Elisa  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Roma

Tanti piccoli problemi che rendono la vita un grande unico problema

Salve,
sono una ragazza di 25 anni. Scrivo perché vorrei un consiglio sul tipo di terapia da intraprendere.
Facendo un quadro dei sintomi spero che possiate aiutarmi a capire perché sto male e come fare per stare meglio.
Dai 15 ai 17 anni sono stata anoressica, dopo due anni mi sono trasferita e con il supporto della psicoterapia sono guarita senza strascichi di nessun tipo come episodi di bulimia ecc.
Faccio uso di sostanze sempre circa da quando avevo 15 anni. Da quattro anni vivo in Austria e sempre con maggior frequenza bevo alcool e faccio abuso di droghe.
Negli ultimi tre mesi sono stata tre volte nel reparto di psichiatria per condotte autolesive. L'ultima volta le ferite sono state di una certa gravità ma sempre autoinferte al culmine delle ripetute discussioni con il mio partner e dopo le sue minacce di lasciarmi ed altre offese.
Dei giorni sono depressa e ho una scarsa autostima ed altri invece mi sento bella, intelligente e soddisfatta. Alcune volte mi sveglio di malumore e cerco ogni motivo possibile di litigio. Con il mio partner non vado molto d'accordo, principalmente perché non ho avuto ancora il coraggio di chiudere definitivamente con il mio ex che vive a Roma. Quando sto con quest'ultimo, finisco per dirgli e fargli promesse di cui poi mi pento ed appena tornata sparisco per mesi e sembra che la persona più importante e di cui non posso fare a meno sia il mio attuale ragazzo. Un altro fatto per cui potremmo dire “abitualmente” ci siamo scontrati anche violentemente è che io non voglio farlo dormire e pretendo che rimanga sveglio tutta la notte, nonostante lavori e sia stanco. Olltre a questa manifestazione di profondo egoismo si aggiungono le scenate di gelosia spesso immotivata. Mi rattrista anche il constatare che ho perso moltissimi amici perché non rispondo per giorni o non mi faccio sentire. Da un po di tempo evito quanto mi è possibile le occasioni “sociali” e dove dovrei intrattenere delle relazioni, tranne nel caso in cui quei rapporti abbiano a che fare con una condizione mentale poco lucida. In quelle situazioni mi abbandono al sesso, divento trasgressiva, per poi dopo puntualmente rimpiangerlo. Non sono costante, la mia vita è un kaos e si divide in tutto o niente, per questo divento ossessiva con lo studio facendo tutto all'ultimo momento oppure se comincio a bere non ho più stop etc.
Quando non sono lucida, dico anche molte cose su di me e poi come al solito, rigorosamente dopo non essermi posta nessun tipo di freno, mi faccio prendere dalle paranoie e non dormo tranquilla per giorni. In periodi di forte stress mi è anche capitato di pensare cose assurde, come credere che qualcuno stesse complottando contro di me o pensare che qualcosa venga detto in modo ambiguo ma in riferimento a me. Da circa un anno mi sembra di non avere più interessi e stimoli nel far nulla, mi sento persa, anche perché a 25 anni ancora non ho capito che tipo di compagno vorrei avere, che studio mi piacerebbe fare, o che stile di vita voglio veramente tenere.
A periodi sto bene e mi prendo cura di me, in altri mi concedo ogni tipo di eccesso e sembra abbia solo voglia di distruggere i rapporti con le poche persone care, e più sono sicura del loro affetto e improbabilità che mi lascino più me ne approfitto e sembra voglia esasperarli e come dicono loro stessi “togliergli qualunque energia, succhiargli l´anima”. Ho un perenne bisogno di rassicurazioni e conferme riguardo i pensieri paranoidi su ciò che posso aver detto o fatto di sbagliato, così come bisogno di costanti dimostrazioni a livello fisico, sessuale e verbale, di amore. Sono gelosissima ma non accetto che mi si riservi lo stesso trattamento che ho io nei confronti dell'altro.
A volte avverto la mia mente come una trappola dal quale non riesco ad evadere se non quando perdo totalmente il controllo. Ho pensieri ossessivi che mi colgono stranamente sempre prima di dormire, esorcizzo il sonno e mi crogiolo in paranoie, ad es. un mese fa ero in ansia perché avevo paura di aver contratto l´hiv. Di solito comunque vengo assalita da pensieri di diversa natura, che possono ad esempio consistere in dubbi cronici e riflessioni sulla mia relazione, sul mio essere innamorata o no, su come vorrei che fosse la persona con cui potrei decidere di condividere tutta la mia vita.
Questo periodo mi sento depressa ed inutile, ed inoltre non riesco ad affrontare con coerenza delle decisioni importanti. A breve dovrei andare a vivere con questo attuale ragazzo, e a lui dico di voler prendere un cane e viverci insieme e altre cose che in realtà non provo o non voglio, perché temo di impegnarmi troppo. E non è che non ho il coraggio di dirle, infatti dico spesso cose per cui bisogna essere veramente impavidi di fronte alla sincerità, ma semplicemente perché è più forte di me, con molta probabilità è un atteggiamento legato alla mia intolleranza verso i rifiuti e allontanamenti.
