniche e chirurgiche), però, al tempo stesso, non so come continuare a dare esami, se ogni volta dev’essere una tortura. Al liceo ho studiato tanto, ma non ho mai fatto grande fatica, quindi ritrovarmi adesso in questa situazione mi fa sentire un fallimento, sia nei confronti dei miei genitori, sia con i miei amici, che progrediscono con gli esami e sembrano presi da ciò che studiano. Non capisco se io sia disinteressata nei confronti di queste materie o sia semplicemente pigra e procrastinatrice, perché se mi applicassi veramente, magari sarei anche brava.
Sento di dover prendere una decisione una volta per tutte ma non mi sento in grado, è veramente demoralizzante. Se anche cambiassi corso, inizierei a 22 anni suonati, che è l’età a cui le persone si laureano di solito, quindi c’è il rischio che mi senta fuori luogo anche in quel caso. In sintesi, a 21 anni sento ancora di non aver trovato il mio posto, non ho idea di dove mi vedo tra 10 anni, non riesco a capire cosa mi piaccia davvero, vedo tutto buio. Sono come in attesa di un’illuminazione che so che non arriverà, perché nessun altro può decidere al mio posto.
Grazie mille per aver letto e per il tempo che mi avete dedicato. Accetto molto volentieri consigli e punti di vista.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Laura Lopopolo Inserita il 15/12/2024 - 20:39

Buongiorno Ilaria,

Vorrei fare una riflessione con lei, seppur con il limite di una risposta scritta, perché c'è un aspetto che torna più volte nel suo scritto e che ritengo molto importante. Ciò che ho notato e su cui la invito a riflettere è il suo continuo paragonarsi agli altri utilizzando dei metri di misura esterni a sé. Questo atteggiamento tutto rivolto al fuori, al misurarsi prendendo come riferimento gli altri, la porta a valutare il suo rapporto con lo studio solo attraverso i risultati ottenuti, i voti conseguiti. Basare tutto sui risultati ottenuti, sulla riuscita esterna, sullo stare al passo con gli esami, non può che portarla fuori strada nella comprensione di se stessa.

Per portare avanti la propria progettualità occorre basarsi sul proprio intimo convincimento, a prescindere dai risultati esterni, perché può capitare di incontrare delle difficoltà, degli ostacoli o un giudizio negativo da parte di qualcuno altro. Se ci si basa su un valore dato dall' esterno, sul risultato ottenuto, si entra inevitabilmente in una modalità dipendente in cui diventa necessario appoggiarsi a delle conferme esterne invece di trovare dentro di sé la forza per fare vivere ciò che si è compreso essere importante. Sì può rischiare così di portare avanti qualcosa, che magari non trova corrispondenza con la propria interiorità, perché si ricevono conferme e apprezzamenti, o viceversa, si può rischiare di lasciar cadere qualcosa che interiormente viene sentito importante perché si incontrano delle difficoltà e non arrivano subito i risultati sul piano esterno. Continuare a farsi sorreggere nelle proprie scelte dall' esterno pensando che sia meritevole di essere portato avanti quello che trova conferma nei risultati ottenuti significa continuare a muoversi in assenza di autonomia, di una guida dentro di sé.

È importante che lei riesca a riappropriarsi di un riferimento dentro se stessa su cui fondare le proprie scelte, stabilendo un rapporto con la sua interiorità, che è la guida essenziale per potersi dirigere autonomamente nella propria progettualità. È aprendo un confronto sul piano profondo che potrà comprendere cosa significa la facoltà di medicina per lei, così come il richiamo verso le materie umanistiche.

Spero di averle fornito degli spunti di riflessione e le auguro il meglio per se stessa ...

Laura Lopopolo

Dott.ssa Giulia Maria Zoratti Inserita il 13/12/2024 - 16:34

Cara Ilaria, grazie per aver condiviso queste difficoltà. Ti stai facendo delle domande importanti e capisco quanto tutto quello che hai descritto ti possa far soffrire in questo momento, rendendo ancora più difficile il fatto di riuscire a concentrarsi nello studio. Oltretutto Medicina è una facoltà davvero lunga e complessa, è comprensibile che tutti gli studenti iscritti a questo corso, prima o dopo, abbiano dei momenti di dubbi e apprensioni.
Mi sembra piuttosto difficile poterti dare una risposta esauriente senza conoscere bene la tua situazione, in un percorso di terapia infatti si prende in considerazione la persona nel suo insieme. Sarebbe importante per esempio esplorare perchè desideri diventare un medico ma anche tutti gli altri aspetti che rendono importante la tua vita. Questo potrebbe aiutare a chiarire chi sei e che cosa stai cercando. Potresti considerare di iniziare un percorso psicologico per darti il tempo e il modo di approfondire questi pensieri, e per imparare delle tecniche per poter riuscire a dare il meglio di te.
Ho collaborato con un ente universitario per dare supporto psicologico agli studenti e molto spesso brevi interventi si rivelavano estremamente utili per affrontare questi "blocchi" di fronte agli esami e alla incertezze.

Resto a disposizione.

Un caro saluto e un in bocca al lupo!

Dott.ssa Giulia Zoratti