Psicosomatica: la rappresentazione corporea del malessere interiore

Pubblicato il 31 agosto, 2018  / Psicologia e dintorni
psicosomatica

L’espressione psicosomatico indica il rapporto reciproco tra mente e corpo nel generare una situazione di malessere o come attraverso e tramite il corpo si esprima, dando voce o portavoce di una sofferenza interna priva di voce o non ascoltata.

La rappresentazione dentro lo stomaco

Anna: non riesco più a mandare giù questa situazione che si è creata con le colleghe. Mi snobbano, mi evitano, fanno sorrisini e commenti, sento la loro disistima nei miei confronti, nessuna che mi invita a mangiare con lei in pausa pranzo … e io lì al tavolo, da sola e mangio e poi mi sembra di avere una pietra sullo stomaco. Mi viene la nausea, il vomito, l’ansia quando devo andare al lavoro.

E’ una situazione che mal sopporto, che mi sta sullo stomaco e … mi sto accorgendo che parlo di lui, lo stomaco disturbato, poverino, sembra una rappresentazione dei miei problemi dentro lo stomaco.

Un cuore stanco

Letizia: la frequenza del battito del mio cuore è diventata così lenta che mi porta a dubitare di avere un cuore o lo sento molto lontano, accennato. Da vivo, pulsante, presente, si è trasformato in un cuore stanco, come gli costasse fatica a battere, se fosse per lui si fermerebbe … e io con lui. Se fosse un dipinto rappresenterebbe bene la situazione di cuore che sto vivendo attualmente con il mio compagno. Sento il sentimento affievolirsi, andarsene e io mi aggrappo a questo minimo sentire per farlo sopravvivere. Lo capisco ora il mio cuore, comprendo la sua fatica a battere, la mia fatica nel tenere in vita questo sentimento che sento sta per esaurirsi, nonostante non voglia che finisca, nonostante la mia illusione e convincimento, speranza di poterlo di nuovo sentirlo … battere forte.

Un cuore drogato

Matteo: ho un cuore che ultimamente si fa sentire, mi fa sentire il suo ritmo, un ritmo accelerato, rapido, inquietante. Invece di starsene tranquillo, questo corre, non cammina ma corre. La mia vita, quella lavorativa, ultimamente ha preso un ritmo e mi costringe a un ritmo inusuale per me. Io ci corro dietro cerco di stare al passo, con fatica … rincorro. Mi dico: Matteo non puoi fermarti, decelerare, devi tenere il ritmo altrimenti sei fuori, fuori gioco e corro o meglio rincorro. L’ansia di non farcela aumenta e aumenta il mio battito, il battito del mio cuore anche quando non lavoro, non rallenta mai, come un cuore drogato di movimento ed io mi trovo drogato dai ritmi del mio lavoro.

Questo mi allarma, ho paura dell’infarto e se viene quello, più che rallentare, il mio cuore forse si fermerà per sempre … e io con lui.

La mummia

Alessio: questa rigidità articolare che sento, che avverto nel mio corpo, sembra la descrizione corporea di come mi sento io come persona. Rigido nei pensieri, nelle regole, nel mio mondo rigido, uniforme, controllato e ordinato … molto ordinato. Poi ho cominciato ad avvertire strane sensazioni, come una ribellione dentro, un non starci più, una voglia di trasgredire, osare, smollarmi, di liberarmi da questa camicia di forza, dalle bende che ricoprono la mummia, di farle saltare … e la paura del caos: sarebbe entrato ed era già entrato un elemento caotico nel mio vivere e sentire ordinato e più avvertivo questa forza più avvertivo la rigidità. Sono qui per uscire da questa costrizione fisica che mi soffoca, soffoca quella parte di me che desidera essere spontanea e finalmente libera.

Nella cura psicosomatica il terapeuta fa da ponte tra l'immateriale, il malessere di un'anima inascoltata e il materiale, il corpo, il corpo sofferente.
L'ascolto psicosomatico è un ascolto che va oltre il corpo e non si ferma al corpo.