Il mito di Chirone e lo Psicologo come uno di voi

Pubblicato il 25 febbraio, 2013  / Psicologia e dintorni
Il mito di Chirone e lo Psicologo come uno di voi

Quando ero all'università avevo l'impressione che alcuni psicologi avessero attorno un'aura di completezza e saggezza e tranquillità - li definivo gli "psicologi Dalai Lama"; e pensavo con un po' di apprensione che non tutti hanno la possibilità di raggiungere quell'apparente quiete interiore, perché si è essere umani e come tali si hanno dubbi e cedimenti.
È stato tempo dopo che ho scoperto la mitologia, e la figura di Chirone, iI "guaritore ferito". E ve lo voglio raccontare.

Chirone è figlio di Crono e di una Ninfa, ed è un centauro anche se, a differenza dei suoi simili, è gentile e benevolo e sapiente.
Rifiutato dai suoi genitori (primo trauma), cresciuto da Apollo, Chirone non solo è una creatura generosa e delicata, ma è anche colto, e conosce l'arte medica; è talmente bravo che questa diviene suo mestiere ed è tutore addirittura di alcuni dei dell'Olimpo.
Solo che, a un certo punto, una freccia lo ferisce gravemente, una ferita che non guarirà mai. Il dolore è enorme, tanto che Chirone decide di rinunciare alla propria immortalità piuttosto che convivere con questa pena straziante.
Eppure, vedete, nell'inutile ricerca di una guarigione per se stesso, Chirone diviene esperto di erbe medicinali, conosce la sofferenza e fa sì che la sua lacerazione impossibile da risanare possa servirgli per aiutare gli altri.
Mette a disposizione ciò che ha imparato a servizio di chi è attorno, divenendo appunto il "guaritore ferito".

Il mito di Chirone e lo Psicologo come uno di voiSpesso ho l'impressione che i pazienti e chi ci sta vicino credano che lo psicologo sia un'entità astratta, una sorta di strano professionista non ben compreso che deve avere imparato in qualche punto della sua strada come fare e cosa dire a un livello squisitamente teorico - una creatura mitologica lui pure, lontano dalla sofferenza che gli si pone innanzi.
Ma sapete chi era "affezionato" a Chirone?
C.G. Jung.

Come alcuni di voi sapranno, Jung ha definito l'"inconscio collettivo", un inconscio che appartiene a tutta l'umanità a priori, nel quale sono degli "archetipi", possiamo dire prototipi di figure attraverso cui possiamo interpretare il mondo.
E uno degli archetipi di Jung è stato proprio Chirone, il guaritore ferito: "Solo il guaritore ferito può guarire", ha sostenuto Jung, che era un uomo così interessante e creativo e variegato, che aveva conosciuto inquietudine e depressione.
Questa immagine mi ha accompagnato con costanza, facendomi riflettere sul fatto che talvolta - senza mai perdere ovviamente la giusta distanza, il ruolo e l'etica che dobbiamo avere - il paziente ha un modo di interpretarci che forse ci fa apparire distanti, più di quel che siamo e, in primis, più di quello che serve.
Prospettiva forse idonea per alcune persone che si rivolgono a noi, non per tutti.

Forse esiste davvero lo psicologo Dalai Lama, che ha raggiunto la pace dei sensi e il Nirvana; la maggior parte di noi sono però sono esseri umani che conoscono le sfumature delle emozioni e i meccanismi complessi del pensiero; che tentano di aiutare con quella che per loro è la propria arte.
Forse davvero solo chi ha conosciuto determinati abissi sa muoversi nel buio.
Più probabilmente non è necessario essere agli estremi, Dalai Lama o Chirone.
Ma vorrei questa mia riflessione servisse semplicemente a ricordare che noi psicologi - pur dovendo mantenere determinati confini e limiti necessari al benessere del paziente - non veniamo da inusitati e algidi pianeti; forse questo pensiero può servire ad alcuni per aver fiducia nel fatto che davvero possiamo essere d'aiuto.

Recentemente mi è arrivata senza apparente motivo una e-mail da un signore che non conosco e che ha esordito raccontando il proprio "odio" (parola sua) per gli psicologi, che lo fanno sentire meglio al momento, ma che davvero non possono comprenderlo.
Al di là del significato profondo che può esserci, di nostra competenza, c'è anche, magari, una realtà letterale.

Ricordo di aver letto della brillante carriera di K. Redfield Jamison, psicologa, docente all'Università Johns Hopkins, esperta di disturbo bipolare, patologia cui si è interessata poiché ella stessa ne ha sofferto; o mi viene in mente il racconto affascinante di M. Fenton Gladis, psicoterapeuta che - malgrado la sclerosi laterale amiotrofica di cui è affetta - ha fatto del proprio lavoro il personale inno alla vita, empatico e professionale.

Non è importante sapere qual'è la storia che si cela dietro il vostro "strizzacervelli", anzi, è ben giusto resti fuori dall'orizzonte; ma può essere utile sapere che è uno di voi. Può avere un'indole tibetana o una ferita personale che si fa guida - ma è lì per voi. Mai alieno."