Anna  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il

Napoli

Non credo che cambierò mai

Salve a tutti, scrivo questo in un momento di grande tristezza. Sono giorni che mi sento molto giù di morale ma, ragionandoci sopra, mi sembra ormai da anni di vivere in un limbo, dove nulla migliora a causa dei miei traumi e della mia infanzia, come se ormai tutte le mie esperienze passate mi abbiano plasmato un cervello fatto di insicurezze e paure che io riconosco di non volere.
Sono sempre stata sola, i miei genitori sono anziani e da piccola mi toccava giocare da sola, e potete immaginare che oltre la distanza anagrafica era ed è presente anche quella emotiva. Ho avuto pochissimi amici, sono sempre stata timida, introversa. Nel corso degli anni ho avuto qualche amica ma sono sempre stata sostituita da nuovi amici o fidanzati. La situazione non è cambiata nemmeno in università: al secondo anno credevo di aver trovato finalmente una cara amica, mi trovavo benissimo con lei, ma le è bastato fare pace con la ex migliore amica e interessarsi a un ragazzo per allontanarsi da me; al terzo anno ho conosciuto questa ragazza, le volevo molto bene, mi considerava la sua migliore amica, ma poi ha conosciuto un ragazzo ed è scomparsa.
Oltre a questi casi più diretti, con gli altri mi sento sempre la seconda scelta, perché tutti hanno il migliore amico o il partner o il gruppo stretto di amici. Io vengo dopo.
Potete immaginare quanti complessi mi faccio, ho sempre paura dell'abbandono perché obiettivamente mi è capitato fin troppe volte già da piccolina.
Mi sono fidanzata due volte ed entrambe le volte sono stata lasciata. Una volta a 18 anni ho avuto una frequentazione seria che sembrava voler andare a buon punto ma anche questa volta lui ha voluto chiudere. Molte volte ho fatto il primo passo e molte volte sono stata rifiutata, o perché erano già fidanzati o perché non ricambiavano.
Considerate tutte queste brutte esperienze, per una questione quasi di sopravvivenza ho imparato ad apprezzare la solitudine. Sono quasi sempre sola, ho qualche amico ma come ho detto prima hanno i loro migliori amici e i loro fidanzati, quindi posso elemosinare delle uscite giusto 2 volte al mese, se proprio vogliamo esagerare.
Perché sono sempre sola, quando, quella rara volta, mi lego a qualcuno, non me la vivo bene, perché la paura di essere abbandonata è quasi costante. Nonostante ciò io mi tengo queste emozioni dentro, perché non voglio risultare pesante e far allontanare l'altra persona con le mie paranoie. Resta il fatto che me la vivo male. Ad esempio ho fatto amicizia con questo ragazzo, ieri non abbiamo parlato (quando in realtà parlavamo praticamente ogni giorno) e ormai secondo la parte irrazionale di me già pensa che lui si sia scocciato di me o che sta parlando con un'altra ragazza più bella e più simpatica. Si aggiunge poi il fatto che un po' mi piace, ma sento che la cosa non sia reciproca - come sempre - e che se mi apro rovinerò un'amicizia e ritornerò sola, se non mi apro e aspetto in attesa del miracolo non riuscirei a vederlo con un'altra ragazza.
E quindi, in questi giorni di totale tristezza, mi sto chiedendo: ma io posso migliorare? sono andata da psicologi, ne ho cambiati 3, il primo era andato in pensione ma non mi trovavo così tanto bene, con le altre due non mi sentivo compresa appieno. Per questa sorta di dipendenza affettiva mi consigliavano di uscire di casa, di fare sport, di praticare qualche hobby. Ma se io ho paura di essere sostituita, e poi effettivamente l'amica mi butta nel cestino per fare spazio al suo nuovo fidanzato, io posso pure fare nuoto agonistico e andare alle olimpiadi, resta il fatto che ho perso quella che consideravo un'amica e dopo ore di hobby sport e passeggiate, torno a casa e sto male. Sto da sola con me stessa e sto male. Vedo che non mi ha più contattata e sto male. Analizzo qualsiasi cambiamento e sto male.
Ma come posso migliorare? se il problema sono i rapporti sociali con altre persone, in particolare i rapporti amorosi, ma sono quasi sempre sola (nonostante io frequenti l'università, laboratori, tirocini, biblioteche e aule studio, quindi le possibilità ci sono) come faccio ad allenarmi? come faccio a vivermi bene i rapporti se proprio a livello statistico mi è sempre andata male?
E nonostante io possa sembrare pessimista da queste domande, in realtà non mi sono mai mostrata tale perché penso sempre "vediamo come va". Sul momento posso starci male (tipo ieri e oggi che non ho parlato con quel mio amico) però comunque vado a pensare che magari è un momento un po' così perché non ha nulla da dirmi e ci saranno altre occasioni per parlare. Adesso non posso prevedere niente, però ero "vediamo come va" anche con quelle due mie amiche che alla fine mi hanno messa da parte.
Ho il cervello un po' in confusione, perché mi sembra di non poter migliorare.

  4 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Sacha Horvat Inserita il 27/08/2026 - 15:59

Milano
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Buongiorno Anna,
dal suo racconto sembra che lei riesca a creare dei legami e questa è una cosa buona. Leggo anche che in maniera "statistica" le accade sempre la stessa cosa. Quando è così vale la pena chiedersi chi scegliamo e quale parte ci mettiamo noi in queste relazioni. Purtroppo come esseri umani siamo bravissimi a ricascare sempre nelle nostre ferite. Forse è qui che potrebbe essere messa attenzione: "Qual'è la mia parte di responsabilità (la mia metà, non tutta, esistono anche gli altri ovviamente) in quello che mi accade nelle relazioni e che mi porta sempre lì?"
Potrebbe essere un buon punto di partenza.
Un saluto
Dott. Horvat

Dott.ssa Ursula Fortunato Inserita il 25/08/2026 - 17:57

Milano
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Buon pomeriggio Anna, non le dire di provare un nuovo percorso con un nuovo professionista, semplicemente perché " dovrebbe cambiare".

