Cos’è la misofonia?
Il termine “misofonia” (dal grego “misos” che significa "odio" e "fonos", "suono") indica una forma di intolleranza acustica nei confronti di specifici suoni e rumori emessi da terzi (persone o cose) che scatenano in chi ne soffre forti reazioni emotive come ansia, frustrazione, rabbia, irritabilità, agitazione, disgusto e pensieri negativi.
Le persone con questa condizione, entrando in contatto con determinati suoni “trigger” (o scatenanti o attivatori), che sono soprattutto suoni prodotti dal corpo (come masticare o tirare su col naso) o derivanti da un gesto ripetitivo (come le dita che battono sulla tastiera), possono sperimentare una serie di sintomi fisici e vivere un disagio e fastidio tali da aver voglia di scappare o sparire.
Nonostante la sua rilevanza clinica, la misofonia non è inclusa nei manuali diagnostici, non essendo considerata un vero disturbo acustico. Essendo un disturbo acustico “presunto” e oggetto di controversie tra gli esperti, manca ancora un protocollo di trattamento specifico per la condizione.
Tra le questioni sollevate dalla comunità scientifica riguardo alla misofonia, vi è se considerarla una condizione primaria o secondaria. Molti esperti la considerano una diagnosi a sé stante (una condizione “primaria”). Tuttavia, molti altri, per via della frequente presenza di comorbilità con altri disturbi psichiatrici, preferiscono inquadrarla come sintomo (condizione “secondaria”).
La verità è che la ricerca sulla misofonia è ancora molto limitata, poiché questa condizione è stata identificata recentemente. Il termine “misofonia” è stato introdotto solo nel 2001 dal gruppo di lavoro di Pawel Jastreboff per categorizzare i pazienti che reagivano negativamente, con una reazione anormalmente forte, solamente a determinati suoni (spesso rumori prodotti da altre persone).
Questi pazienti non riportavano miglioramenti con i trattamenti dell’iperacusia, che è invece una condizione medica riconosciuta, caratterizzata da ipersensibilità generica verso suoni che normalmente non provocano fastidio all’orecchio umano. Pur avendo in comune la ridotta tolleranza ai suoni, a differenza dell’iperacusia, la misofonia si associa a un’importante reazione emotiva.
Epidemiologia
Secondo una recente indagine condotta nel Regno Unito su 768 persone, ben 1 persona su 5 potrebbe essere affetta da questa condizione. Insomma, sembra che quasi il 20% della popolazione generale soffra di misofonia, anche se molti non ne sono consapevoli.
Invece, tra chi soffre di acufeni (rumori come ronzii o fischi nelle orecchie), la prevalenza della misofonia è del 60%.
Sebbene possa insorgere a qualsiasi età, i soggetti più a rischio di misofonia risultano essere le donne in età prepuberale.
Cause
Non è ancora del tutto chiaro quali sono le cause della misofonia. Tuttavia, esistono diverse ipotesi basate su studi di neurobiologia, genetica e psichiatria.
Secondo la maggior parte degli esperti, alla base della misofonia potrebbe esserci un malfunzionamento delle connessioni tra il sistema uditivo e le parti del cervello incaricate di processare i suoni e le emozioni associate, tra cui il sistema limbico e la corteccia uditiva. Degli studi di imaging cerebrale hanno rivelato in individui con misofonia un aumento dell'attività neuronale in un’area cerebrale specifica: la corteccia insulare anteriore.
Inoltre, si ritiene che la genetica svolga un ulteriore ruolo nello sviluppo della condizione, visto che sono stati segnalati molti casi tra familiari. La predisposizione a una marcata iper-reattività agli stimoli sensoriali potrebbe costituire un fattore ereditario trasmissibile.
In uno studio recente finalizzato a chiarire l’eziologia genetica e le comorbilità della misofonia, è stato esaminato l’intero genoma di persone che provavano rabbia sentendo suoni legati al mangiare. I risultati hanno mostrato che la misofonia era significativamente correlata con l'acufene, il disturbo depressivo maggiore, il disturbo da stress post-traumatico e il disturbo d'ansia generalizzato. Inoltre, sono emerse correlazioni con alcuni tratti della personalità: nevroticismo, senso di colpa, irritabilità e sensibilità.
Altri studi simili hanno correlato la misofonia con il disturbo ossessivo-compulsivo e con il processo di disordine sensoriale.
Insomma, le evidenze mostrano che la misofonia, per via della presenza di geni specifici, è fortemente correlata a disturbi psichiatrici e a un profilo specifico di personalità.
Inoltre, secondo alcune ipotesi nel campo della psicologia, la misofonia potrebbe derivare da un condizionamento ricorrente a seguito di esperienze negative legate ai suoni durante l'infanzia.
Sintomi
I principali sintomi della misofonia sono un’alta sensibilità a specifici rumori quotidiani (come la tosse, la masticazione, gli starnuti, gli sbadigli, etc) e una reazione emotiva intensa ad essi associati. Questa reazione può variare da un leggero disagio e disgusto a forti emozioni negative.
Le risposte ai suoni “trigger” possono essere anche aggressive, con episodi di marcata irritabilità e rabbia. È possibile che si verifichino stati di agitazione e ansia e persino attacchi di panico.
