Cos’è la vecchiaia? Un risultato del progresso sociale che non deve diventare un problema

Pubblicato il 7 aprile, 2017  / Psicologia e dintorni
Cos’è la vecchiaia? Un risultato del progresso sociale che non deve diventare un problema

Cos'è la vecchiaia?

Non è facile rispondere a questa domanda, o almeno non è facile quanto definire "l'infanzia" o "l'adolescenza", per esempio. Due cose certe sono che: (1) la vecchiaia non è una malattia, ma una fase della vita; (2) l'aumento considerevole della popolazione anziana è una conquista dell’umanità.

È il risultato, infatti, dell'allungarsi dell'aspettativa di vita alla nascita, che nel 1960 era di 65 anni, oggi è di circa 85 anni e si prevede arrivi a 90 nel 2050. Questo aumento significativo e sbalorditivo non ha precedenti documentati nella storia dell’umanità.

Sono diverse le motivazioni che hanno condotto a questo progresso. In primis, il benessere economico, che ha permesso un arricchimento della società e un investimento sulla ricerca, sulla sicurezza e sulla diffusione dei servizi sanitari. Allo stesso modo, lo sviluppo del sistema fognario e della rete idrica, la disponibilità di abitazioni confortevoli, accompagnati da un lungo periodo di pace (l'ultimo conflitto che ha coinvolto l'intero vecchio continente è terminato nel 1945), hanno permesso un progressivo sviluppo della società, sotto quasi tutti i punti di vista. Dunque l'aumento del numero di anziani non può essere inteso come un problema o un’emergenza poiché è il frutto unicamente di aspetti positivi e auspicabili.

Considerato ciò, le conseguenze problematiche legate alla sproporzione tra popolazione attiva (giovani/adulti lavoratori, produttori di reddito) e popolazione "passiva" (anziani in pensione e bambini, che quindi non produce reddito), in termini di previdenza sociale, non possono essere dovute a condizioni non prevedibili, in quanto i figli del boom economico (i baby boomers), inevitabilmente sarebbero invecchiati e, sempre inevitabilmente, il numero delle nascite sarebbe diminuito, portando alla condizione attuale.

Se oggi si parla di crisi economica, tra non molti anni si parlerà di emergenza della previdenza sociale (già il costante aumento dell'età pensionabile ne è un effetto). Nonostante ciò la società non sembra attrezzata adeguatamente per affrontare il problema.

Questo a causa di una generale mancanza di conoscenza su cosa sia la vecchiaia, su cosa la caratterizzi, su cosa fare per viverla al meglio. Da una parte tale mancanza è giustificabile dal fatto che la vecchiaia, in questi numeri, è un fenomeno completamente nuovo alla scienza. I primi studi sulla vecchiaia e l’invecchiamento, di conseguenza, sono peculiarità del nostro periodo storico.

Come fare, quindi?

Questa risposta è molto più semplice: se si previene la disabilità e la dipendenza, l'aumento della popolazione anziana non è più un peso per la società e non si arriverà mai ad un'emergenza della previdenza sociale.

Attraverso la conoscenza e la ricerca, e l'applicazione ragionata della teoria è possibile creare le condizioni adeguate per permettere all'anziano di vivere bene e di invecchiare con successo.

Questo è, in sintesi, lo scopo della mia attività.