Guglielmo domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 01/08/2016

Su me stesso (per quel che ne so).

Credo di averne scritte davvero tante di lettere di questo tipo, comunque devo scrivere , devo farlo ed anzi è l'unica cosa che mi resta realmente da fare . Gentili Psicologi vi scrivo nella speranza che possa ricevere un consiglio utile per superare il mio tremendo immobilismo e ricevere dei consigli che mi permettano di iniziare a fare davvero qualcosa per aiutarmi . Avrei davvero tanto da scrivere ma credo che il cuore del mio problema sia una totale incapacità di comunicare. Credo poi di condividere questa sorte con la stragrande maggioranza degli uomini anzi penso che l'incapacità di discutere realmente ed a cuore aperto sia il più grande problema del 21 secolo. Ma aldilà che sia un problema individuale o non la mia incapacità di comunicare ("a voce" e non a "carta" , vi è un abisso che separa la persona reale in se da chi scrive ) ha raggiunto un punto in cui mi trovo totalmente dissociato tra mondo reale e mondo pensiero , così che le mie riflessioni siano solo uno specchio opaco e senza connessioni con me stesso . Io non so se sono in grado di restituire almeno in parte un immagine di cosa questo significhi per me. Ormai questa condizione dura da moltissimo tempo e sembra un ergastolo senza fine ed una solitudine tremenda. Il volere , l'immenso desiderio di vivere , di parlare e di agire , di muovermi , di far qualcosa e di essere realmente sublimato in un ozio ottuso , nel dire qualcosa solo dopo aver constatato di non dire niente di niente. A me pare che di questa vita io sia solo uno spettatore , è come se pensando gridassi allo schermo di un cinema "Non lo fare! Non vedi il pericolo lì di fronte?" È essere impotenti agli eventi, è guardare da lontano , disperarsi per non riuscire a far nulla . Forse potrebbe sembrare a qualcuno che io stia esagerando, ma la realtà è che davvero io non so chi sono , per questo spesso ho pensato di essere borderline, di vivere straniero (ho di recente letto il romanzo di Camus, mai nulla fu più drammatico e reale) , di essere al confine. Spesso , quando vedo in modo netto questa condizione (di solito quando sto con i miei "amici"). Mi si gela il cuore e mi sento un essere sé rispetto all'universo, in quei momenti penso al suicidio e al suicidio soltanto , ma cos'altro è il suicidio se non un disperato gesto di comunicazione? Ed è per lo stesso assurdo motivo che ancora io non l'abbia finita , che non riesca né a vivere nè a morire . Ma. forse tutto questo sarebbe sopportabile se non avessi una sorta di dislessia latente , che mi fa leggere e scrivere con molta difficoltà (sebbene io non desideri altro) So benissimo di dover andare da uno psicologo, ma se davvero avete compreso quanto ho scritto capirete perché ancora non l'abbia fatto , inoltre ho solo 19 anni e non sono libero di muovermi senza che mi si chieda dove sto andando ( vivo in una piccola città vicino Catania) e senza che mi si chieda come ho speso tutti quei soldi . Grazie infinitamente

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Sciubba Inserita il 01/08/2016 - 21:59

Gentile ragazzo,
dalla tua lettera si evince un grande desiderio di muoversi, di vivere, di agire, ma nello stesso tempo ti dichiari uno "spettatore".
La tua è un'età molto delicata in cui ci si affaccia alla vita e si muovono spesso i primi più decisi passi verso l'autonomia. Anche per i familiari è spesso un momento difficile.
Ti consiglio caldamente di consultare uno psicologo di persona perchè ciò che deciderai e la qualità delle relazioni importanti in questo periodo può influenzare fortemente il resto della tua vita.
Cordiali saluti

Dott.ssa Lucia Catiuscia Balloi Inserita il 01/08/2016 - 19:21

Buongiorno,
Mi spiace per la sua situazione. Io vedo una risorsa in lei, lo scrivere. Potrebbe iniziare la terapia con un diario in cui poi le discussioni vengono fatte su ciò che scrive. Provi a pensarci un po' su. Cordiali saluti