Sara  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il

Catania

Dubbi sull'approccio terapeutico e Transfert

Da un anno e mezzo sono seguita da una psicologa che ha qualche anno in più di me. Sono arrivata da lei perché da tempo sentivo che non riuscivo più a vivere con serenità le cose che mi accadevano, Tendevo ad essere molto auticritica, con una scarsa autostima, sovraccaricarmi d ansia, e avere difficoltà ad iniziare una relazione con un papabile compagno/a dato che sento di essere attratta da entrambi i sessi e ne ho già fatto esperienza.Da subito è stata gentile, disponibile, molto empatica. Dopo diversi mesi mi sono accorta che i miei problemi che mi avevano portato lì erano rimasti dei Punti Fermi e che la situazione era in stallo. Gliel'ho, garbatamente, comunicato ma la situazione non è cambiata . Lei ha un approccio psicoanalitico anche se è ancora in formazione. i suoi colloqui iniziano sempre con "oggi di cosa mi vuole parlare" ed io nella maggior parte dei casi non ho idea di cosa le voglia parlare dato che i problemi sono sempre gli stessi e penso che bisogna risolverli alla radice piuttosto che vedere caso per caso dato che non necessariamente ogni settimana accade qualcosa. Le ho anche detto che non sono il tipo che riesce a parlare in autonomia E che soprattutto sono il tipo che se non vuole parlare di qualcosa Evita gli argomenti quindi è importante che sia lei che mi sproni ad affrontarli perché io dove posso salto e continuo a trascinaremeli. La sua frase ricorrente è "fermiamoci ad osservare quello che ci accade". Credo di essere una persona molto riflessiva e che spesso riesce a osservare davvero una situazione sotto tutti i punti di vista , questo e me lo dice anche lei; proprio per questo mi pare di lavorare solo io. Arrivo lì accennando un problema e valutando anche tutte le possibili soluzioni o comunque tutte le possibili prospettive da cui osservarlo. Lei semplicemente Ascolta e alle volte mi pare dica ciò che ho già detto in precedenza. Quest'anno un mio caro familiare ha avuto un problema di salute e la mia psicologa è stata presente, una mano tesa in ogni mio momento di sconforto. È arrivata sempre con le parole giuste. Mi pare lei sia più un supporto, tipo l'amica ideale, piuttosto che un mezzo per comprendere Come affrontare le cose insegnandomi quindi a camminare da sola. Una volta, allo scadere del primo anno di colloqui, infatti le chiesi se quello che stavamo facendo era una terapia di supporto o una vera e propria psicoterapia che quindi aveva tempi lunghi, analisi interiore e scoperte e miglioramenti, dato che non vedevo svolte e sentivo semplicemente di avere bisogno di lei per andare avanti come un bimbo ha bisogno della mano della mamma.
Da diversi mesi ho preso coscienza che fosse bellissima e che ogni suo gesto e ogni sua espressione fossero fortemente attrattivi per me. Mi sono accorta di desiderarla carnalmente nonostante in me non vi fosse alcuna sensazione di gelosia o di possesso, né aspettative su un futuro insieme come solitamente mi accade invece quando mi piace davvero profondamente una persona. Solitamente tendo a progettare, a controllare, a fantasticare sul futuro, cosa che con lei non è mai accaduta. Sento che per me è una persona cara, desidero la sua felicità al di fuori dal mio rapporto con lei. Sono felice se sta bene , se si prende del tempo per sé. Sento di volerle davvero bene, come fosse una parte di me , ma c'è l'aspetto fisico che mi limita quando la vedo perché quasi mi sento in imbarazzo tanto mi attrae.
