Andrea  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 12/06/2019

Malessere esistenziale

Buongiorno. Spero di essere il più breve ma anche il più chiaro possibile.
Sono un ragazzo di 26 anni e da quando ne ho 18 ho cominciato ad avvertire i primi segnali di disagio emotivo: insoddisfazione, infelicità e rabbia.
Ho avuto poi il primo contatto con il Centro Psico Sociale della mia zona a fine 2012 su invio del Pronto Soccorso quando un giorno ho deciso di andarci perché da solo non ce la facevo più a vivere: infelicità profonda, insoddisfazione, rabbia, tristezza, paura, pensieri di suicidio, il tutto associato a sintomi quali ansia, tremori, nausea, mal di stomaco, insonnia e stanchezza molto forte.
Così il giorno dopo ho avuto l'appuntamento con la psichiatra del CPS che mi ha fatto poi la diagnosi di depressione maggiore ricorrente con disturbo di personalità borderline, e mi ha dato un farmaco antidepressivo con delle gocce di ansiolitico.
Qui ha avuto inizio il mio percorso "psichiatrico" diciamo...
Dico così perché ho assunto fino ad oggi molti diversi psicofarmaci, cambiando anche diversi PSICHIATRI. Sono stato ricoverato per sei mesi in una comunità di riabilitazione, poi ho fatto un mese e mezzo in una clinica a Verona dove sono stato sottoposto a 7 sedute di Terapia elettroconvulsiva, ho fatto sedute di tdcs, sedute di rTMS che ho dovuto poi interrompere causa aumento mal di testa.
In tutti questi anni ho fatto poi diverse psicoterapie(ho cambiato tre diversi psicoterapeuti, due ad indirizzo cognitivo comportamentale durate entrambi 7/8 mesi circa e ho iniziato da 4 mesi un'altra terapia con una psicoanalista e stiamo facendo un percorso con la tecnica emdr).
Questo è ciò che ho fatto nei vari anni fin qui, e ad ora non è cambiato nulla, nel senso che mi sembra che io continuo a sentirmi depresso, infelice, ansioso, con difficoltà a relazionarmi e a parlare, "bloccato" nel senso che spesso mi sento assente, confuso, non so cosa dire, c'è qualcosa sicuramente che mi disturba, che continua a provocarmi quello che io chiamo disagio esistenziale che mi rende la vita una sola immensa fatica. Ecco, per me, dalla mattina alla sera, è quasi sempre una fatica vivere e dopo le diverse psicoterapie, i vari tipi di psicofarmaci, le varie tecniche di stimolazione, non riesco a capire perché tutte queste cose non abbiano funzionato in qualche modo, e mi chiedo se forse c'è qualcosa che non funziona da almeno 8 anni nel mio cervello, o forse qualcosa non è stato ancora fatto da me oppure certe cose non sono state ancora affrontate in psicoterapia o non so con chi..??!!
Ora, e arrivo al punto centrale del discorso, quest'ultima psicoterapeuta mi ha proposto il percorso che stiamo facendo con la tecnica emdr dicendomi che secondo lei il mio problema principale è un disturbo post traumatico complesso e che quindi io ho bisogno di fare assolutamente questo lavoro sulla cura dei traumi. Il mio dubbio è se possa aiutarmi questo modo di fare terapia, perché in 4 mesi di non ho avuto delle minime sensazioni positive e quindi non so che fare, perché da una parte c'è l'impazienza che vuole vedere dei risultati, la parte critica che giudica è che vorrebbe interrompere per non spendere piu soldi, e dall'altra c'è solo la terapeuta che mi dice che la pazienza è fondamentale e che in questo percorso ci si muove a piccolissimi passi.
Io ho voluto scrivere qui non x avere delle risposte esaustive, piuttosto dei piccoli suggerimenti, perché io mi trovo ora sempre allo stesso punto di partenza di 7/8 anni fa, dopo anni passati a fare tentativi su tentativi, a sperimentare fallimenti, frustrazioni, a pazientare, a sopportare, a sentirmi smarrito, confuso, morto, non vivo, e adesso non so più veramente cosa fare. Chiedo un piccolo aiuto(anche una semplice risposta da una Persona Psicoterapeuta) perché oggi, come quando ero andato al PS il primo giorno nel 2012, mi sento in una situazione piuttosto delicata.
Grazie mille e scusate il disturbo.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Marinella Magnani Inserita il 12/06/2019 - 18:27

Torino
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Buongiorno Andrea, mi spiace molto per la sua situazione e comprendo bene la delusione e la stanchezza che prova dopo aver tentato molte strade, impegnandosi ogni volta, e senza aver riscontrato cambiamenti significativi. Sicuramente quella che descrive è una storia piuttosto complessa, con una compresenza di problematiche diverse e quindi di per sé delicata da affrontare. Ha fatto la cosa giusta a cercare aiuto quando ha sentito di averne assolutamente bisogno, purtroppo -come ha sperimentato di persona- quando si ha a che fare con più disturbi contemporaneamente, e si tratta tra l'altro di disturbi che hanno un andamento ciclico, è particolarmente difficile individuare la cura corretta, per quanto sia stato preciso l'iter diagnostico. E' difficile sia per quanto riguarda la terapia farmacologica, che per quanto concerne l'approccio psicoterapeutico. Per quel che posso fare le consiglio senz'altro di non mollare tutto, ho però qualche perplessità sul percorso che sta attualmente seguendo poiché non posso avere riscontri del fatto che ci si trovi di fronte ad un disturbo post-traumatico né del fatto che sia preferibile centrare la cura su di esso. Da un lato concordo sul fatto che spesso si debba essere pazienti (specie dopo aver fatto tanti tentativi e trovandosi di fronte ad una situazione complessa), ma senz'altro sono anche io dell'opinione che di progressi se ne debbano vedere in tempi ragionevoli. Potrei suggerire di ricercare un professionista o un centro che pratichi l'approccio DBT (Dialectical Behavior Therapy), in qualche modo "imparentata" con l'orientamento cognitivo-comportamentale, ma specificamente pensato per il disturbo borderline e fortemente indicato dalle linee guida internazionali. Credo inoltre che sia fondamentale, in questo momento, continuare nella ricerca di una corretta terapia farmacologica di supporto. Non si arrenda. I miei migliori auguri.