Gianfranco  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 09/06/2019

Aosta

Ho lasciato una persona che amo ancora e sono a pezzi

Salve,
mi sento a pezzi. Ho lasciato la donna che amavo e con cui ho trascorso gli ultimi 7 anni della mia vita. E ora sono preso dai dubbi, temo di non aver lottato abbastanza per far funzionare le cose. I motivi sono i seguenti:
1) Ogni volta che una discussione tra noi si accendeva un po' più del dovuto, lei alzava le mani o diventava aggressiva; non ha mai fatto nulla per risolvere il problema, nonostante le mie ripetute sollecitazioni a rivolgersi a uno psicologo, e la mia impressione era che il problema stesse peggiorando; temevo un futuro con una persona così. E se lo avesse fatto con dei futuri figli? Io ovviamente non ho mai alzato le mani su di lei, mai reagito, cercavo solo di fermarla.
2) Sporadicamente - e con piccole somme - ho aiutato la mia famiglia in Italia (vivo all'estero), con i miei soldi; mai chiesto nulla a lei in prestito - ha uno stipendio molto al di sopra della media - per aiutare loro. Lei viveva questi gesti come un modo di sottrarre risorse "della coppia" che avrebbero dovuto finanziare cose "di coppia", come ad esempio vacanze insieme. Che abbiamo sempre fatto, anche se non come lei avrebbe voluto: al posto dei viaggi transoceanici che lei sognava e che può facilmente permettersi, facevamo viaggi magari nel mediterraneo; il mio reddito è sempre stato inferiore al suo e ho sempre fatto solo ciò che mi potevo permettere, non mi piace indebitarmi.
Inoltre mi diceva spesso che lei doveva essere "al primo posto", e che si sentiva messa in secondo piano alla luce delle piccole cose che facevo per i miei familiari - ripeto, sporadicamente, 1-2 volte all'anno, e per somme davvero esigue - e delle mie inferiori risorse per cose di coppia. Credo veramente di aver fatto il 110% per lei, e non ho mai ritenuto di essere attaccato alla mia famiglia in Italia in modo morboso o malato: semplicemente, dopo la morte di mio padre ho cercato di far sentire la mia vicinanza a mia madre anche dall'estero e di essere di supporto nelle piccole cose.
Cercavo sempre di spiegarle che io potevo amare lei in quanto mia compagna e al tempo stesso voler bene alla mia famiglia e fare qualcosa per loro, senza che le due cose fossero mutualmente esclusive o di ostacolo l'una all'altra. Che anche una vacanza in località più abbordabili poteva essere un'esperienza stupenda e che mi sarei impegnato a farne, in futuro, anche qualcuna come sognava lei. Non sono mai riuscito a convincerla, a mitigare la sua tendenza ai facili giudizi o al banalizzare problemi che in realtà sono complessi. Sembrava incapace di ragionare in termini che non fossero bianco o nero, o di vedere le sfumature nelle cose.
Vivevo quindi nell'ansia che ogni mio gesto potesse scatenare liti - l'ultima litigata infatti è scaturita dal fatto avesse sentito per caso di una piccola spesa da circa 50 euro, fatta per la mia famiglia. Sentivo di camminare su campo minato.
In conseguenza di quanto sopra, anche il sesso era diventato molto sporadico e insoddisfacente. Non avevo più, come un tempo, voglia di cercarla.
Dopo l'ultima brutta lite, e due settimane di reciproco silenzio, sembrava aver accettato l'idea di andare da uno psicologo; ma sembrava volerlo fare più perché io mi convincessi di avere un rapporto "malato" con la famiglia, a cui per lei sono troppo attaccato, più che per affrontare il problema della sua aggressività.
A quel punto ho preferito chiudere e andar via di casa. Sono passati 5 mesi, soffro molto per la fine di questa storia - forse anche perché, pur avendo deciso io di chiudere, speravo lei decidesse di affrontare i suoi problemi con qualcuno e ammettesse che io ero più importante della sua guerra contro la mia famiglia, anziché perdermi; le avevo detto chiaramente che in mancanza di cambiamenti me ne sarei andato. E ora sono assalito dai dubbi. Mi chiedo se forse non avrei dovuto lottare di più per questa storia. Al tempo ero molto stanco e sfiduciato. Forse avrei dovuto accettare di andare insieme a lei da un terapeuta. O forse era solo una presa in giro, dopo mille altre promesse non mantenute, e non sarebbe cambiato nulla come in altre occasioni in cui siamo arrivati quasi al punto di rottura.
Ovviamente non era tutto un inferno, c'erano anche dei momenti di amore e dolcezza; nell'ultimo anno, però, tutto si era complicato. E se sono stato con lei tutto questo tempo è stato perché sapevo che tanti suoi atteggiamenti derivano da un'infanzia difficile, e speravo che insieme, vedendo che le cose possono funzionare in modo diverso da quello a cui era stata abituata, potesse "ammorbidirsi". Non è andata così.
So solo che adesso sto molto male e temo di aver buttato alle ortiche il rapporto più importante della mia vita sentimentale, nonostante tutti i grossi problemi che avevamo.
Le ho detto che è meglio non sentirci e non vederci mai più, ma fisso sempre il telefono e in cuor mio spero sempre di ricevere un messaggio in cui mi dice: "Forse preferisco avere te accanto, anziché fare la guerra alla tua famiglia."
Scusate per la lunga lettera e grazie per le eventuali risposte.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 10/06/2019 - 09:33