Se le esperienze precedenti non le sono state d'aiuto, è comprensibile che non abbia molta voglia di ripeterla.

Forse, in un momento in cui sente il bisogno, tra qualche tempo, potrebbe avere senso cercare qualcuno, con cui partire proprio da qui, non necessariamente per stare meglio, più per provare a comprendere se esiste un modo diverso di guardare a quello che le accade.

È importante lasciare la porta aperta alle possibilità che qualcosa di diverso possa sempre accadere.

Per un confronto in uno spazio sicuro e protetto, io sono qui, può scrivermi qui in Piattaforma o chiamare per un colloquio, sono disponibile per consulenze online.
Sperando di esserle stata d'aiuto.
Le auguro il meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Francesca Mura Inserita il 24/08/2026 - 19:30

Selargius
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Carissima ti abbraccio perché mi arriva il tuo dolore il tuo scoraggiamento e la tua fatica nel cercare di essere amata in modo stabile da amici e partner

Solitudine, tanta solitudine❤️
Non disperare, i tuoi vissuti infantili troppo pieni di ferite di rifiuto e abbandono ti stanno ancora condizionando nel presente
Continua a cercare chi ti possa seguire perché potrai finalmente stare meglio.
Ci sono passata anche io e la psicoterapia mi ha guarita e per questo ho deciso di fare questo lavoro.
Il rapporto con te stessa è la chiave per ridurre il dolore, guarda sempre ciò che hai non ciò che ti manca.
Ricordati che mancanza attira persone rifiutati.
Puoi seguirmi sulla mia pagina professionale, ci sono brani e spunti di riflessione magari utili.
Eseguo anche percorsi on line se tu dovessi sentire fiducia e provare.
Altrimenti continua a scrivere qui e io e i colleghi ti potranno essere almeno un po' di supporto.
Forza✨✨????

Dott.ssa Silvia Boniolo Inserita il 26/08/2026 - 10:13

Gentile Anna,
capisco perché sia arrivata a chiedersi se potrà mai cambiare, soprattutto perché alcune delle esperienze che racconta sembrano confermare proprio la sua paura più profonda: affezionarsi a qualcuno e poi essere sostituita o lasciata indietro. E credo che sia importante dirle una cosa: il fatto che alcune persone l'abbiano effettivamente delusa non significa che la sua paura dell'abbandono sia immotivata, ma nemmeno significa che ogni futura relazione finirà necessariamente allo stesso modo.

Mi sembra inoltre che lei abbia già individuato un punto importante: fare sport, coltivare hobby e uscire di casa possono essere utili, ma non risolvono da soli la sofferenza che prova quando una persona a cui tiene si allontana. Il lavoro non dovrebbe quindi essere imparare a stare sempre bene da sola o smettere di avere bisogno degli altri. Potrebbe essere piuttosto imparare a stare dentro l'incertezza delle relazioni senza che ogni cambiamento venga immediatamente vissuto come una conferma del proprio essere “seconda scelta”.

L'esempio del ragazzo con cui ieri non ha parlato è molto significativo. Il dato reale è semplicemente che per un giorno non vi siete sentiti. Da lì, però, la sua mente costruisce rapidamente diverse possibilità: si è stancato di me, sta parlando con una ragazza più bella, non gli interesso più. Non significa che lei sia irrazionale o che questi pensieri siano volontari. Probabilmente sono modalità di protezione che ha imparato nel tempo, dopo esperienze in cui effettivamente ha perso persone importanti. Il problema è che oggi questa protezione rischia di farle vivere continuamente l'abbandono prima ancora che sia avvenuto.

E qui credo ci sia uno spazio concreto per migliorare. Non necessariamente attraverso il tentativo di diventare più indipendente o di avere una vita così piena da non sentire più il bisogno degli altri, ma imparando a distinguere ciò che sta realmente accadendo da ciò che teme possa accadere. “Non mi ha scritto oggi” è un fatto. “Si è stancato di me” è un'interpretazione. “Mi sostituirà con una ragazza più bella” è una previsione. Imparare a tenere separate queste tre cose può sembrare semplice, ma richiede esercizio e può diventare un lavoro psicologico molto concreto.

Anche il fatto di aver incontrato tre professionisti senza sentirsi compresa non significa necessariamente che il percorso psicologico non possa aiutarla. Probabilmente avrebbe senso cercare un professionista con cui senta una buona sintonia e portare proprio questo tema al centro del lavoro: non soltanto “come faccio a stare bene da sola?”, ma “come posso costruire relazioni senza vivere costantemente nella paura di perderle?”.

E c'è un'ultima cosa che mi sembra importante nel suo racconto: lei dice di essere sempre stata “vediamo come va”, anche quando le esperienze precedenti sono poi finite male. Questo significa che, nonostante la paura, una parte di lei continua a esporsi alle relazioni e a sperare. Non mi sembra affatto il segnale di una persona incapace di cambiare. Mi sembra piuttosto il segnale di una persona che ha sviluppato molta paura proprio perché per lei i legami sono importanti.

Non deve convincersi che nessuno la lascerà mai. Una possibilità più realistica e forse più liberante è imparare, poco alla volta, che se una relazione dovesse finire, questo sarebbe doloroso ma non costituirebbe la prova di essere stata “meno” di qualcun altro e non significherebbe tornare necessariamente al punto di partenza.

Un cordiale saluto
Dott.ssa Silvia Boniolo