G.  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il

Catania

Liberazione da un coming out “impossibile”

Un saluto a tutti coloro che leggeranno questa richiesta. Mi chiamo G. e ho 26 anni. Sono un ragazzo gay che non si è mai dichiarato. Cercherò di raccontare sinteticamente la mia situazione: sono cresciuto in un ambiente fortemente omofobo e quando da ragazzino mi resi conto di essere omosessuale promisi di tenerlo nascosto per tutta la vita. Col passare del tempo le cose sono un po’ cambiate, mi sono accettato ma non ho mai trovato il coraggio di parlarne con nessuno. Complice una situazione familiare complicata con un fratello disabile mi ero convinto che sarei stato tutta la vita al servizio della famiglia, ma… da poco ho conosciuto un ragazzo con cui stiamo iniziando una relazione a distanza. Vorrei tanto conciliare tutto ma per me il coming out con la mia famiglia è un passo talmente grande da farmi sudare le mani al solo pensiero, da farmi venire la sensazione di svenire. Penso che vorrei affrontarlo ma al tempo stesso continuo a scappare. È vero non posso sapere la loro reazione, ma ho sempre visto cosa ne pensano degli omosessuali e al solo pensiero che possano vedermi in quel modo, sto male. Ho bisogno di loro, non posso pensare di rinunciarci.
Sembrano quasi due desideri inconciliabili, eppure continuo a chiedermi che soluzione possa esserci. Lo so che non cadrà magicamente dal cielo e che spetta solo a me, ma io proprio non ho coraggio e mi sento un fifone.

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 15/12/2025 - 15:38

Roma - Tiburtina
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Gentile G.,
comprendo la sua difficoltà nel dichiarare il suo orientamento sessuale ai suoi genitori sopratutto in considerazione del fatto che è "cresciuto in un ambiente omofobo", il quale potrebbe comportare il rifiuto e/o l'opposizione dei suoi cari, circostanza questa spiacevole per chiunque di noi.
Perciò, io credo che poichè lei ha già fatto finora un grande lavoro su di sè, da solo ("mi sono accettato"), potrebbe esserle utile proseguire il percorso con un professionista che l'accompagni in questa delicata fase della sua vita soprattutto in considerazione del fatto che ha iniziato una relazione sentimentale la quale merita, a mio avviso, di essere vissuta.
So che la strada da percorrere può sembrare ardua, ma credo sia importante intraprenderla per restituire a G. la sua autenticità e libertà, senza le quali il nostro benessere mentale è messo a dura prova e può essere compromesso.
Una consulenza psicologica individuale può aiutarla a trovare il coraggio che oggi sembra impossibile.
Le auguro il meglio!

Dott.ssa Ursula Fortunato Inserita il 15/12/2025 - 12:40

Milano
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Buongiorno, quello che descrive è un conflitto profondo e comprensibile tra l'esigenza di appartenenza e il desiderio di vivere in modo più autentico e libero. La paura intensa che prova non è segno di debolezza ma una reazione coerente con la sua storia e con l'ambiente in cui è cresciuto. E' opportuno precisare che il coming out non è un obbligo né un passaggio che va affrontato con forza. Prima ancora di decidere se e come parlare con la sua famiglia, può essere utile avere uno spazio protetto in cui comprendere meglio i suoi sentimenti, emozioni, lavorando sulle possibili risorse da utilizzare e mettere in gioco, senza alcuna pressione. Un percorso psicologico che permetta di evolvere e tenga conto dei legami, del suo benessere, senza giudizio e senza affrontare tutto da solo. Resto disponibile qui sulla piattaforma.
Un caro saluto, dott.ssa Ursula Fortunato.

Dott. Sandro Mangano Inserita il 16/12/2025 - 14:48

Catania
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Gentile G.,

sono il Dott. Sandro Mangano, psicologo che le scrive da Catania ed esperto in temi LGBTQIA.

Ti ringrazio per aver condiviso con così tanta onestà un vissuto che, te lo assicuro, tocca corde profondissime e comuni a molte persone che si trovano a vivere questo conflitto tra appartenenza e autenticità.

Leggendo le tue parole, la prima cosa che vorrei dirti è di smettere di darti del "fifone". Quello che senti — il sudore alle mani, la sensazione di svenimento — non è codardia. È la risposta naturale del tuo corpo a una minaccia percepita come vitale. Per anni hai costruito la tua sicurezza sulla segretezza per proteggerti in un ambiente ostile; oggi, scardinare quel meccanismo fa paura perché senti di mettere a rischio il legame con la tua famiglia, che per te è fondamentale, specialmente nel delicato equilibrio che vivi accanto a tuo fratello.

Ecco alcuni punti su cui vorrei invitarti a riflettere:

L'illusione del "Tutto o Niente": Spesso pensiamo al coming out come a un evento unico e dirompente. In realtà, è un processo che può essere modulato. Non devi necessariamente passare dal silenzio totale alla verità assoluta in un solo istante.

Il peso del "Servizio": Mi ha colpito molto il tuo sentirti "al servizio della famiglia". È importante distinguere l'amore e la cura per i tuoi cari dalla rinuncia alla tua identità. Essere un supporto prezioso per tuo fratello non preclude il tuo diritto a vivere una vita piena e autentica.

La gestione della paura fisica: Quell'ansia paralizzante ti dice che il tuo sistema nervoso è in "allarme rosso". Prima di affrontare gli altri, è fondamentale lavorare sulla regolazione di queste emozioni, affinché la paura non blocchi sistematicamente ogni tuo desiderio di movimento.

Il coraggio non è l'assenza di paura, ma la capacità di agire nonostante essa. Tu hai già compiuto passi enormi accettando te stesso e aprendoti a una relazione: non sottovalutare questi traguardi.

Desidero rassicurarti sul fatto che, nella mia pratica clinica, mi occupo specificamente di supporto psicologico per le tematiche LGBTQ+. Mi dedico quotidianamente ad accompagnare le persone lungo i percorsi di coming out e nella gestione delle dinamiche relazionali e familiari legate all'identità di genere e all'orientamento sessuale, aiutandole a integrare la propria verità personale con il contesto sociale in cui vivono.

La soluzione non cadrà dal cielo, ma non deve nemmeno essere un salto nel vuoto senza paracadute. Si può lavorare per gradi, costruendo una solidità interna che ti permetta di affrontare il mondo esterno con meno timore.

Un caro saluto,

Dott. Sandro Mangano Psicologo