Sempre per paura di stare bene e di conseguenza di innamorarmi e vivere anche emozioni percepite da me come insopportabili e dolorose, ho sempre cercato una relazione, che non di rado non mi dava nessun appagamento ma solo tanta sicurezza, soprattutto di avere vicino qualcuno che non mi avrebbe mai lasciato o che mi accetta per ciò che sono ed è disposto a sopportare l'inimmaginabile pur di stare con me. Non ho mai, a causa di ciò, cercato chi fosse migliore di me o mi potesse arricchire ma piuttosto una figura rassicurante e di fronte al quale non mi sarei potuta sentire “difettosa” e che però a breve cominciava ben presto ad essere una fonte di frustrazione e di possibilità di prendermela e incolpare di qualcosa, oppure imprevedibilmente mi diventava così insopportabile scadendo drasticamente nell´ idea e opinione che avevo di lui, che mi convincevo a chiudere la relazione immediatamente.
Questa volta però il partner di cui parlavo prima, a differenza di altri, non tende ad assecondarmi non appena piango, ma si impone, provoca, è lui stesso aggressivo. Questo suo comportamento mi porta a un grado di nervoso, rabbia non più sostenibile se non sfogato. Per non tirare gli oggetti, perché mi sentirei troppo in colpa, per non fare male a lui (anche se è successo in più che un'occasione), arrivo a dei gesti autolesivi che in quel momento mi danno sollievo, perché è come se potessero far cessare l´ansia, il rancore, la tristezza; della serie “ ho sofferto abbastanza, non vale la pena soffrire ancora” ed allora mi calmo, in sostanza devo essere io quella che lascia e che arriva ad un punto in cui riesce a darsi al menefreghismo.
Altro tratto di ciò che non capisco se è parte di qualcosa che non va in me, o solo purtroppo del mio carattere, è l´alta irritabilità. La cosa bizzarra è che se mantengo sempre la calma e mi tengo tutto dentro con le persone che non conosco bene, al contrario con la mia famiglia e il mio ragazzo mi accendo subito, ed anche se non voglio non riesco proprio ad evitare di rispondere male rivolgendomi a loro in modo accusatorio.
Infine gli aspetti della mia personalità che maggiormente mi rendono la vita pesante sono: l'insicurezza, il pessimismo, l'esagerazione, la tendenza a rimandare ed affidarmi agli altri per diverse questioni, l'incapacità di cambiare vita e smettere con droghe, alcool, rapporti problematici, l'ipersessualità, la rabbia repressa,la mia ingenuità e troppa fiducia nel prossimo coesistenti rispetto a pensieri paranoici e rimuginazioni sul mio modo di rapportarmi alle persone, ed infine la facilità con cui mi lascio esaltare da eventi o incontri, su cui mi costruisco delle illusioni, e la facilità con cui altrettanto velocemente comincio a criticare, a notare tutti i difetti di una determinata persona o condizione. Ho avuto molte relazioni, ma raramente trovo qualcuno con cui duri del tempo come invece è accaduto stavolta e due volte ancora in tutta la mia vita.
Un sentimento che ricordo accompagnarmi fin da quando sono bambina è la sensazione di sentirmi “diversa”; nella sua definizione più negativa di disadattata, inadeguata, inferiore e per una ragione, che ad oggi ancora mi è effettivamente sconosciuta. Gli unici fattori che mi vengono in mente potrebbero esser stati: la morte di mio padre quando avevo un anno quindi la mancanza di una figura paterna, maschile; l'assenza di mia madre durante la mia infanzia a causa del lavoro; le regole che mi sono sempre mancate e quindi la mia situazione familiare avvertita da me differente rispetto alla norma.
Per fortuna d'altra parte ho sempre avuto una buona capacità, a cui hanno contribuito anche i tanti anni seguita da una psicologa, di autoanalizzarmi e rendermi conto che qualcosa non va, come accadde già dopo qualche mese di rigida dieta e esagerata attività fisica.
Spero che questa dettagliata e sincera spiegazione del mio stato d'animo e di ciò che mi affligge di piu´, sia sufficiente a permettervi di indirizzarmi in modo mirato verso una soluzione piuttosto che un'altra, una terapia che faccia al mio caso, e forse anche il tipo di farmaci ritenuti piu´ adeguati alla luce di tutto quanto espresso in questo messaggio.
Grazie in anticipo. Cordiali saluti

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Bennati Inserita il 27/09/2020 - 15:38

Cara Elisa, il suo racconto è molto chiaro e dettagliato e trasmette molto bene il vortice di emozioni che accompagna la sua vita e che la fa soffrire. Non so se conosce già la Terapia dialettico comportamentale (DBT), è un tipo di approccio che è molto efficace per quanto riguarda l'instabilità legata all'umore, alle relazioni e alle dipendenze da sostanze. Ci sono dei centri, per esempio Villa Margherita a Vicenza, dove può essere seguita anche sul piano farmacologico e avere un aiuto a tutto campo. Provi a cercare qualche informazione riguardo questo tipo di terapia e veda se nella sua zona ci sono terapeuti o centri che la utilizzano. Potrebbe finalmente trovare la strada giusta per lei e iniziare a stare meglio. Spero di esserle stata un di aiuto. Un caro saluto. Dr.ssa Valentina Bennati