Il Sogno nella terapia analitica

Pubblicato il 13 giugno, 2013  / Psicologia e dintorni
Il Sogno nella terapia analitica

“La nostra psiche è costruita in armonia con la struttura dell'universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade ugualmente negli infinitesimi e più recessi dell'anima.”

“A quanto possiamo discernere, l'unico scopo dell'esistenza umana é di accendere una luce nell'oscurità del mero essere.”

“La vostra visione diventerà chiara solo quando guarderete nel vostro cuore. Chi guarda all'esterno, sogna. Chi guarda all'interno, apre gli occhi.”

(C.G.Jung)


Il sonno è per ogni essere umano indispensabile per la vita. Ricerche di laboratorio hanno dimostrato che gran parte di tale necessità si situa nel sonno REM, fase in cui regna il sogno. Tali risultati possono essere letti, dal punto di vista psicologico, come confermanti le teorie di C.G.Jung. La psicologia Junghiana sui fenomeni onirici, si basa sull’assunto che la funzione dei sogni sia lo sviluppo, il mantenimento, il ripristino dei processi, dell’organizzazione e delle strutture della psiche.

I sogni, attraverso le immagini sintetizzano l’esperienza in modo significativo e creativo. Jung parte dal confronto con le teorie psicoanalitiche di S.Freud, rivedendo il significato delle immagini del sogno. Jung non ci vede distorsioni e censure, ma simboli creativi della struttura della psiche ,dei complessi e delle relazioni intra e interpsichiche del sognatore.
Il sogno con la sua intenzionalità autonoma, narra in forma simbolica i temi, i complessi e l’interazione drammatica delle energie costellate del sognatore.

Jung sosteneva che il sogno è un prodotto obiettivo, naturale della psiche. Il sogno rappresenta la vita interiore così come essa è ed il suo potenziale naturale di sviluppo, indica quel che c’è realmente nella situazione esistenziale del sognatore,a livello dell’oggetto e del soggetto.

L’aspetto fenomenico del sogno e la sua intenzionalità come messaggio al sognatore su come lui esista, costituiscono un punto di incontro tra l’approccio analitico e quello Gestaltico.
L’idea di F. Perls su cui si basa il suo intervento sul sogno, è che esso sia, in ogni sua componente, l’insieme delle proiezioni delle parti della personalità del sognatore. Il lavoro in termini gestaltici sul sogno permette alla persona di entrare in contatto con le figure oniriche, di poter riconoscere in quale modo gli appartengono per integrarle ed integrarsi.
Secondo la Gestalt il sogno è in massima parte costituito da una rappresentazione di non vissuti del sognatore, delle parti non incompiute e non integrate della personalità.

Il Sogno nella terapia analiticaCiò in cui differisce la visone junghiana da quella gestalt è che la prima, a differenza dell’altra, considera il senso mitopoietico del sogno che attraverso i simboli che presenta, è espressione di un significato che trascende il presente del sognatore e la sua psicologia personale. L’interpretazione junghiana espande questo presente verso un passato personale e transpersonale inconscio (le cause) e verso un futuro finalistico ( il finalismo intrinseco alla psiche) , sia personale che collettivo. L'approccio junghiano dà infatti alle immagini significati simbolici rintracciabili nel carattere non lineare del sogno, ma circolare, comprensivo di causa e di fine. I significati onirici per Jung sono sovradeterminati, il sogno esprime sempre la totalità della psiche, passata, presente, futura, personale e collettiva. Ogni parte del sogno ne esprime la totalità.Tuttavia la Gestalt ha elaborato ottime tecniche di drammatizzazione del sogno che aiutano l’innescarsi di processi analitici ed integrativi, e che stimolano la capacità del paziente di calarsi nel suo senso presente.

Accedendo ai sensi del sogno tramite l'analisi, ma ancor meglio tramite tecniche gestaltiche, il sogno ci muta e collega parti del Sè che non erano in contatto, ce le fa scoprire, le integra e ci guida verso l’ individuazione della personalità.

Il sogno apporta ciò che manca alla coscienza, compensa o completa una carenza nella posizione cosciente del sognatore, integrando e migliorando l’atteggiamento. La sua elaborazione, aiuta a confrontare la posizione e l’azione dell’Io onirico con gli atteggiamenti e il comportamento tenuto coscientemente, e quindi a scoprire le discrepanze ed avere indicazioni sul processo di sviluppo psicologico da compiersi.

Gli eventi onirici indicano ciò che è probabile o sicuro che si sviluppi in base alla situazione attuale. Il messaggio del sogno è ammonitore o incoraggiante. Per comprenderlo è basilare tenere presente i valori, la posizione cosciente e il modo di vedere del sognatore, perché probabilmente rispetto a questi elementi, il sogno è compensatorio o complementare.
Compensazione e complementarietà, si riferiscono entrambi ad una correzione equilibratrice dell’unilateralità della posizione e dei punti di vista della coscienza. La compensazione mette in evidenza, spesso in forma esasperata, l’opposto polare della posizione cosciente. La complementarietà aggiunge ogni pezzo mancante, non necessariamente gli opposti polari. Tende a completare, o almeno ad ampliare le nostre vedute. Entrambe giovano ad una crescita della consapevolezza, al superamento delle posizioni rigide, allo sviluppo individuativo della personalità.

“La vita psichica, quale sistema autoregolantesi, è equilibrata come la vita del corpo, cosicché per ogni iperfunzione si determinano tosto e necessariamente delle compensazioni: senza di ciò non potrebbe esistere né un normale ricambio organico né una psiche normale” (Jung , Pratica della Psicoterapia, Opere, vol. 16).

La complementarietà e il carattere compensatorio del sogno può riferirsi al piano del soggetto o dell’oggetto. Se la realtà è già un’ aspetto cosciente, l’elaborazione a livello dell’oggetto di una funzione complementare non aggiunge niente di nuovo alla visione cosciente. In questo caso, solo un’interpretazione a livello del soggetto è veramente complementare o compensatoria.
Con la compensazione, il sogno, all’eccessivamente piccolo risponde con un’eccessivamente grande e viceversa, drammatizzando. Questa tendenza compensatoria ci suggerisce di non vedere un finalismo assoluto negli esiti drammatici dei sogni, ma solo un avvertimento.

L’analisi junghiana consiste nell’associare, delucidare ed amplificare le immagini del sogno per giungere a significanti pregnanti per il Sé. È un lavoro lungo che si focalizza primariamente sul singolo.
Infatti i significati del sogno variano in relazione alle reazioni emotive e corporee del sognatore (e del terapeuta) che si manifestano nelle associazioni e nelle delucidazioni personali, in base ai miti e alla cultura nota, ed in base al criterio della complementarietà o della compensazione.

Concludo con un’ interessante citazione:

"...conoscere il ruolo dell'inconscio permette di capire con quali forze si ha a che fare. E se tu le riconosci, sai meglio come comportarti. Come in quel sogno, in cui lui porta una candela accesa e la protegge contro il vento. D'altra parte, è pur vero che il conscio è già nell'inconscio e nasce dall'inconscio. Per esempio, se uno sogna e incontra nel sogno una persona che gli dice qualcosa che egli ancora non sa, questa persona da chi l'ha saputo? A chi appartiene questa consapevolezza? Chi è stato conscio? L'inconscio. Da questo punto di vista, si può dire addirittura che, quando interpretiamo i sogni, in realtà non interpretiamo i nostri sogni ma aiutiamo i nostri sogni ad interpretare noi”. ( Da Dieter Baumann, intervista di Augusto Romano, ANIMA, n.11, 2000, Moretti e Vitali, Bergamo).