Per questo anno nuovo Mi sono ripromessa che devo lavorare di più su questa terapia che sto facendo e la completa sincerità ho ritenuto fosse alla base, per darle tutto il materiale possibile per aiutarmi. Ho pensato che se le cose in terapia, e quindi nella mia vita, non andavano, era per colpa mia, perché non ero abbastanza ricettiva, e non perché lei non agiva col metodo giusto. Nell'ultima seduta quindi le ho detto che penso di stare vivendo un transfert e che ultimamente, rispetto a poco tempo fa, la cosa sto riuscendo a razionalizzarla pur avendola affrontata da sola. Mi ha detto "bene, dato che mi sta dicendo che non è più forte come prima e che è consapevole di cosa sta vivendo e quindi della differenza fra cos'è reale e cosa ideale ". Dentro di me Pensavo "sti cavoli, che sia forte o meno rimane un mio problema da risolvere e che io me la sia dovuta sbrigare da sola per la difficoltà di parlarle, dovrebbe essere anche suo problema".(scusate il tono). Le ho poi detto Che mi sento molto vicina a lei, che le voglio davvero bene e che questo bene So che non è condizionato da un desiderio che ho nei suoi confronti ma che è reale per il rapporto che abbiamo costruito, ma che poi c'è una parte di me che ha quasi bisogno di prendersi cura di lei e che tutto ciò io non riesco a comprenderlo. Le ho detto anche che non avevo detto nulla fino a quel momento perché mi sentivo in imbarazzo e che temevo che avrebbe interrotto la terapia; ho aggiunto che Se avesse voluto interromperla avrei compreso perché a quel punto, dopo mesi di riflessione e presa di coscienza, l'avevo messo in conto e avrei corso il rischio. La sua risposta, seguita da un affettuoso sorriso, è stata che è una cosa che capita spesso, che non bisogna preoccuparsene se lo sente solo il paziente.
Mi ha specificato, e Cito testuali parole, che" se fosse entrato Brad Pitt o una donna che mi attraeva, e à me non attraggono le donne, sarebbe stato un problema e avrei deciso di interrompere la terapia. Non è il tuo caso quindi tranquilla perché la mia reazione non sarà quella di allontanarti. Io sono sempre qui per te". È stata un po' dura, molto schietta, ma ho il forte sentore che accadrà come con le varie problematiche già affrontate in precedenza, quindi morte nella seduta del momento e alla prossima seduta ricominceremo con "di cosa vuole parlarmi oggi" ed io comincerò a parlare degli avvenimenti della settimana quando realtà mi piacerebbe che prendessimo quei Punti Fermi, quelle problematiche che io ho deciso un giorno di mettere per iscritto e le ho consegnato, sperando che lei potesse lavorarci su da sola e successivamente insieme a me in seduta.
Ripeto, ho l'impressione che tutto si consumi durante la seduta. Più volte gliel'ho accennato durante tutti questi mesi che i problemi sono sempre gli stessi, ma mi pare a questo punto Che sia solo io a faticare e che lei, oltre ad ascoltarmi e ad essere veramente affettuosa e empatica, non sappia come fare. Forse l'approccio psicoanalitico non fa per me. Fatto sta che non ho nessuna intenzione di cambiare psicologa perché non ho nessunissima intenzione di rivivere, di raccontarmi di nuovo, di provare nuovamente ad aprirmi con qualcuno, di ricominciare un percorso che per quanto sia intimo e possa farti sentire compreso e accudito, è comunque un percorso pesante. Da voi suoi colleghi Vorrei una spiegazione rispetto al suo atteggiamento perché penso che sono io che non sto comprendendo il lavoro che lei sta facendo. Non voglio perdere la fiducia che ho in lei o meglio la fiducia che ho nel lavoro che stiamo portando avanti ma sono veramente dubbiosa e questa sorta di transfert proprio non ci voleva. Se lei non lo affronterà probabilmente io lascerò perdere, non ne riparleró, e l'aspettativa che avevo nei suoi confronti sul fatto che poteva aiutarmi almeno nel problema che riguardava me e lei, diventerà una grande delusione ed io desideravo che proprio lei non potesse mai deludermi.
Grazie per avermi ascoltata

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Fabiana Marra Inserita il 03/02/2022 - 12:11

Salve Sara, dalla sua descrizione immagino che lei stia in una fase di confusione che non le permette di lavorare. Premettendo che ci sono vari modelli terapeutici quindi una persona può trovarsi bene con uno piuttosto che con l'altro, le consiglierei di affrontare nello spazio a disposizione quello di cui più ha bisogno, quindi "riaprire l'argomento" se è necessario. La terapia è un suo spazio e deve viverla al meglio, questo non significa che uscirà da lì sempre contenta ma ci saranno momenti belli e momenti dolorosi ma entrambi necessari. Laddove non si sente di continuare, può chiudere la terapia e iniziare un'altra di altro orientamento.
Le auguro il meglio
Dott.ssa Fabiana Marra