Sara domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 29/01/2018

Ancona

Devo stare qui...e non voglio!I miei attacchi di panico....

Salve,
Mi chiamo Sara e ho 35 anni.
Da 4 anni mi sono trasferita, da Roma sono passata ad un piccolo paese a 250km da casa,per il lavoro di mio marito.
Questo posto non mi piace...non mi piace il clima,non mi piace la mentalità della gente,non mi piace proprio niente,ma ci devo stare.
Sono arrivata qui con la prospettiva ritrovare lavoro,fare amicizia...insomma fare una vita normale.
Invece mi sono ritrovata a casa disoccupata per due lunghi anni.
Poi tramite conoscenza (qui il lavoro si trova solo così),ho trovato un lavoro.
La situazione è peggiorata,perché il lavoro non mi piaceva...non mi piaceva l'ambiente,non mi piaceva come mi trattavano e soprattutto mi davano una miseria.
Mi sono detta che era un modo per uscire e passare il tempo,che anche pochi soldi ci facevano comodo.
Era quasi una violenza andare a lavorare,mi dicevo "passerà quest'ora....passerà la prossima".
Poi gli attacchi di panico.
Due in una settimana...il pronto soccorso.
La delusione di mio marito e la preoccupazione per il lavoro.
Era preoccupato per i soldi...e cosí con tutta la forza che avevo sono tornata a lavorare.
Di nuovo attacchi di panico.
Mio marito ha capito che non era un capriccio,ma che stavo male davvero.Ho lasciato il lavoro e sono stata in terapia con una psicologa 7 mesi,gli attacchi di panico dopo aver lasciato il lavoro non sono più tornati e io ho condotto una vita normale.
In questi 7 mesi ci siamo concentrate soprattutto sulla mia situazione famigliare .
Dopo circa un anno ripensando agli attacchi di panico ho finalmente capito perché proprio qndo avevo trovato lavoro....il lavoro significava dover rimanere in questo posto.
Sono tornata a Roma per il periodo di Natale e ho lavorato 20 gg,nessun problema,solo felicità e soddisfazione. Iniziavo a pensare davvero a tornare a Roma con mio marito,ma lui non era molto convinto,sopratutto perchè di questi tempi non vuole lasciare un lavoro sicuro.
Tornata qui ,mi hanno proposto un lavoro,io non volevo neanche fare il colloquio,mi sono sentita costretta (rifiutare per i miei parenti equivale a dire che non hai voglia di lavorare).
Sono stata presa,lunedì ho iniziato e già da martedì attacchi d'ansia.
Dopo 4 giorni di nuovo attacchi di panico.
Sto malissimo,sono tornata dalla psicologa,la conclusione è che io non voglio stare qui,andare a lavorare è una violenza che mi faccio ogni giorno,ma sono combattuta tra "resto qui e sto male oppure torno a Roma e perdo mio marito".
Mia zia mi ha suggerito di prendere dei tranquillanti e andare a lavorare,io la vedo come una costrizione e sono contraria ai farmaci.Nessuno sa di questa situazione,continuo a dire che va tutto bene.
Scusi se mi sono dilungata,ma volevo spiegare bene.
Cosa ne pensa?Cosa dovrei fare?
Grazie mille

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Serena Bosco Inserita il 30/01/2018 - 12:14

Sara, capisco che la sua e' una situazione conflittuale che sembra non lasciare scampo. Scegliere di tornare a Roma significa rischiare di perdere la sua relazione sentimentale, restare lì d'altra parte significa, in certa misura, perdere se stessa. Le due alternative rappresentano un conflitto drammatico per il suo benessere, perchè evidentemente lei non può optare per quello che realmente vorrebbe, ovvero tornare a Roma ma con suo marito.
Ne ha parlato con la psicologa che la segue? Cosa rappresenta per lei tornare a Roma? Quali rinunce sono connesse al vivere in questo paesino?

Dott.ssa Francesca Di Niccola Inserita il 29/01/2018 - 17:58

Salve Sara, gli attacchi di panico sono una sintomatologia, fisicamente devastante e non sono per nulla piacevoli, emotivamente parlando.... Probabilmente ci sono ancora altre informazioni e altri fattori che ruotano intorno al malessere che percepisce e che per via dello spazio qui disponibile, non sono emersi. Se non ho capito male, ha iniziato il nuovo lavoro da poco, dunque non ha ancora una chiara idea o forse non ha ancora avuto tempo di conoscerlo appieno. Non ho idea di quanto sia importante per suo marito e per la vostra famiglia, restare in quella città e probabilmente questa informazione è importante ai fini di una decisione. Mi sono però chiesta quante e quali possibilità si è concessa concretamente nella nuova città....Se ha avuto modo di sfruttare a 360° le sue risorse ed energie per addentrarsi nel nuovo ambiente e creare quello di cui ha bisogno e desidera. Viviamo quasi sempre la realtà che percepiamo e che ci costruiamo......
Cordiali saluti
Dott.ssa Francesca Di Niccola