evey domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 28/06/2016

Roma

Ansia e depressione

Buonasera, ho deciso di inviare questa richiesta d'aiuto un po' per sfogarmi, un po' con la speranza di ricevere conforto..Sono una ragazza di 25 anni, conosco il mio ragazzo da quando ne avevamo 13: per anni siamo stati compagni di classe, amici intimi, confidenti...poi per 5 anni ci siamo separati (io mi sono trasferita per studiare, lui è stato fidanzato con una ragazza molto gelosa). Da pochi mesi ci siamo ritrovati..ci siamo innamorati (o forse lo eravamo già?) e siamo di nuovo inseparabili. Fin qui tutto bene...se non fosse che lui da anni soffre di numerosi disturbi tutti riconducibili all'ansia. Lui è un ragazzo dall'intelligenza fuori dal comune, brillante, simpatico, dolce, altruista, ma ahimè per lui, estremamente sensibile e con bassissima autostima (ha rasentato l'obesità ed è tutt'ora molto in sovrappeso, inoltre in adolescenza ha sofferto di bulimia). Questa ipersensibilità, che caratterizza entrambi, è ciò che ci ha sempre legati, poichè sentiamo un legame e una complicità unica e insostituibile...Da cinque anni ha iniziato ad avere delle ansie incredibili: dà un peso enorme a tutto ciò che fa e si autoboicotta in tutto...ha assunto anche psicofarmaci che però lo facevano sentire ancora peggio. Da anni è in cura da una psicologa che però, nonostante la buona volontà, non riesce in alcun modo a farlo sentire meglio. Negli ultimi mesi ha letteralmente imparato a memoria il codice penale e ovunque vede irregolarità o possibilità di errore che potrebbero spingerlo ad essere accusato di qualcosa e quindi messo sotto processo. Per questo motivo si autocensura e blocca ogni iniziativa (un contratto lo spaventa, la burocrazia lo terrorizza...teme continuamente di essere giudicato per qualche errore commesso involontariamente) Ha un continuo senso di colpa, di inadeguatezza e di insicurezza...vive male e spesso parla di morte...di non riuscire più a vivere così, di non avere più speranze per il futuro. Qualsiasi dubbio lui abbia, lo dissipa su internet, da cui è letteralmente dipendente, se si considera che inoltre fa un lavoro che lo costringe 9 ore giorno davanti a un PC. Contemporaneamente dice di vedere in me l'unica che sia in grado di stargli vicino e di farlo sentire meglio, anche se è arrivato a chiedermi di allontanarmi per paura di trascinarmi in questo vortice di angoscia e immobilismo. Inutile dire che io sto male per lui...vederlo così cambiato, per me che lo conosco da così tanti anni, è ogni giorno una sofferenza. Cerco di essere forte per lui, di essere fiduciosa, di essere positiva, ma la verità è che il desiderio di cambiare (cambiare casa perchè odia suo padre, cambiare lavoro perchè troppo monotono per lui che ama la creatività, cambiare stile di vita, più sano...iniziando a fare sport ad esempio) deve venire da lui e di certo non da me. Io posso spronarlo, certo, ma dev'essere lui a sfidare queste paure. Lui però si boicotta, pensa di non meritarsi la felicità, non si vuole bene..si trascura in tutto e per tutto, salute inclusa. Io credo di poter fare poco a parte stargli vicino e fargli sentire tutto il mio amore e la mia comprensione. Ci amiamo tanto, ci fidiamo l'uno dell'altra, parliamo sempre di convivenza, di matrimonio, ma sono sogni che lui vede sempre più sfocati a causa di quest'ansia schiacciante che gli impedisce di vivere, facendolo sentire inadatto alla vita, inadatto alla società..io vorrei solo vederlo felice. Grazie per questo spazio e per un'eventuale risposta.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Sciubba Inserita il 08/07/2016 - 16:17

Gentile ragazza,
se un medico non ci guarisce in genere ne cerchiamo un altro. Analogamente penso che il suo ragazzo dovrebbe fare la stessa cosa, nei confronti della psicologa.
I disturbi d'ansia solitamente rispondono molto bene e velocemente alla psicoterapia. Se ciò non avviene è possibile che il terapeuta abbia sbagliato strategie oppure che il tipo di terapia sia inadeguata (ad es. potrebbe essere necessaria una terapia familiare al posto dell'individuale, ma in questo caso lo psicoterapeuta dovrebbe dirlo) o, ultima ratio, potrebbero esserci forti resistenze da parte del paziente, ma in genere si riesce ad aggirarle e sinceramente mi sembra il caso meno probabile.
Si informi ad es. sulle terapie brevi: esse sono molto efficaci nei disturbi d'ansia.