Mara  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Aosta

Ansia, isolamento e tesi di laurea

Salve, sono una studentessa di 35 anni a cui manca solo la tesi per laurearsi. Ho fatto fatica a passare gli esami e arrivare fino a qui per questo motivo sono fuoricorso ma non ho mai avuto problemi psicologi fino alla tesi. Per trovare un argomento e un relatore che mi seguisse ho avuto parecchie difficoltà fino ad avere veri e propri attacchi di panico ogni volta che pensavo o che qualcuno mi chiedeva della tesi. La mia motivazione mi ha spinto a superare queste difficoltà e a trovare un relatore, tuttavia ora che ho iniziato a scriverla le cose non sono migliorate ma peggiorate. Gli attacchi di panico sono praticamene quotidiani, a questo si aggiungono rabbia per un sistema che non funziona molto bene e senso di impotenza e fallimento perchè le cose che scrivo non vanno bene al relatore, nonostante altre persone mi hanno detto che sono davvero brava a scrivere. Questo in me genera una bassa autostima e zero entusiasmo per il progetto che sto facendo che a questo punto non sento più mio ma del relatore. Tutto questo si traduce per me in un'isolamento sociale (non riesco ad uscire con le amiche e nemmeno conversare i chat) e in apatia. Questo enorme stress è dovuto al fatto che non riesco a relazionarmi con il relatore e al poco tempo che ho prima della consegna. Essendo fuoricorso non voglio rimandare ancora la laurea. Vedo la tesi come un blocco insormantabile che non mi fa andare avanti nella vita e non riesco ad essere serena con me stessa e con gli altri. Non riesco a parlare con le mie amiche laureate e lavoratrici perchè non so se mai riuscirò ad avere la vita che hanno loro. Perchè il mio è proprio come un blocco nella vita e non vedo vie d'uscita. I continui cambiamenti del prof e le ore perse a scrivere cose che non vanno bene non li reggo più. Risulta impossibile per me organizzarmi. Ci tengo a precisare che nonostante la mia età io non lavoro e grazie alla laurea, essendo nell'area sanitaria, potrei avere delle concrete possibilità.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Ursula Fortunato Inserita il 23/07/2026 - 16:12

Milano
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Buon pomeriggio Mara, quando ansia stress e attacchi di panico diventano frequenti e limitano la conclusione di una consegna, le relazioni, non si tratta di un semplice momento di difficoltà ma una condizione che richiama attenzione, uno spazio, il tempo per un confronto con un professionista con il quale ricercare cause, significato, strategie per affrontarla.

Più i sintomi vengono trascurati, maggiore è il rischio che si consolidino, aumentando il senso di blocco, sofferenza psicologica, evitamento.
Se sente che è arrivato il momento di affrontare la situazione,possiamo provare a lavorarci insieme, mi trova disponibile per un confronto e supporto online.

Le auguro il meglio.
Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Silvia Boniolo Inserita il 03/08/2026 - 17:27

Gentile Mara,

dal suo racconto emerge chiaramente quanto questa situazione stia incidendo sulla sua vita. La tesi non rappresenta soltanto un elaborato da concludere, ma sembra essere diventata il punto attorno a cui ruotano ansia, senso di fallimento, isolamento e la percezione di non riuscire ad andare avanti.

Mi ha colpito un aspetto: lei scrive di non aver mai avuto difficoltà psicologiche prima di questo percorso e che gli attacchi di panico sono comparsi proprio in relazione alla ricerca del relatore e, successivamente, alla stesura della tesi. Non possiamo sapere con certezza perché sia accaduto, ma è evidente che questo progetto abbia assunto un peso emotivo molto più grande del suo valore accademico.

Un altro elemento significativo è che descrive la tesi come qualcosa che non sente più suo, ma del relatore. Quando si ha la sensazione di perdere il controllo sul proprio lavoro e di non riuscire più a soddisfare le aspettative, è comprensibile che possano comparire scoraggiamento, rabbia e difficoltà a riconoscere le proprie competenze, anche quando gli altri le vengono riconosciute.

Vorrei però soffermarmi su ciò che racconta rispetto agli attacchi di panico quotidiani, all'isolamento e all'apatia. Questi aspetti suggeriscono che la sofferenza stia andando oltre la gestione di una tesi universitaria e stia coinvolgendo il suo benessere psicologico in modo più ampio.

Per questo motivo, oltre a cercare strategie per affrontare il lavoro accademico, credo che sarebbe importante non affrontare da sola questo momento. Un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarla sia a comprendere ciò che sta mantenendo questo circolo di ansia e blocco, sia a recuperare gradualmente un senso di efficacia, senza che il valore personale coincida con l'esito della tesi.

Il fatto di essere fuoricorso e di vedere nella laurea un passaggio fondamentale per il suo futuro rende comprensibile il desiderio di concludere quanto prima. Proprio per questo, prendersi cura anche del suo benessere psicologico non sarebbe una deviazione dall'obiettivo, ma potrebbe rappresentare una risorsa per raggiungerlo.

Le auguro di riuscire a ritrovare, passo dopo passo, uno spazio in cui la tesi torni a essere una parte del suo percorso, senza diventare la misura del suo valore o del suo futuro.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Silvia Boniolo