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Gianfranco,
Comprendo il suo malessere e posso ipotizzare che esso sia acuito anche da due cose:
1) la sua inclinazione a soffermarsi sulle cose e riflettere nonostante abbia già preso una decisione ("sono assalito dai dubbi"), propensione che forse può essere ricondotta a tratti ossessivi di personalità. Ciò le impedisce di prendere decisioni nette, contrariamente alla sua ex compagna.
2) sbilanciamento della relazione: la sua compagna viene descritta come più abbiente (guadagna molto) e anche aggressiva ("alzava le mani"), mentre lei non ha "mai reagito".
Questo sbilanciamento ha determinato nel tempo una progressiva incomprensione tra di voi e quindi un allontanamento emotivo manifestatosi anche attraverso l'insoddisfazione sessuale ("sesso sporadico e insoddisfacente").
Pertanto, ciò che può fare lei ora è cercare di concedersi uno spazio per lei in cui possa comprendere come mai abbia accettato i comportamenti aggressivi che ha descritto e cosa la induca ora a desiderare di riavere accanto una donna che ha descritto come "incapace di ragionare".
Solo comprendendo questi meccanismi, potrà stabilire una relazione di coppia soddisfacente con lei o eventualmente con un altra donna.
Una consulenza psicologica individuale può esserle d'aiuto in questo percorso.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott. Argo Penovi Inserita il 09/06/2019 - 20:09

Buonasera Gianfranco,

Premetto che mi dispiace davvero molto per il suo dolore... purtroppo dover prendere la decisione di chiudere un rapporto è doloroso anche se è la scelta più sensata.
Quello che vedo da esterno, ovvero da persona non coinvolta emotivamente e non innamorata, è una persona che pretendeva di essere messa sempre al primo posto e di ricevere sempre la priorità... ma che non accettava di mettere lei al primo posto e di rispettare il suo bisogno di aiutare la sua famiglia in Italia. Mi scusi se mi permetto, ma da quanto leggo voi non eravate molto compatibili come coppia... io credo che adesso lei debba solo elaborare il lutto ed affrontare il dolore per questa rottura.
Se vuole elaborare il lutto con me posso aiutarla a superare le varie fasi del lutto nel modo meno doloroso possibile, altrimenti le posso comunque consigliare la lettura di alcuni libri che a mio avviso potrebbero darle un minimo giovamento anche se questo non implica il superamento del dolore che sta provando...
Per qualsiasi dubbio le lascio il mio numero di telefono: 3339848271

Buona serata


Dott. Argo Penovi