Come comportarsi dopo il rifiuto di un amico?
Salve! Sono Sabina, 21enne, studente. Scrivo perché, come tanti, cerco consulto. Ne sono convinta: parlare senza censura delle questioni che tanto spesso mi confondono è il primo passo per affrontarle.
Accade che poco meno di un anno fa conosco G, che ha pochi anni più di me, con cui ho tutt'ora amici in comune. Lui ha tanto da comunicare, è una persona che stimo e con cui condivido tanti modi di pensare; così in me scatta qualcosa. Di lì a poco incominciamo una relazione di natura prettamente sessuale.
Una storia banale, finché non mi rendo conto che per me vederlo sta diventando rassicurante, un momento che sento mio. Eppure sapevo bene che dichiarandomi a lui quel nostro equilibrio, certamente precario, sarebbe venuto meno (lui non provava per me lo stesso). Ho ceduto al compromesso, mentendogli quando mi chiedeva se anche per me fosse solo sesso. Mi sono mostrata disponibile, senza mai forzarlo, inseguendolo quando lo sentivo distante.
Va avanti fino allo scorso gennaio. Mi dice che sente fra noi un muro, che vorrebbe fossi più genuina con lui e non vuol rovinare la nostra amicizia. Non chiedo spiegazioni sul momento, per orgoglio o più probabilmente perché crisi simili ce n'erano state già, originate spesso dalle sue insicurezze, cui faceva riferimento parlandomi di quanto inadeguato gli capitasse di sentirsi nell'intimità -e tuttavia di come con me stesse migliorando.
Facendo parte delle stesse associazioni ed avendo la maggior parte degli amici in comune per me è impossibile non incontrarlo, perciò disinnamorarmi dopo il suo rifiuto. Frequenta da poche settimane una ragazza che frequenta il terzo liceo, con cui il dialogo non può che essere sterile. Ho perso l'appetito e vedendolo (specie se in presenza di lei) sono scossa da affatto trascurabili attacchi di panico.
Parlargli è ormai uno sforzo e provo nei suoi confronti una certa repulsione, mai sperimentata nelle precedenti relazioni con altri ragazzi. Temo di aver proiettato su di lui quella parte di me che mi fa pensare di non essere abbastanza. Il trauma del rifiuto, cui mi ostino, mi fa evitare il confronto con lui e con me stessa.
Ho riposto aspettative su questa persona -che da me chiedeva soltanto spensieratezza- ed ho sbagliato mentendogli. Per quanto squallido quest'epilogo mi sembri, credo di aver rovinato il rapporto con un amico che, seppur negligente, non avrebbe voluto il mio male.
Ora che non ho nulla da perdere sento il bisogno di parlargli di come per tutto questo tempo abbia provato qualcosa per lui e del perché voglia abbandonare le occasioni in cui incontrarci. Essere sincera e andarmene prima di finire con l'odiarlo o col ricevere non altro che la sua pietà.
Eppure mi chiedo se questo -chiedergli di parlargli per dirgli che non voglio più vederlo- sia forse l'ennesimo passo falso da parte mia. Di certo finirei per piangere e lui per sentirsi in colpa. Se mi sento tanto fragile quando rifiutata è perché dovrei fare i conti con me stessa e la scarsa stima che ho della mia persona; non penso lui abbia responsabilità.
Spero di aver adottato finalmente un approccio sano, ma domando a chi mi legge. Ringrazio per la cortese attenzione!