Carmela  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 14/05/2019

Napoli

Rapporto conflittuale madre-figlia

Buona sera, mi chiamo Chiara e ho 25 anni. Vi scrivo perché mi sento frustrata e sola. Molti dei miei problemi credo derivino dal mio pessimo rapporto con mia mamma. Mia madre credo soffri di depressione. Lei è cresciuta in una famiglia con genitori molto severi e chiusi di mentalità. Ha lavorato da sempre in attività di famiglia e non ha mai avuto la possibilità di evadere, fin quando non si è sposata. Ha sempre mostrato un rispetto reverenziale nei confronti dei suoi genitori. Io fino all'età di 20 anni sono stata la figlia ubbidiente, esemplare, senza mai ribellarmi. Quando ho cominciato l'università mi si è aperto un mondo, ho capito che, oltre a quelle mostratemi dai miei, c'erano tante opportunità e cose belle da fare nella vita, che avevo sempre represso per obbedire a casa. Ho lasciato il mio fidanzato storico e ho cercato di vivere esperienze che prima non avrei mai pensato di fare. Da questo punto i miei rapporti con mia mamma si sono cominciati ad incrinare, da un paio d'anni ci parliamo a stento e per lei, mio padre e mio fratello sono diventata una persona della quale vergognarsi. Nel corso degli anni ho accumulato una rabbia crescente nei confronti di mia mamma e questo mi spinge, nel corso delle nostre discussioni, a esprimere quello che penso di lei e di cui poi mi vergogno. La rabbia deriva soprattutto dal fatto che tutti questi problemi mi ha fatto crescere insicura, dipendente da loro e di carattere, con la paura di restare sola e con difficoltà ad amare e a lasciarmi amare. Tra una settimana mi laureo alla magistrale di biologia a pieni voti. Dovrei essere felicissima e invece mi sento in uno stato di depressione. A volte non riesco a trovare un senso alla mia vita. Ho già provato la psicoterapia, ma mi ha aiutato solo fino a un certo punto. Voi cosa mi consigliate di fare? Grazie per l'attenzione

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 15/05/2019 - 08:40

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Chiara,
da ciò che narra, mi sembra di capire che in parte, nella sua vita, si stia riproponendo il copione comportamentale di sua madre: "non ha mai avuto la possibilità di evadere" e lei "sono stata la figlia ubbidiente, esemplare, senza ribellarmi".
Come se tra lei e sua madre ci fosse un'eredità da tramandare che prevede appunto il rispetto rigido dei dettami familiari.
Poichè ha "già provato con la psicoterapia", immagino che avrà avuto modo di toccare questo nucleo affettivo e iniziare ad esplorarlo. Ha formulato qualche ipotesi a riguardo? Ossia, come mai secondo lei nella vostra famiglia le figure femminili devono osservare rigidamente le regole? E' lo stesso per le figure maschili? Come mai secondo lei le figure femminili non possono guadagnare una loro autonomia d'orientamento al di là della famiglia d'origine?
Considerato che il percorso di psicoterapia che ha già svolto le è stato di aiuto "fino ad un certo punto", immagino che, come in tutti i setting terapeutici, lei ed il suo terapeuta siete arrivati al punto in cui potevate in quello specifico momento ed in quella specifica dinamica relazionale terapeuta-Chiara.
Pertanto, se lei ora percepisce di avere una motivazione più forte ad autoesplorarsi e quindi risolvere le dinamiche conflittuali con sua madre, le consiglio di intraprendere un nuovo percorso di psicoterapia scegliendo un terapeuta che le ispiri fiducia, elemento essenziale nella riuscita del lavoro.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott. Antonio Di Donato Inserita il 15/05/2019 - 02:59

Gent.ma Chiara, da quanto racconta mi sembra di capire che lei è cresciuta accettando i valori familiari volti ad una certa rigidità. Arrivato il momento dell’Università le si è aperto un mondo e ha cominciato a mettere in discussione i valori della famiglia di origine. Questo è quello che succede solitamente in una fase adolescenziale, in cui ci si ribella a ciò che si conosce tra le mura domestiche della famiglia di origine e allo stesso tempo si provano nuove esperienze, come nelle relazioni, nella sessualità ecc. Chiaramente ne scaturisce un conflitto poiché si fanno ancora i conti con i vecchi valori nel mentre ci si può anche sentire in colpa verso i nuovi. Mi sembra di capire che lei sta vivendo una “crisi” adolescenziale in piena regola. Ciò che c’è di buono da sapere è che le crisi adolescenziali hanno un loro corso è una loro fine.. con questo intendo che man mano che lei continuerà in modo sempre più coerente con i suoi bisogni a prendere le decisioni che la fanno stare veramente bene con se stessa sarà più probabile che il conflitto con i modelli passati si attenui e anche i suoi genitori cominceranno a riconoscerle la giusta dignità che merita nelle sue scelte. Cordialmente