Chi soffre di misofonia, tende ad allontanarsi dalla fonte del suono verso cui c'è intolleranza. Potrebbe anche iniziare a adottare sistematicamente condotte di evitamento, con conseguenze significative nella vita personale e nelle attività quotidiane, sociali e lavorative. Le complicanze principali che possono verificarsi sono l’isolamento sociale e la difficoltà nei rapporti interpersonali.
Esempi di misofonia
Sono molti i possibili suoni “trigger” o scatenanti della misofonia. Alcuni esempi dei suoni che più frequentemente scatenano la misofonia sono:
suoni provenienti dalla bocca (masticare, sorseggiare una bevanda, digrignare, deglutire, schiarirsi la gola, sbadigli etc.)
suoni nasali (respiri profondi, russamento, respiri congestionati, starnuti, tirare su col naso, annusare, etc.)
suoni emessi con il movimento del corpo (scrocchio delle articolazioni, unghie che toccano una superficie, etc.)
voci dal tono particolare (nasale, ronzante, sibilante, ovattato, canto stonato, piagnucolio o urla di bambini, suoni vocali usati come interiezioni o intercalari, etc.)
suoni emessi da animali (cinguettio degli uccelli, miagolio dei gatti, etc.)
suoni dell’ambiente (suonerie dei cellulari, ticchettio degli orologi, strappo della carta, rumore dei frigoriferi, sfregamento di oggetti tra di loro o su certe superfici, etc.)
Per chi soffre di misofonia, questi suoni possono causare una serie di reazioni psicologiche e fisiche intense, con conseguenze significative sulla qualità della vita.
Conseguenze psicologiche
Le conseguenze psicologiche della misofonia possono essere più o meno gravi e influenzare diversi aspetti della vita di un individuo.
L’irritabilità, la rabbia e le altre emozioni negative che si presentano in seguito all’esposizione dei suoni trigger possono portare a conflitti nei rapporti con gli altri, in famiglia, a lavoro o tra amici, specialmente quando qualcuno emette involontariamente i suoni che scatenano la reazione.
Inoltre, la misofonia può causare ansia anticipatoria in situazioni in cui c’è il rischio di esposizione a quei suoni, con conseguente rischio di comportamenti di evitamento, isolamento sociale, stress cronico, esaurimento emotivo e sintomi depressivi. La reazione emotiva può essere associata a sintomi fisici come tachicardia, tensione muscolare, sudorazione e difficoltà respiratorie, che possono contribuire ulteriormente al disagio emotivo e inficiare il benessere generale.
Secondo uno studio recente da Connie Porcaro, PhD, la misofonia può anche influenzare le prestazioni accademiche. Uno studio condotto ha rilevato una scarsa consapevolezza della misofonia tra i docenti universitari e ha evidenziato la necessità di maggiori informazioni e supporto per gli studenti affetti.
Infine, tra le conseguenze psicologiche più evidenti della misofonia vi sono quelle delle relazioni interpersonali intime e familiari. Spiegare ai propri cari la gravità del loro disagio e la necessità di evitare i suoni scatenanti può risultare molto difficile e questo può portare a conflitti, incomprensioni e sentimenti di solitudine.
Come affrontare e curare la misofonia
Attualmente, per via della scarsità degli studi sulla misofonia, non sono state delineate delle linee di intervento specifiche. Tuttavia, secondo gli esperti, sono due gli approcci efficaci nei casi di misofonia: la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e la terapia del suono.
La CBT, focalizzata sulla rielaborazione del ciclo pensiero-credenza-emozione-comportamento e sulla ristrutturazione cognitiva, risulta efficace nella riduzione dei sintomi misofonici e del disagio psicologico associato. Anche i trattamenti combinati, che integrano farmaci e psicoterapia, portano a miglioramenti significativi.
La terapia del suono, adottata solitamente per il trattamento degli acufeni, è utile in quanto migliora il livello di sopportazione di certi suoni e riduce il grado di intolleranza. Nota anche come TRT (Tinnitus Retraining Therapy), si basa sulla desensibilizzazione acustica tramite l'applicazione di un erogatore di suoni all'orecchio del paziente, uno strumento che emette rumori di intensità regolabile. Quando l’individuo viene esposto a suoni che inizialmente non arrecano fastidio, e in seguito di intensità gradualmente maggiore, può riuscire ad aumentare la tolleranza a quei suoni trigger.
Naturalmente, l’efficacia dipende dalla specificità dei casi e dalle risorse interne di ogni individuo, per cui il trattamento della misofonia dovrebbe sempre essere personalizzato in seguito ad una valutazione accurata di uno specialista.
IN SINTESI
Cos'è la misofonia?
La misofonia è una reazione emotiva intensa e negativa verso suoni specifici, come il masticare o respirare.Quali sono le cause della misofonia?
Le cause non sono del tutto chiare, ma potrebbe essere legata a ipersensibilità uditiva o a condizioni neurologiche.Come si può gestire la misofonia?
Terapie cognitive, tecniche di rilassamento e l'uso di cuffie possono aiutare a ridurre l'impatto.Quali sono i sintomi della misofonia?
Irritazione, rabbia o ansia quando si sentono suoni specifici.
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