Chiara  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 14/05/2019

Taranto

Dove sto sbagliando?

Salve,ho quasi 33 anni e la mia vita è completamente diversa da come l'avevo immaginata. Non avendo particolari talenti, ho sempre pensato che dovessi studiare tanto per realizzare qualcosa. Pertanto, fin dalla prima elementare, non ho fatto altro che studiare come una matta (andavo a scuola anche con la febbre), trascurando del tutto la vita sociale (ma, forse, lo studio ha rappresentato uno strumento di autodifesa per compensare la mia scarsa capacità di socializzare con la gente che mi sta intorno, che ho spesso percepito come "noiosa e banale"). Comunque, sebbene con notevoli sacrifici, nello studio ho sempre raggiunto il massimo, fino a quando mi sono dovuta cimentare con il concorso della mia vita, che prevede solo tre tentativi. Sono anni che lo tento invano (il tentativo si consuma solo con la consegna), studio per 365 gg, arrivo lì e non consegno. Questa situazione mi sta sfuggendo di mano, la sensazione di fallimento mi opprime e non mi sento in grado di affrontare nemmeno concorsi più semplici, sono atterrita dalla paura di non farcela e, alla fine, la mia performance è scarsa. Mi sembra di autosabotare, involontariamente, il mio futuro e vi assicuro che non desidero altro che realizzare il lavoro dei miei sogni e inziare a vivere. Ovviamente, il clima è teso anche in famiglia, sempre per via di questo concorso che ha prosciugato tutte le mie energie fisiche, mentali, oltre che le mie risorse economiche. Quanto ai rapporti interpersonali, ho sempre avuto poche amiche, ma vere. Ora, ho conosciuto altra gente (mi sono decisa a iscrivermi in palestra come unica valvola di sfogo), ma ho rapporti superficiali e sono diventata insofferente anche nei confronti della mia amica storica, forse, perché lei è andata avanti e io sono sempre quell'adolescente secchiona che deve dimostrare di valere qualcosa. Quanto all'amore, aspetto il cd. "principe azzurro", mi appaiono tutti scialbi e inutili (sarò affetta dalla "sindrome della principessa triste?). Di recente, però, si è rifatto vivo un uomo, l'unico per il quale abbia mai provato qualcosa, ma le nostre sono vite parallele, siamo diversi, so che lui è ciò che non vorrei mai per me, anzi, rappresenta, per certi versi, la mediocrità, ciò da cui vorrei fuggire con tutta me stessa. In ogni caso, viviamo a più di 1000 km di distanza, lo sento solo su whatsapp e credo che lui abbia rappresentato, negli ultimi mesi, solo una piacevole distrazione dalla realtà, sebbene abbia reso evidenti alcune mancanze nella mia vita. Detto questo, vorrei solo trovare un modo per tornare a credere in me stessa e nelle mie capacità. Fra qualche giorno, dovrò nuovamente affrontare quel concorso e ho il terrore di deludere ancora me stessa e i miei genitori. Passare un altro anno chiusa nella mia stanza a studiare sarebbe troppo.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 15/05/2019 - 08:58

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Chiara,
da ciò che scrive, mi sembra di capire che lei abbia organizzato la sua vita intorno ad un principio di perfezione ideale ("ho sempre raggiunto il massimo", "principe azzurro") che, in quanto tale, è di difficile realizzazione e le induce una condizione di frustrazione costante.
Inoltre, tale prospettiva ha contribuito ad allontanarla dagli altri percepiti come non perfetti e quindi "noiosi e banali".
Pertanto, per costruire un'immagine di Chiara più sicura è indispensabile lavorare su questo nucleo, ossia consentire a Chiara di accettare le imperfezioni di sè e degli altri, in modo da percepirle come un elemento ineliminabile nella vita di tutti noi, una risorsa se considerato un limite con cui misurarci e quindi un'occasione per lavorare su noi stessi, non un difetto da condannare.
Infatti, il vissuto di tensione che si associa alla sua idea di perfezione, induce in lei una condizione di attivazione eccessiva nel momento in cui affronta il "concorso" della sua vita.
L'immagine di Chiara è identificata in modo rigido ed esclusivo con questo concorso ed il fallimento non è accettato. Questo pensiero, costituisce di per sè, un motivo di ansia perchè polarizza in modo esclusivo la sua attenzione su un unico obiettivo, privandola di una visione più ampia e articolata su Chiara, sui suoi bisogni e desideri. Da ciò che scrive, infatti, emerge un quadro di personalità in cui non c'è spazio per il piacere, inteso come gratificazione affettiva, ma la sua vita sembra ruotare solo attorno al dovere (studio, concorso). Come mai, secondo lei, Chiara non può condersi gratificazioni affettive?
Consideri, che il nostro equilibrio mentale e quindi la sensazione di benessere psicofisico, si costruisce cercando di creare un equilibrio tra piacere e dovere.
Se desidera approfondire la questione, può scrivermi o contattarmi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Katjuscia Manganiello Inserita il 21/05/2019 - 17:08

Pesaro
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Buongiorno Chiara,
emozioni forti quelle che racconti, emozioni che cercano di spingerti verso il cambiamento ma subito poi ti frenano e ti riportano al punto di partenza . Il tuo problema è la paura di vivere davvero, di metterti in gioco in una vita adulta staccandoti dalle tue abitudini, diventate insopportabili, ma rassicurati e protettive rispetto al mondo esterno.
Hai troppi ideali: il lavoro perfetto, il principe azzurro, le aspettative non realizzate ma sei davvero sicura di volere tutto questo? O c'è qualcuno che lo desidera per te.
Lascia perdere quello che avevi immaginato piuttosto cerca dentro di te i tuoi desideri, la vita non va nella direzione in cui si "deve" andare ma piuttosto dove si desidera andare.
Fregatene delle aspettative che avevi, della paura di deludere i tuoi genitori (a loro interessa solo che tu sia felice!) hai troppi pesi addosso e con quei pesi non puoi che restare ancorata lì dove sei.
Una volta che ti sarai sbarazzata di tutti questi ideali inutili, prendi fiato e cerca di conoscerti, di volerti bene e prendi tutto il meglio di te per esprimerlo anche fuori (non vorrai mica tenerlo tutto per te!).

Prendi queste mie parole come un incoraggiamento a fare finalmente qualcosa che ti faccia stare bene, inizia un percorso di psicoterapia e vedrai che presto imparerai a conoscerti e a capire come fare per ottenere quello che desideri. Intanto fai il tuo concorso ma con un po' di "menefreghismo" addosso!
Coraggio e in bocca al lupo! Dr, Katjuscia Manganiello