Carlo  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 18/07/2018

Roma

Paura sociale e paura per il futuro

È la prima volta che scrivo ed ammetto che non é facile: mi sento come se dovessi mettermi nudo in pubblica piazza. Vorrà dire che farò come quando ci si deve tuffare nell'acqua fredda: trattengo il respiro e parto. Ho paura per il mio futuro. Mi spiego: sono un uomo di 43 anni e, dopo tantissimi anni di precariato, finalmente mi sono sistemato lavorativamente, il problema é legato alla vita personale. Mi vergogno ad ammetterlo, ma nella mia lunga vita mi sono dedicato affettivamente ai miei genitori in modo esclusivo ed eccessivo, il risultato é che adesso, dal punto di vista personale, non solo non ho nulla, ma mi sento frenato ogni qualvolta mi trovi nelle condizioni di potermi avvicinare ad una donna: in poche parole fuggo. Perché? Perché so (o temo) di non avere alcunché da raccontare: non ho un hobby che piaccia (In poche parole non seguo la musica leggera ed é tantissimo che non vado al cinema), non ho un passato sentimentale da raccontare... con cosa mi presento? Con l'Alzheimer che ha ucciso mio padre a 73 anni? Delle chiacchierate che faccio con mia madre? Del lavoro? E poi, onestamente, me ne vergogno pure un po', e so benissimo che se mai dovessi affascinare qualcuna, a lungo andare emergerebbe il bluff di un passato e di una persona che, sostanzialmente, non esistono. E tutto ciò mi fa paura: tremo all'idea di morire solo, di passare intere giornate solo (Coi pochi parenti che ho non ho grandi rapporti e sono pure figlio unico); ho paura di essere debole al punto tale da farmi imbambolare da qualcuno che voglia turlupinarmi, ho paura di stare male ed essere ricoverato restando giorni e giorni solo, ho paura dei mie futuri "Natale" e "Ferragosto"; ho paura di trovarmi sbattuto a farmi fare compagnia da surrogati pseudo-sociali (Come successe a mio padre mentre stava degenerando): tipo il calcio o i talk show televisivi, per non parlare dei social network. Insomma ho paura, ma, per dirla alla Roosevelt, la vera cosa di cui ho paura é la paura stessa: cioè la foga di risolvere questa situazione che potrebbe portarmi a fare scelte sbagliate che pagherei per il resto della vita. E poi ho paura di dover assistere mia madre come ho dovuto fare per mio padre, ma questa volta da solo..... insomma ho paura e vivo costantemente con il terrore che l'equilibrio che so essere precario possa naufragare da un momento all'altro.
Grazie mille.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Rebecca Silvia Rossi Inserita il 18/07/2018 - 17:12

Andria
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Gentile Carlo, immagino non sia facile per lei mettere nero su bianco questi sentimenti così sofferenti. Ma sono molto contenta che l'abbia fatto, è il primo passo verso una delle scelte più difficili che incontriamo nel nostro cammino: la scelta di cambiare modo di vivere, di partire da sè stessi, di pensare alle mosse che si possono compiere per raggiungere il proprio benessere. E questo è possibile. Mi sembra pronto ad affrontare questo genere di percorso, tortuoso, spaventoso, ma soprattutto soddisfacente ed arricchente. Le paure cui accenna (di rimanere da solo, di farsi imbambolare...) denotano anche una voglia di aprirsi all'altro, una spinta vitale positiva, che sarei lieta di vedere assieme a lei come incanalare. Sicuramente, il sostegno psicologico le gioverebbe in questo momento, per aiutarla in questo momento. Rimango disponibile per qualsiasi approfondimento. Un caro saluto

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 18/07/2018 - 22:54

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buonasera Carlo,
Comprendo la sua condizione di malessere e le sue paure che sembrano sorgere da una situazione per lei nuova: la possibilità di autodeterminarsi professionalmente ed affettivamente.
Una svolta nella sua vita che seppure in senso positivo, può suscitare paure del tutto comprensibili legate alla condizione di cambiamento in generale.
Mi sembra che l'idea di prendere in mano la sua vita coincida infatti, con la consapevolezza che il "il figlio unico" stia cedendo il posto ad un uomo maturo motivato a costruire una propria dimensione famigliare ed affettiva nuova.
Come si immagina questo nuovo Carlo?
Per comprendere come mai fino ad ora nella sua vita non c'è stato spazio per Carlo, la sua vita affettiva al di fuori della famiglia d'origine, può esserle utile un percorso di psicoterapia individuale che la aiuti ad avvicinarsi a Carlo sospendendo il giudizio sulle sue scelte passate, provando ad accogliere le sue paure e ritrovare i punti di forza che ora sono sommersi dall'ansia.
Un caro saluto
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)