F.  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il

Lecce

Il rapporto con mio padre mi sta rovinando

Salve gentili dottori,
Sono un ragazzo di 25 anni bisex, con una non bella situazione in famiglia, da troppi anni ormai, ma in questo messaggio voglio concentrarmi sul rapporto con mio padre, poiché sento che mi mette in difficolta ad andare avanti. La cosa peggiore, credo che il rapporto ormai stia influenzando il mio problema riguardante la dipendenza da pornografia e masturbazione, Il sesso e la sessualità. Di fatti sono dipendente da foto, video, fantasie con uomini che potrebbero avere l’età di mio padre… con cui mi immagino fare sesso, sia hard che romantico, anche i miei incontri spesso sono con uomini più grandi di me. Facendo sesso con loro è come se ricevessi affetto, protezione… Facendo tutto quello che mi dicono, dicendomi che sono bravo, è come se ricevessi approvazione, attenzione. Mi sento che sono scelto…
Mio padre, lo posso descrivere come una persona molto disinteressata alla mia vita (il contrario di mia madre che è estremamente invasiva). Anche affettivamente è stato sempre molto carente, da lui i complimenti arrivano soltanto se faccio di estremamente grande, oppure se faccio qualcosa che lui avrebbe voluto che facessi. Vi riporto qualche esempio:
Ho un diploma da tecnico informatico (lui era contentissimo), quando all’università seppe la mia decisione di fare Fisica e non ingegneria informatica, usci di casa sbattendo la porta, non mi parlò per due settimane.
L’anno scorso feci il concorso per entrare in aeronautica come maresciallo, passai la prima e seconda fase (lui si congratulò e mi abbraccio addirittura), l’ultima fase (il tirocinio) la completai ma comunque risultai non idoneo alla fine, ritornai a casa ma ero completamente soddisfatto di quello che avevo fatto (davvero tanto impegno e sforzo ci misi), tornai con l’intenzione di riprovare l’anno dopo, lui mi rispose imbronciato che ”Se dovevo farmi ancora eliminare era meglio che non ci provavo”
Oppure due anni fa, un mese dopo aver avuto (come un coglione) un rapporto sessuale non protetto e stavo male (simil influenza), pensavo di aver preso l’hiv, ed ero completamente terrorizzato all’idea; lui si incazzò e andò via sbattendo la porta, anche se poi l’esame risultò negativo, non mi ha mai chiesto come stessi e non mi parlo per più di 1 mese.
Non riesco ad avere nemmeno una buona considerazione di lui, lo trovo spesso debole caratterialmente, senza coraggio, uno che scappa e cerca di evitare i problemi. Altra cosa che mi da letteralmente fastidio è che da troppa importanza al rapporto con la sua di madre... nel senso che da più importanza a lei che a mia madre o a me/mia sorella. Quest’ultima cosa per me è inaccettabile. Cosa mi sta insegnando? Come non dovrò essere un padre/marito nel futuro.
Ma io non riesco ad andare avanti, come ad esempio a liberarmi dalla mia dipendenza pornografica..

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 03/04/2026 - 18:05

Roma - Tiburtina
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Caro F.,
mi dispiace molto nel leggere le sue parole cariche di tensione e anche di delusione nei confronti di una ricerca di approvazione e accoglienza sempre disattesa da suo padre.
Perciò, poichè non è possibile modificare il comportamento di nessuno a meno che lui/lei stesso lo desideri, è essenziale e più strategicamente utile concentrarsi su noi stessi.

Quindi, nel suo caso, il consiglio che mi sento di darle in base alla mia esperienza clinica è di focalizzare l'attenzione sulla sua dipendenza da pornografia che può compromettere i suoi rapporti con eventuali partner reali.
Nel senso che concentrarsi su una dimensione sessuale virtuale ci allontana da quella reale, implicando una progressiva perdita delle nostre abilità relazionali, aspetto che che mi sembra primario nel suo caso.

Una percorso di psicoterapia individuale può aiuterla a risolvere comtemporaneamente la dipendenza da pornografia e anche le criticità nel rapporto con suo padre che, come ha già evidenziato lei, sono aspetti interconnessi.

Le auguro il meglio!

Dott.ssa Maria Silvia Naccari Inserita il 24/04/2026 - 16:52

Salve,
la sua condivisione è molto ricca e tocca aspetti profondi: il rapporto con suo padre, il bisogno di riconoscimento e il modo in cui questo sembra intrecciarsi con la sua sessualità. Provo a restituirle alcuni spunti che possano aiutarla a fare un po’ di ordine.
Da ciò che racconta, emerge un’esperienza ripetuta di distanza emotiva e approvazione “condizionata” da parte di suo padre: attenzione e affetto arrivano solo in alcune circostanze, mentre nei momenti di difficoltà o vulnerabilità sembra esserci chiusura, rabbia o ritiro. È comprensibile che questo abbia lasciato in lei un bisogno importante di essere visto, scelto e riconosciuto.
Il fatto che nelle fantasie e negli incontri lei cerchi uomini più grandi, da cui ricevere approvazione, guida e protezione, può avere un senso proprio alla luce di questa storia. Non è qualcosa di “strano” o sbagliato in sé: spesso la nostra mente e il nostro corpo cercano, anche attraverso la sessualità, di colmare bisogni affettivi non soddisfatti. Il punto, però, è quando questo diventa l’unico o principale modo per sentirsi validati o quando assume la forma di una dipendenza, come lei stesso descrive.
È importante fare una distinzione: il suo orientamento bisessuale non è un problema. La difficoltà che porta riguarda piuttosto la modalità con cui vive la sessualità e il legame tra eccitazione, approvazione e bisogno affettivo.
Per quanto riguarda la “dipendenza”, più che provare a eliminarla di colpo, potrebbe essere utile iniziare a osservarla:
in quali momenti emerge il bisogno di pornografia o fantasie?
che emozioni la precedono (solitudine, frustrazione, bisogno di conferme)?
cosa le dà in quel momento (sollievo, senso di valore, controllo)?
Questo tipo di consapevolezza è un primo passo fondamentale per non essere completamente “trascinato” dal comportamento.
Parallelamente, il lavoro più profondo riguarda proprio quel bisogno di approvazione e riconoscimento: imparare, gradualmente, a costruire un senso di valore personale meno dipendente dallo sguardo dell’altro. Non è un percorso immediato, soprattutto quando queste dinamiche hanno radici familiari così radicate.
Riguardo a suo padre, è importante riconoscere un limite: probabilmente non è la figura che lei avrebbe bisogno che fosse. Continuare a cercare da lui quel tipo di risposta può essere molto doloroso. Parte del percorso di crescita, in questi casi, è anche accettare (per quanto difficile) che alcune mancanze non verranno colmate da quella persona, e iniziare a costruire altrove – dentro di sé e nelle relazioni – forme diverse di nutrimento emotivo.
Il fatto che lei riesca a vedere con lucidità ciò che non vorrebbe replicare in futuro è già un segnale importante di consapevolezza.
Data la complessità dei temi che porta (famiglia, identità, sessualità, dipendenza), credo che un percorso psicologico potrebbe esserle davvero utile: non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché merita uno spazio in cui comprendere a fondo questi legami e trovare modalità più libere e soddisfacenti di vivere se stesso e le relazioni.
Un caro saluto.