Disoccupazione e depressione
La mia domanda vuole essere una rischiesta di indirizzamento. Voglio capire se nella condizione che vivo ci siano elementi per richiedere la consulenza di uno specialista oppure possano inserirsi in un range di normalità e siano passeggere.
Sono disoccupata da un anno. Dopo una vita di precariato ma comunque sempre attiva lavorativamente parlando. La disoccupazione ha coinciso con la malattia di una persona cara per la quale sono stata costretta a lasciare la collaborazione che avevo, con una figlia di 8 mesi, quindi diciamo anche poco dopo una gravidanza.
I primi 2/3 mesi di disoccupazione non mi hanno vista particolarmente preoccupata. Inviavo CV ed ero fiduciosa. Ma col passare dei mesi e l’assenza di risposte diventavo sempre più preoccupata e con una forte rabbia soprattutto perché mi sentivo vittima di una profonda ingiustizia essendo il mio CV molto ricco è specializzato. Ho iniziato ad avercela con chiunque avesse un lavoro, pensando in ogni momento alle raccomandazioni con cui chi lavorava si era garantito il posto in un crescendo di frustrazione che nell’ultimo mese è sfociata in vera e propria disperazione con pianti dirotti e giornate in cui ho tralasciato cose come cucinare per noi adulti (per la bambina non ho mai tralasciato la cura in nessun aspetto nè il gioco) e pulire casa, rimanendo in pigiama tutto il giorno e faticando a trovare le energie per giocare con mia figlia (ma ripeto mi sono sempre sforzata di farlo).
Conoscenti e amici hanno iniziato ad allontanarsi al crescere della mia frustrazione dicendomi proprio chiaramente quanto fossi pesante e che parlavo solo di trovare un lavoro.
Al di là della qualità effettiva di queste persone, ho vissuto comunque anche un senso di abbandono insieme a tutto il resto, che mi ha fatta sentire fallita.
Il mio compagno e padre della bambina ha un lavoro, non mi fa pesare nulla, nè la mia condizione di disoccupata nè i momenti di sconforto e sopperisce alla mia inattività casalinga senza alcun lamento.
So di essere fortunata e di avere una situazione privilegiata rispetto a molti altri.
Ma non per questo sento di dover accettare di non venire considerata nel mondo del lavoro perché so di valere e ho studiato molto per accreditare la mia professionalità.
La maggior disperazione per me nasce proprio da questa percezione di ingiustizia in cui una persona seria, preparata, con voglia di lavorare, che ha inviato migliaia (letteralmente) di CV non venga nemmeno ritenuta degna di una risposta.
La persona malata sta molto meglio, mia figlia cresce sana e va al
Nido, non ho paure o preoccupazioni nei confronti nè della prima nè della seconda.
Ecco dunque, vorrei capire se questo mio malessere di cui sono consapevole possa ritenersi passeggero, risolvibile con il tempo e la mia volontà oppure richieda l’aiuto di un terapeuta.
Grazie mille per quanto potrete consigliarmi.
Saluti