Sara  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 10/10/2019

Milano

Parlare da sola in pubblico

Da qualche anno, fra periodi in cui scompare per poi riapparire, mi trascino un problema che mi sta rovinando la vita.
Mi capita di "pensare ad alta voce".
Non "sento voci", non ho allucinazioni.
A volte programmo una telefonata, o ripenso a una conversazione e a cose che vorrei dire o avrei voluto dire o mi sfogo. I meccanismi per cui lo faccio mi sono piuttosto chiari: necessità di programmare, un po' di ruminazione mentale, insicurezza e bisogno insoddisfatto di comunicare con altri (mio malgrado, faccio un lavoro solitario, a casa, e vivo sola).
Ho letto che è un fenomeno più frequente di quanto non si pensi. Ma nel mio caso le complicazioni sono due.
1) non mi rendo conto quando inizio a pensare ad alta voce (a volte con tono piuttosto alto). Me ne rendo conto a posteriori, dalle reazioni e commenti delle persone. Infatti mi capita di farlo in pubblico, anche per strada. Comprensibilmente, le reazioni non sono delle migliori. C'è chi si mette a ridere, chi mi chiama "la pazza", chi si dà alla fuga.
2) Vedendo le reazioni delle persone, è nata in me l'ossessione di non "parlare da sola". Ci penso in continuazione e ho tentato qualsiasi "rimedio", con scarsi risultati. Più mi dico "non devo farlo" e più lo faccio. Anche uscire di casa è diventata un'impresa, perché ho paura di mettermi a parlare da sola. Non entro nei negozi,sbrigo qualsiasi commissione via internet.
In realtà ho già verificato che per me il vero rimedio è stare con persone con cui mi sento a mio agio, fare attività intellettualmente e umanamente stimolanti. Ad es. circa un anno e mezzo fa per alcuni mesi ho seguito un corso di specializzazione all'estero in un contesto che mi piaceva moltissimo e dove potevo avere molti scambi personali. Risultato: ho dimenticato il mio problema, ma quando poi sono tornata alla solita vita è riapparso. Quindi la vera soluzione sarebbe costruirmi una vita sociale più soddisfacente, ma come posso farlo se il mio problema mi impedisce anche le attività più banali?
Vorrei rivolgermi ad uno psicoterapeuta (magari via webcam almeno inizialmente) ma la questione è che ognuno segue il suo approccio. Per es. potreste dirmi che la mia è un'ossessione-compulsione e cercare di curarla come tale. Ma se non erro nelle ossessioni l'evento temuto (per me il parlare da sola) non si verifica mai, mentre per me non è così.
Oppure potreste dirmi di lavorare sulle abilità sociali. Ma, benché io sia un po' timida, quello che al momento mi impedisce di entrare in contatto con gli altri è proprio la mia paura. Prima facevo varie attività: corsi ludici o professionali, volontariato, sport, viaggi. Anche adesso ci sono moltissime cose che vorrei fare e che non faccio per questo.
Ho anche pensato che il mio sia in parte simile a un disturbo dissociativo (?) perché non mi rendo conto di pensare ad alta voce quando lo faccio, non sento la mia voce e mi estraneo un po' con i miei pensieri, pur non perdendo del tutto il contatto con la realtà.
Fra l'altro da qualche tempo ho degli episodi di sonniloquio. Quando sono molto stanca o stressata mi capita nella fase del dormiveglia, di dire frasi sconnesse su qualsiasi cosa e se qualcuno mi sente fuori dalla stanza pensa che io sia sveglia.
A parte ciò non ho altri problemi (fortunatamente!). Faccio un lavoro intellettuale e il livello delle mie prestazioni o della mia capacità di concentrazione non è calato. Non ho reazioni incontrollate, non sono depressa, non ho perso la voglia di fare progetti.
In conclusione, cosa mi consigliereste? (escludo l'assunzione di farmaci).
Grazie!

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 10/10/2019 - 18:17

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buonasera Sara,
Leggendo il suo messaggio emergenza un'ambivalenza nel suo chiedere "consigli", poiché ha palesato le sue titubanze sui diversi "approcci" terapeutici e ha "escluso" autonomamente i "farmaci".
È possibile che questa sua inclinazione all'autoreferenzialità, costituisca uno degli aspetti fondanti del suo soliloquio.
Ma, per comprendere a pieno il suo malessere è necessario conoscere meglio Sara, come sta al di là del disagio descritto, quale funzione svolga nella sua vita il soliloquio, la sua età anagrafica ecc.
Inoltre, come mai questo "problema" che si "trascina" da tempo, è diventato oggi per lei più intollerabile? Cosa è successo nella sua vita?
Qualora non dovesse risolvere il suo "problema", cosa teme possa accaderle?
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 14/10/2019 - 09:28

Milano
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Gentile Sara, ciascuno di noi quando rimane da solo, intraprende sempre un dialogo con le persone che fanno parte della quotidianità, del passato, con gli amici pelosi di casa, persino con gli oggetti. "Dove ti eri cacciato..ti ho trovato.."si può dire al proprio cell che si era surrettiziamente "nascosto". Ci sono stati anche studi sperimentali (da Vygotskij a Ruggeri) che hanno dimostrato un’attività elettrofisiologica delle corde vocali (si "muovono") anche in assenza di linguaggio. Le corde vocali si attivano anche col pensiero. In questo momento che sto "parlando" a lei, le mie corde vocali sono in attivazione, anche se sto zitta. Ne consegue che noi non siamo mai soli e che la solitudine è impossibile per l'essere umano. Vorremmo chiuderci nelle nostre case, fare a meno di tutti, poi sentiamo l’urgente bisogno di contatto umano e sociale. Lei ha fatto un passo in più: comunica sempre, ad alta voce, anche quando non è opportuno anzi, esso diventa un segno di profondo smarrimento e disagio. Un comportamento che le ha preso la mano ed è diventato "automatico", costringendola a chiudersi sempre di più. Quello che le posso consigliare ora è di lavorare sulla sua sfiducia anche quella verso gli psicoterapeuti. Si può lasciare andare, in un contesto di psicoterapia non sarà giudicata né sarà rifiutata. Le diagnosi possono essere utili, ma in fondo dicono poco della persona: ognuna è un soggetto unico e il/la terapeuta la accoglierà come se non avesse più memoria dei propri studi, come se non sapesse nulla. Saluti.