Il team: il gruppo come strumento di lavoro

Pubblicato il 12 settembre, 2020  / Psicologia e dintorni
team

Il lavoro in gruppo è una competenza sempre più specifica e richiesta nel mondo del lavoro. Le persone lavorano in team in azienda o in diversi settori come i contesti sanitari, scolastici, sportivi, di equipe anche multiprofessionali, associazioni e molti altri.  Una maggiore e progressiva consapevolezza del gruppo come entità a sé , con proprie fasi e processi, è un’opportunità di crescita che si riflette sulla soddisfazione professionale e sul benessere individuale.  

Ma cosa intendiamo per gruppo? Il gruppo è un insieme di soggetti che interagiscono tra loro, influenzandosi reciprocamente.

E' possibile evidenziare alcune caratteristiche che lo definiscono. Una di queste caratteristiche è il sentimento di appartenenza: sentirsi appartenente vuol dire sentirsi incluso  e, nello stesso tempo, accettare l’altro proprio in virtù di un radicamento comune. L’appartenere a un gruppo determina, a sua volta, una interdipendenza fra elementi soggettivi ed elementi intersoggettivi che emergono. Inoltre un gruppo si fonda, solitamente, su un certo grado di coesione, di solidarietà che è presente fra gli appartenenti e sulla definizione di una leadership, che differenzia gerarchicamente i ruoli all'interno del gruppo stesso.

La regolarità dell’interazione tiene insieme i partecipanti le cui rappresentazioni formando un’unità, una nuova realtà. Una leadership che funziona armonizza i bisogni del soggetto e i compiti e i bisogni del gruppo.

Il gruppo è una realtà diversa dalla semplice somma delle persone che lo compongono.

Le rappresentazioni dei suoi membri lo identificano come un nuovo soggetto a sè con una sua identità, sue caratteristiche e una sua cultura, specifici bisogni e dinamiche. Un insieme di persone che operano in un’organizzazione deve evolvere in un gruppo di lavoro, una pluralità per raggiungere obiettivi comuni.  Pensiamo il gruppo di lavoro, il team, come uno “spazio sociale” in cui i soggetti  che ne fanno parte si relazionano, si identificano, generano una cultura e delle emozionì comuni che nel tempo tendono ad essere condivise.

Goleman già negli anni 2000 ha condotto studi in più di cento organizzazioni e ha analizzato le capacità richieste per ricoprire un ruolo lavorativo.  Lo studioso ha rilevato come competenza principale l’intelligenza socioemotiva. Ciò significa che, oltre alle abilità tecniche e puramente cognitive come il QI, le competenze più ricercate nelle realtà professionali erano la comunicazione efficace, la stabilità emotiva in condizioni di stress, la cooperazione per raggiungere obiettivi condivisi, le relazioni.

In un gruppo di lavoro quanto riusciamo a perseguire, insieme agli altri, il nostro obiettivo? Questa domanda è correlata alla difficoltà di trovare una produttiva interazione tra soggetto  e gruppo e alla possibilità di custodire, insieme al proprio, altri punti di vista al fine del raggiungimento di uno scopo comune.

Proviamo ad aprirci allora ad una visione della persona come plurale, non individuale: il soggetto nel gruppo. La soggettività è la capacità di attribuire un proprio senso al mondo, di costruirlo, di non subirlo. La pluralità è il lavoro di gruppo, un insieme ridotto di persone, interdipendenti, impegnate ad interagire con uno scopo comune.

Lo psicoanalista Donald Stern afferma che “tutto ciò che pensiamo, sentiamo e desideriamo è influenzato dai pensieri, dai sentimenti e dalle intenzioni che percepiamo negli altri, in un dialogo incessante. La nostra vita mentale è frutto di una co-creazione, di un dialogo continuo con le menti degli altri”.