Nicola  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 12/12/2020

Ancona

Ansia e paure di nostra figlia

Buongiorno. Nostra figlia secondogenita di 25 anni è una ragazza intelligente, colta, inserita in una famiglia tranquilla ed economicamente dignitosa. Ed è di bell’aspetto. Ha però una particolarità temperamentale che la rende fragilissima: è vittima di continue ansie sociali che nascono da una paura abnorme di essere giudicata. Questo non deriva da traumi, ma dal dna. A tre anni di età le maestre dell’asilo erano convinte fosse muta, e restarono sbalordite quando dissi loro che la bambina, al contrario, mi raccontava tutto quello che facevano in classe. Chiesi loro come mai fossero convinte di questo e, dopo aver compreso che le mie non erano le parole di un pazzo, dissero che la piccola non aveva mai aperto bocca in classe, neanche per rispondere ai compagni, e che per chiedere di andare al gabinetto alzava la mano. Quando lo dissi alla bambina lei confermò, e si giustificò così: non parlo perché mi vergogno. Questa caratteristica l’ha seguita negli anni, ovviamente, e ha comportato tutta una serie di problemi: al primo liceo non si trova bene, e la mandiamo in un liceo privato. Al primo anno di università non si trova bene, e le cambiamo sede e facoltà. Anche questa seconda sede non va bene, e le ricambiamo sede e facoltà. In questa terza sede le cose vanno meglio, fortunatamente, e si laurea questa estate. Iscritta da ottobre a un importante master internazionale, che sembrava entusiasta di frequentare, dopo due giorni ha un inaspettato crollo totale. Troppo lontano da casa, autostima sotto il tacco delle scarpe, terrorizzata dai compagni di corso che vede in gamba e lanciati, mentre lei si sente una nullità. Si è allontanata da parenti, non ha amiche, teme anche il fratello. È sempre la solita paura patologica di affrontare il mondo che colpisce ancora, addirittura dice di essere terrorizzata al pensiero di riprendere le lezioni in presenza a gennaio perché dovrà rincontrare i compagni di corso. Questo crollo è stato improvviso e brutale, dopo tre anni e mezzo positivi. Non è ovviamente mancato, negli anni, il condimento di atteggiamenti anoressici e bulimici, terminati per fortuna nel 2015, ma ora salute e fisico sono perfetti, lei ha una corporatura atletica. Noi le siamo vicini, forse troppo, perché è una figlia adorabile nei molti momenti positivi, anche se scorbutica in modo parossistico e rabbioso in alcuni momenti negativi. Non vuole sentire parlare di una psicoterapia, anche perché anni fa ne seguì una ma, non trovando traumi nel passato, il terapeuta non trovò di meglio che scatenarla contro padre e madre peggiorando molto le cose. Ora da due mesi la ragazza è in un abisso, il master è cominciato a ottobre e per lei è come vivere una tortura cinese, non le va di studiare, è a terra, eppure sa che questo corso di un anno è fondamentale per il suo futuro. Dice di sentirsi lontana da casa, ma anche quando è a casa le cose non migliorano troppo, dice di vivere male qualunque cosa faccia, ha avuto un ragazzo per due anni e poi lo ha lasciato e non vuole legarsi a nessuno. Siamo e siamo stati troppo protettivi, forse. Forse sì. Ora però dobbiamo a tutti i costi aiutarla a entrare nel mondo del lavoro, perché lei ha le capacità per fare molte cose, ma l’ansia la blocca su tutto, e l’autostima è a zero. Ecco, noi vorremmo dei consigli per aiutare nostra figlia a superare questo momento traumatico, per aiutarla a gestire l’ansia. Soprattutto per aiutarla a terminare questo master ed entrare nel mondo del lavoro. Grazie dei consigli, sono disposto anche a un contatto personale

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 12/12/2020 - 12:55

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Nicola,
Da ciò che narra, percepisco il suo autentico desiderio di supportare sua figlia e soprattutto la sua apprezzabile disposizione a mettersi in discussione ("Siamo e siamo stati troppo protettivi, forse").
E mi dispiace apprendere che, nel corso di un precedente percorso terapeutico, tutto ciò possa essere stato frainteso ("il terapeuta non trovò di meglio che scatenarla contro padre e madre").
Quindi, il mio consiglio è, in primis, rivolgersi ad uno psicoterapeuta che le ispiri fiducia e con cui senta di poter condividere la sua attuale difficoltà nello svolgimento della funzione genitoriale in favore di sua figlia.
Pertanto, se anche sua moglie è propensa, può esservi utile richiedere una consulenza di coppia che vi aiuti ad orientare al meglio la vostra funzione genitoriale.
Se ciò avrà un buon esito, vedrà che anche sua figlia potrà prendere in considerazione l'idea di riprendere una psicoterapia individuale con un terapeuta a sua scelta.
Ad ogni modo, auguro in bocca al lupo a tutti voi e spero che possiate trovare la soluzione migliore per voi.
Un caro saluto.
Dott. ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Valeria Ricci Inserita il 17/12/2020 - 04:31

Salve Nicola comprendo da professionista e soprattutto da mamma l'istinto di protezione e cura che un genitore prova verso il proprio figlio, ma è necessario per il loro bene che impariamo a farci da parte, sia nei momenti positivi, che quando si trovano in difficoltà. Risolvere tutti i loro problemi equivale a non dar loro spazio, a non far sperimentare le loro risorse, a non far comprendere loro fin dove possono spingersi e dove è meglio volare basso. Questo vale tanto in ambito personale quanto in ambito sociale. Le consiglio anche io come la collega che mi ha preceduto di confrontarvi lei e sua moglie con un esperto, che possa aiutarvi a relazionarvi al meglio con vostra figlia. Ma poi sarà necessario che sua figlia stessa decida di affrontare le Sue difficoltà, che prenda in mano la sua vita. Altrimenti si troverà totalmente persa nel.momento in cui per un motivo o per un altro voi non riusciate più a sostenerla. Rimango ovviamente a sua disposizione. Saluti, dottoressa Valeria Ricci (Roma)