Ipnosi: tra leggenda e realtà

Pubblicato il 21 maggio, 2015  / Psicologia e dintorni
Ipnosi: tra leggenda e realtà


Sull’ipnosi si sono dette e si dicono molte cose. L'efficacia dell'ipnosi è stata a lungo messa in dubbio a causa dell’uso nel mondo dello spettacolo o in riti “primitivi”. Tutti noi abbiamo visto almeno una volta Giucas Casella fare un’esibizione in TV, ma sia chiaro, quella è solo “ipnosi da palcoscenico” che fa sempre uso di complici o di conduttori compiacenti.

Purtroppo, a causa dell’uso spettacolarizzato, le persone hanno percepito la tecnica ipnotica come una manovra attuata con artifici misteriosi per manipolare la volontà altrui, come un metodo per carpire i segreti delle persone e indagare nel loro inconscio, come una tecnica in grado di curare miracolosamente ogni tipo di malattia. Niente di tutto questo è vero.

L’ipnosi per molto tempo è stata vista come qualcosa di magico ma in realtà rappresenta un fenomeno naturale, un’alterazione della coscienza che può capitare tutti i giorni, quando siamo assorti. Pensiamo a quando guardiamo un film o leggiamo un giornale, quando ascoltiamo della buona musica o ancora quando sogniamo ad occhi aperti. In tutte quelle occasioni in cui siamo concentrati, rapiti e incantati da qualcosa che catalizza la nostra attenzione, al punto di ignorare tutto il resto che ci circonda, siamo di fatto “ipnotizzati”.

Questa condizione è funzionale perché ci permette di utilizzare risorse che altrimenti rimerrebbero inaccessibili con il risultato di migliorare una performance o promuovere il proprio benessere. Molti artisti utilizzano l’ipnosi per produrre le loro opere, per immedesimarsi in un personaggio o per coinvolgere maggiormente il pubblico.

Ma non sono stati solo il cinema e lo spettacolo a trattare l'ipnosi come una pratica magica.

ipnosi: i miti da sfatareL’ipnosi degli esordi era molto diversa da quella più moderna. A conferire un alone di mistero attorno alla pratica ipnotica fu Mesmer, un personaggio controverso vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento. La sua tecnica era diretta, autoritaria e rivolta a persone suggestionabili. Amava fare spettacolo e questo gli valse una certa fama negli ambienti nobiliari e borghesi.

Da qui è nata la cosiddetta “ipnosi da palcoscenico”. Ma come funziona? In genere l’ipnotizzatore invita un volontario tra il pubblico, lo fissa intensamente negli occhi e gli parla in modo ripetitivo e monotono fino a quando il soggetto abbassa le palpebre cadendo in uno stato di trance ipnotica. A quel punto il malcapitato si ritrova in balia dei comandi (spesso imbarazzanti o assurdi) dell’ipnotizzatore.

In realtà la persona coinvolta è un complice ed è tutto studiato a tavolino per intrattenere il pubblico. Se l’ipnotista scegliesse davvero a caso tra il pubblico fallirebbe quasi sicuramente, perché le persone suggestionabili sono rare. Inoltre ricordiamo che l’ipnosi è permessa solo a medici e psicologi e se praticata fuori da un contesto controllato il “mago” potrebbe essere denunciato per abuso di professione.

Spesso al telegiornale si sentono notizie in cui persone comuni, spesso anziani, vengono rapinati “sotto ipnosi”. Quanto c’è di vero in questo? La persona è stata realmente ipnotizzata?

È bene sottolineare che non è possibile mandare in trance ipnotica una persona senza il suo consenso. In questi casi non si tratta di ipnosi ma di abile manipolazione, in genere attuata creando confusione nella vittima. Le vittime spesso non si rendono conto di essere state raggirate, è doloroso e umiliante accettare quello che è successo, quindi preferiscono (inconsciamente o meno) credere di essere state ipnotizzate.
Non si può nemmeno costringere ad uccidere con l’ipnosi, quello succede solo nei film!

L’obiettivo reale dell’ipnosi è di accedere all’inconscio del soggetto, ovvero quel “luogo” in cui risiedono esperienze e informazioni apprese nel corso della vita. L’ipnosi moderna si è sviluppata attorno al lavoro di Milton Erickson, considerato il più grande ipnotista di tutti i tempi.

Erickson era solito invitare la persona a rilassarsi e a concentrare l’attenzione su qualcosa di specifico. Questo accorgimento aiutava la persona (collaborativa) ad isolarsi dalla realtà esterna e a rivolgere l’attenzione verso l’interno. In questo modo il concetto di tempo svanisce e l’ipnotizzatore diventa solo una voce, una suggestione positiva. Attraverso l’ipnosi viene indotta la “trance”, uno stato particolare tra il sonno e la veglia. Una volta indotta la trance ipnotica, l’ipnotista ha di fronte a sé una persona profondamente rilassata le cui inibizioni, ovvero le barriere che possono permettere un cambiamento, sono abbassate. L’ipnosi è usata in psicologia e in medicina in diversi casi: disturbi nevrotici (es. ansia e depressione), dolore (es. cefalea, mal di schiena), preparazione agli interventi chirurgici, preparazione al parto, fumo, alcolismo, malattie a componente psicosomatica.

Per aggirare le resistenze “razionali” non è strettamente necessaria la trance ipnotica. Molto utilizzato (ad esempio da oratori e venditori) è il linguaggio persuasivo, che oltrepassa le capacità logico-critiche dell’ascoltatore attraverso immagini, metafore, giochi di parole e battute.

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