Le diverse forme della perdita (Ai tempi del Coronavirus)

Pubblicato il 11 aprile, 2020  / Psicologia e dintorni
candele

In questo momento storico più che mi contraddistinto dalla paura, dal disorientamento, dallo smarrimento, dalla solitudine, il tema della perdita è (purtroppo) centrale.

Quando parliamo di perdita o distacco, non ci riferiamo solo alla morte ma anche a tutte quelle evenienze che in un periodo come questo possiamo sperimentare: la separazione dai nostri cari ( genitori o parenti che abitano lontano e che abitualmente vedevamo), l’impossibilità di condividere compleanni, nascite o qualsiasi festeggiamento rosso sul calendario con le persone della nostra vita. La mancanza di questi rituali scatena nelle persone reazioni sovrapponibili al lutto ovvero al senso di vuoto e alla mancanza.

Andando in questa direzione, Galimberti (1999) definisce il lutto come “uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo che ha fatto parte della nostra esistenza”. L’oggetto perduto può appartenere al mondo interno o a quello esterno delle persone (perdita di un’immagine sociale, un fallimento, una separazione, un abbandono ecc..)

La Di Caro (2017) parla del lutto come di un processo di elaborazione del dolore e delle reazioni vissute per la perdita di una persona significativa con la quale abbiamo stabilito un sentimento di attaccamento affettivo. Il lutto è un processo di adattamento alla separazione con la persona significativa che richiede tempi adeguati, rituali, manifestazioni esterne e processi psicologici complessi.

I sintomi che contraddistinguono questo momento sono: il pianto, l’apatia, i pensieri negativi, la difficoltà a pensare al futuro ecc.. simili in alcuni aspetti alla depressione maggiore. Ciò che differenzia quest’ultima dal lutto è la presenza di una diminuzione della stima di sé, un impoverimento dell’io. Nel lutto invece la sensazione di vuoto invade il mondo esterno non interno.

Un lutto fisiologico oltre alla messa in atto del rituale necessario per poter formalizzare il distacco, ha bisogno di un tempo adeguato per la sua elaborazione che va dai 9 ai 18 mesi.
 

Quali sono le fasi di elaborazione del lutto?

Bowlby (1983) parla di 4 fasi che la persona deve attraversare per poter adattarsi alla separazione:

  1. Stordimento: immediatamente successiva alla perdita, può durare da alcune ore dopo la morte ad una settimana. E’ la fase dello shock, dell’incredulità. Si alternano momenti di realtà ad altri in cui sembra non sia successo niente. La persona è bloccata, prevalgono meccanismi di difesa, come quello della negazione (“non è vero, non ci credo”) con una funzione protettiva rispetto alla realtà troppo dolorosa per essere tollerata. Si possono presentare attacchi di panico.

  2. Struggimento: a poco a poco la persona comincia a rendersi conto della realtà di quanto è accaduto. Questa fase può durare alcuni mesi ed è caratterizzata da disorientamento per la perdita di un punto di riferimento, da dolori fisici, angoscia, insonnia, pianto e da stati d’animo alternanti che vanno dall’accettazione all’impossibilità di crederci. La persona prova rabbia verso chi è considerato il responsabile dell’evento, verso il destino e a volte verso il defunto stesso. Si conservano abiti, si guarda le fotografie e, in questa fase, si possono presentare tre fenomeni: crisi di pianto improvvise, esplosione di collera, illusioni sensoriali (vedere la persona tra la folla, sentire il suo odore). Solo quando si accetterà che la perdita è definitiva, la rabbia scomparirà e lascerà il posto alla tristezza.

  3. Disperazione e Disorganizzazione: si dà libero sfogo alla sofferenza. Si dà voce al dolore. Il lutto avrà un esito positivo se la persona colpita vivrà a pieno questa fase per poter arrivare all’accettazione della perdita.

L’elaborazione della sofferenza è utile al raggiungimento di un nuovo equilibrio in continuità con la nostra storia.

Se questa fase viene superata, la persona si lascia alle spalle l’angoscia, riprende in mano la sua progettualità e il defunto diventa “un rifugio di serena nostalgia” (Bowlby).
 

Cosa succede invece quando il lutto si complica come avviene ai tempi del Covid 19?

Può succedere che il processo di elaborazione si blocchi nella fase iniziale, che non avvenga il superamento di uno o più fasi o ci sia l’intensificazione o il prolungamento eccessivo di una di esse.

Nel momento storico in cui stiamo vivendo i fattori che possono predisporre un lutto complicato sono le circostanze della morte: la persona viene ricoverata in ospedale a seguito della positività al virus e i familiari non possono vederla. I medici chiamano la famiglia comunicando che il proprio caro è morto. I parenti non possono vederla, toccarla, constatare di persona che non c’è più. Viene meno l’esame di realtà. Si vive in un limbo e si pensa che “forse non è lui, hanno sbagliato persona”.

Non viene portato a termine il rituale (funerale o altri riti in base alla cultura della famiglia) e vi è l’impossibilità di condividere il dolore con parenti, amici che hanno fatto parte della vita del defunto. Non vi è la possibilità di abbracciarsi.

Tutto questo complica la normale elaborazione del lutto.

Potrebbero presentarsi sintomi psicosomatici perché il corpo rende dicibile ciò che la bocca non può fare.
 

Come possiamo affrontare il lutto complicato?

Come terapeuta ritengo che sia possibile affrontare questa tipologia di lutto mettendo in atto quei comportamenti, rituali e momenti di condivisione che non è stato possibile vivere al momento della scomparsa del proprio caro.

Sia che lo si faccia intraprendendo un percorso di psicoterapia sia che lo si faccia da soli con la propria famiglia, credo che la narrazione di ciò che è avvenuto accompagnata dalle emozioni che la persona ha provato e prova sia uno strumento di estrema utilità per creare una connessione, un filo tra il prima e il dopo e per dare un significato, seppur con difficoltà, a quello che è successo.
 

Riferimenti bibliografici:

  • Bowlby J. (1983), “Attaccamento e perdita”,Vol 3, Boringhieri Torino
  • Di Caro Sonia (2017), “La psicoterapia del distacco: dinamiche intrapsichiche, funzionamenti familiari e trattamento del lutto in terapia relazionale”, Alpes Roma
  • Galimberti U. (1999), “Psicologia”, Garzanti Torino