GS  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 07/04/2021

Torino

Tipi di terapia per disturbo evitante, ansia sociale, depressione

Salve,
Sono una donna di 34 anni. 10 anni fa ho iniziato un percorso di 4 anni di analisi (credo il nome completo fosse psicoterapia analitica?), per dei forti disagi che stavo vivendo. Mi vennero allora diagnosticati tratti di disturbo evitante e dipendente, con ansia sociale e generalizzata, e sintomi depressivi.
Dopo la terapia e cambiamenti di vita, son stata bene per diversi anni.
Purtroppo 3 anni fa ho dovuto tornare in alcune delle situazioni che avevano originariamente scatenato i miei problemi. L'ansia è tornata e cresciuta, causandomi nuovi sintomi fisici (problemi di digestione e respirazione, tachicardia). Altri nuovi problemi sono esplosioni di rabbia esagerata, pensieri intrusivi negativi ricorrenti.
Non so se sia depressione, ma provo solo emozioni negative, malumore, angoscia, paura; tutto mi causa solo fatica e fastidio, incluse quelle che erano le mie attività preferite. Mi isolo socialmente sempre più (non perchè mi dia sollievo ma per senso di inadeguatezza, che così autoalimento), anche prima del Covid, che non ha aiutato.
Tutti i sintomi di cui sopra cominciano ad essere notati (cerco continuamente di nasconderli), e causarmi problemi anche nella vita lavorativa.
A che professionista posso rivolgermi? La psicoterapia inizialmente mi era servita, ma ora oltre alla consapevolezza vorrei strumenti più pratici e veloci, farmaci inclusi, per gestire efficacemente la mia emotività e qualità di vita.
Ho letto di vari tipi di terapie cognitive/comportamentali, ma non ho idea di quale possa fare al caso mio. Potete indirizzarmi?
Avrò bisogno di una nuova diagnosi, o quella risalente al 2011 può essere ancora valida?
Grazie.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Bennati Inserita il 08/04/2021 - 08:20

Lucca
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Cara GS, la sua tenacia e la sua forte motivazione sono grandi alleati per tornare a godere delle cose che la fanno stare bene. Non è facile e per niente scontato quello che ha fatto e sta facendo per sé stessa. E' un percorso duro, ma non impossibile e anzi la terapia cognitivo comportamentale può aiutarla ad avere in mano alcuni strumenti per gestire le difficoltà di tutti i giorni e darle una spiegazione sul suo funzionamento mentale per agevolare la comprensione delle sue emozioni, dei pensieri che alimentano il disagio e dei comportamenti che lo mantengono. Potrà vedere insieme al terapeuta i tempi e le modalità che si addicono di più alla sua persona. Ci sono vari strumenti che si possono utilizzare in terapia, ma a mio avviso vanno valutati sulla base delle caratteristiche della persona che abbiamo di fronte. Non mi sento di demonizzare le altre terapie che sono altrettanto efficaci, ma per quanto riguarda la mia esperienza con i pazienti che ho seguito in passato e che sto seguendo che hanno difficoltà simili alle sue, ho visto che l'approccio cognitivo comportamentale dà grandi risultati. Un caro saluto, Dr.ssa Valentina Bennati

Dott.ssa Katarina Faggionato Inserita il 07/04/2021 - 23:15

Buonasera,
la terapia cognitivo comportamentale (TCC) è indicata per i disturbi e i sintomi che ha descritto come l'ansia, la difficoltà nel gestire le emozioni, i pensieri intrusivi, il senso di inadeguatezza ecc., ma possono essere efficaci anche altre psicoterapie. I farmaci li può prescrivere solo il medico, ma non è detto che siano necessari, bisognerebbe fare una valutazione. La TCC ha in genere tempi più brevi, ma si parla comunque di solito di mesi, per alcune problematiche possono essere molti. Il tempo non dovrebbe essere il criterio principale di scelta per impostare e affrontare un percorso fatto bene, infatti all'inizio informiamo i pazienti che non si può prevedere in anticipo la durata. Questo perché dipende da vari fattori. Nascondere i sintomi spesso diventa solo un ulteriore peso, ha fatto bene a decidere di affrontarli, facendosi aiutare.
Per quanto riguarda la diagnosi, bisognerebbe conoscere il motivo per cui ne sente la necessità. Se era per delle agevolazioni o per altro. In ogni caso trovo importante condividere con il paziente tutto quello che riguarda il suo problema, i sintomi, le probabili cause, i fattori di mantenimento, cioè che cosa è che non fa andare via il problema e su cui è necessario lavorare, dare un nome alle difficoltà provate.
Il calo dell'umore potrebbe essere dovuto ai disturbi descritti, ma non lo si può dire senza aver effettuato il colloquio clinico.
Il professionista a cui rivolgersi potrebbe essere uno psicologo - psicoterapeuta. Saprà poi eventualmente indirizzarLa anche al medico - psichiatra per una valutazione sull'opportunità di assumere dei farmaci.
Spero di aver risposto alle Sue domande, un caro saluto.
Dott.ssa Katarina Faggionato