Valentina domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 19/10/2017

Roma

Confronto continuo

Salve,
sono una ragazza di 30 anni che vive all'estero (Giappone) da 3 anni. Nell'ultimo anno, che ha coinciso con l'inizio del lavoro (prima ero studente) ho notato una tendenza a pormi in continuo confronto con tutte le persone che ho intorno, specialmente tra quelle che non conosco bene. Passanti per strada, colleghi a lavoro, non accade tuttavia con conoscenti stretti.
Da questo confronto sono sempre gli altri a risultare nella mia testa "inferiori". Il loro abbigliamento, il modo di parlare, gli argomenti, le abitudini, gli ideali. Trovo sempre qualche cosa di sgradevole e comunque non consono a me. Questo continuo controntarli con me mi porta a provare come un senso di irritazione. Ovviamente questi pensieri li tengo sempre per me, e sono sempre cortese quando ho occasione di rapportarmi. Cerco sempre di approfondire la cultura del paese in cui vivo, però dopo averla compresa e valutata arrivo spesso alla conclusione che i miei ideali da persona nata e cresciuta in Italia, Europa siano i più validi. I primi due anni forse ho cercato sempre di adeguarmi alla gente del posto il più possibile, per sentirmi probabilmente accettata. Però man mano che la mia indipendenza mentale ed economica è aumenta ho sentito il bisogno di difendere le mie idee, i miei principi, la mia cultura. Affermare nella mia testa la diversità. "Vivi e lascia vivere" direte voi. Razionalmente mi rendo conto che sarebbe la scelta migliore, eppure non riesco a smettere di essere critica. Convivo con il mio ragazzo giapponese da 3 anni, ma lui per molti aspetti è diverso dal tipico giapponese , è molto aperto alla cultura estera per cui non ho di questi problemi con lui. Inoltre ho notato che questo mio atteggiamento critico è molto più evidente con le donne della mia età. Sento anche che questo mio atteggiamento è dettato molto dal sentirmi continuamente diversa. Intendo fisicamente parlando un occidentale risalta immediamente nella sua diversità. Sento sempre gli occhi puntati essendo sempre la minoranza. Nella metro, per strada, in un negozio. Ci sono io e poi gli altri. Mentre quando ero in Italia mi sentivo empatica, io ero parte di un noi, compresi gli estranei. Anche quando parlo con gli altri si finisce sempre con il parlare delle differenze Italia Giappone, eppure vorrei sentirmi solo io, e non la tipa straniera/italiana. In quanto a comunicaizone, parlo fluentemente la lingua e ormai parlo il 100% del tempo in giapponese perchè non ho amici italiani qui. Mi scuso per la lunghezza di questo intervento, spero di ricevere qualche dritta per uscire da questo circolo poco piacevole. Grazie per il tempo dedicato alla lettura.
M.Y.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Patrizia Pezzolo Inserita il 20/10/2017 - 11:48

Savona
|

Cara Valentina,
Grazie per il suo intervento. Non conosco la cultura giapponese ma immagino che sia molto diversa da quella europea e da quella italiana in particolare. A quanto ho capito Lei parla in un'altra lingua tutto il giorno e vive in una cultura profondamente diversa dalla sua, tutto il giorno. All'inizio il desiderio e la necessità di confronto sono assolutamente normali. Dopo tre anni però quello che possiamo definire un periodo di "fascinazione" tende a concludersi. Al contrario si ravviva la tendenza a conservare e riscoprire il proprio sé da un lato e a crescere ulteriormente dall'altro. Così Lei si trova a dover coltivare i suoi valori in un territorio straniero, fatto di una coltura con sementi differenti dalle sue originarie. Lo spazio intimo per la crescita di sé può sembrare allora, in queste condizioni, risicato e poco accogliente. Questo probabilmente produce in lei una reazione difensiva e forse anche una velata aggressività che però deve ricacciare indietro. Perché in Giappone come probabilmente ovunque, bisogna essere educati no?! Certo Lei fa bene ad esserlo ma anche questo ha un costo. Lei vorrebbe allora recuperare qualcosa almeno quando torna in Italia ma, anche lì sfortunatamente, piuttosto che vera accoglienza trova curiosità, curiosità e fascinazione per il Giappone, mentre Lei è in tutt'altra fase. Per motivi psicologici, dovuti alla sua età, sta attraversando un momento delicato in cui i movimenti di integrazione e differenziazione psichica sono all'ordine del giorno e le condizioni particolari in cui vive rendono questo processo ancora più delicato e difficile. E questo è vero, in particolare, per una donna. Donne forse si nasce sì, ma, soprattutto si diventa e ciascuna a suo modo. Il fatto che questa sua necessità di confronto e le reazioni che seguono si attivino più spesso con le donne delle sua età non è un caso. Su questo punto si potrebbe certamente andare avanti reperendo però, tutti quei dettagli che riguardano Lei in particolare e non altri...
Qualche colloquio con uno psicoterapeuta potrebbe aiutarla a capire meglio che cosa le sta succedendo nel dettaglio e ad affrontare con più naturalezza questo momento delicato e infinitamente prezioso per Lei, per la sua vita e forse anche per chi le sta vicino.
Resto a sua disposizione.
Cordialmente,
dott.ssa Patrizia Pezzolo.