Giada  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il

Monza e Brianza

Anaffettività o altro? Problema a mostrare affetto ai parenti

Buongiorno mi chiamo Giada e ho 30 anni. Ho un problema che ormai mi sta dando il tormento e credo di averlo da quando ero piccola... Non riesco a mostrare affetto ai miei parenti. Nemmeno ai genitori. Non ho problemi con estranei o con il fidanzato... Diciamo che con gli amici non sono mai stata una da baci e abbracci ma sicuramente meglio che con i parenti con cui c'è lo zero assoluto. Con il mio ragazzo convivo e stiamo insieme da 10 anni e non ho nessun problema, riesco a essere dolce e affettuosa.
Recentemente mi sono molto isolata, non sono mai stata una super socievole ma ora ho ridotto le relazioni al nulla totale. Ho sviluppato un senso di fastidio verso le persone, sarà anche stato il covid, il lock down, non lo so... Ma non mi interessa nemmeno avere relazioni sociali e anzi, ripeto, schivo proprio le persone.
I miei non fanno altro che dirmi che sono poco affettuosa, che vado poco a trovarli... Ed è vero. Vorrei tanto abbracciarli e dirgli che gli voglio bene ma non riesco sento un blocco, un peso fortissimo al petto e non riesco proprio e mi viene anche da piangere quando ci penso. Se mostro affetto o abbraccio mia madre perché costretta, mi sento in imbarazzo e inadeguata. Ma perché?
Io ho fatto un po di ricerche e essendo una persona introspettiva, ho pensato alla mia infanzia.
Sono cresciuta con mia nonna, una nonna molto burbera, dura, che non esprime mai affetto e ricordo che parlavamo anche molto poco quindi praticamente stavo da sola dal mattino al pomeriggio, tranne poi il periodo elementari e medie in cui andavo a scuola. I miei lavoravano e mi venivano a prendere verso le 17... Inoltre non sono andata all asilo perché ero molto cagionevole. Quindi ho passato davvero tantissimo tempo con lei in età molto piccola. Potrebbe essere una causa scatenante del mio atteggiamento?
Anche la nonna ora che è anziana si lamenta che non vado a trovarla e a me dispiace ma allo stesso tempo non mi importa molto di lei. È orribile lo so. Ma quando è capitato che andassi a casa sua da più grande, sentivo un forte senso di angoscia e comunque non so proprio cosa raccontarle mi sembra di non avere confidenza e non conoscerla. Non so se sono stata chiara...
Sono molto dispiaciuta perché ora la nonna non mi parla più perché dice che a me non frega niente di nessuno e sono una brutta persona. E io dentro penso ok hai ragione ma mi hai cresciuto tu.... E allo stesso tempo non mi importa.
E invece I miei genitori sono sempre stati molto carini con me e mi spiace non riuscire a dargli l affetto che meritano...
Vorrei iniziare un percorso con uno psicologo... Volevo capire che cosa sarebbe più adatto per me.
.. Grazie

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 11/08/2021 - 18:24

Roma - Tiburtina
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Buonsera Giada,
Da quanto scrive e da come lo scrive, sono d'accordo con la sua autodefinizione di persona "introspettiva".
A cui sento di aggiungere anche diverse capacità di autoanalisi.
Mi riferisco, in particolare, alla sua riflessione relativa al fatto che il non aver frequentato l'asilo e l'essere stata accudita, in primis, da sua nonna, descritta come "burbera", possa aver influito in modo significativo sulla sua attuale difficoltà relazionale.
Quindi, per superare la posizione conflittuale in cui si trova ora ("a me dispiace ma allo stesso tempo non mi importa nulla"), le può essere utile ricercare uno psicoterapeuta che le ispiri fiducia e con cui possa sperimentare quella condizione di reciprocità e contatto affettivo che sente di non aver ricevuto nella sua infanzia, e di cui ha tutto il diritto, a mio avviso, per approdare ad una condizione di benessere individuale e relazionale.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 11/08/2021 - 18:11

Torino
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Buongiorno Giada,
ho letto con attenzione la sua lettera in cui emerge con chiarezza il senso di frustrazione nei confronti di una manifestazione di affetto che sente come dovere. Tendiamo ad avere un’idea preconcetta dell’amore e dei gesti necessari per esprimerlo, ma chi dice che debba essere necessariamente così? Lei non mette in discussione l’ affetto per i suoi ma si rammarica di non riuscire ad esprimerlo, che cosa intende esattamente quando parla di questa incapacità ? Ci sono molti modi per dimostrare il proprio affetto a qualcuno, è sicura di essere davvero così muta? A volte non riusciamo a comunicare perché non conosciamo l’alfabeto adatto, altre volte perché sottovalutiamo quello già in nostro possesso. Penso che l’idea di rivolgersi a uno psicologo sia buona, un percorso che l’aiuti a comprendere le emozioni che prova per i suoi genitori, che l’aiuti a risolvere i sensi di colpa per ciò che ritiene sia doveroso manifestare loro e le restituisca la libertà di esprimere ciò che di più genuino c’è in lei nei loro confronti, potrebbe restituirle la gioia e la libertà di essere vera con loro. Per quanto riguarda il percorso più adatto a lei, credo che la cosa importante sia trovare qualcuno che le ispiri fiducia. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Manuela Leonessa