Come superare una crisi emotiva in 7 passi

Il ruolo del Sostegno Psicologico

Pubblicato il 28 aprile, 2016  / Psicologia e dintorni
Come superare una crisi emotiva in 7 passi

“Se dovessi usare una metafora per descrivere come mi sento, penserei ad un mare in tempesta, in cui io sono un naufrago e nonostante provi in tutti modi a remare per uscire dalla tempesta e dalle onde che mi travolgono, togliendomi il respiro per qualche secondo, sembra che ogni remata mi porti ancora più a fondo. Sei stanco di remare, non sai se mollare e nell’indecisione le onde ti portano ancora più lontano dalla riva. Solo quando intravedi un salvagente decidi di tornare a remare e farti aiutare.

Riflettendo sulle sensazioni che provo, non c’è altro che confusione, ansia, paura e una terribile incertezza che mi impedisce di andare avanti ma mi costringe a guardare indietro facendomi sentire in un limbo in cui non riesco a trovare una via di uscita. Da sola non riesco e cerco aiuto in una, due, tre persone per me care ma non mi sento capita e questo non fa altro che farmi stare ancora peggio. Passo le giornate cercando di capire che cosa mi fa stare così male, cosa mi attanaglia e vado a dormire pensando che l’indomani starò meglio, trovo refrigerio solo la notte perché almeno per quelle ore i miei pensieri smettono di assillarmi. Mi sveglio ma niente è cambiato…

Non c’è amico, fidanzato, amico, genitore o qualsiasi altra cosa che possa farmi uscire da questo momento di crisi. Ho bisogno di qualcuno che mi mostri la via da percorrere, che sappia come farmi vedere quello che i miei sentimenti e le mie paure mi impediscono di vedere. Ho bisogno di qualcuno che prenda insieme a me il timone e mi aiuti a tornare a riva.”

Queste sono le sensazioni e parole riportate da una persona che si è trovata a vivere uno stato di crisi emotiva.

Come si può venir fuori da questo mare in tempesta?

Attraverso un percorso di Sostegno Psicologico si può aiutare la persona a raggiungere proprio quest’obiettivo e permettergli di riprendere il controllo attivo della sua vita.

Ma in cosa consiste il Sostegno Psicologico?

Il consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi lo definisce un intervento il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita dell’individuo e degli equilibri adattivi in tutte le situazioni (di salute e di malattia), nelle quali ciò si rileva opportuno, sviluppando e potenziando i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione.

Esistono diversi approcci teorici, metodologici e applicativi per poter svolgere Sostegno Psicologico e quella da me utilizzata è di tipo integrato, che unifica teorie e tecniche provenienti dagli approcci:

  • Strategico Breve

  • Centrato sulla Soluzione

  • Cognitivo-Comportamentale

Ma cosa accade nello studio tra Psicologo e Cliente durante un percorso di Sostegno Psicologico?

Quello che accade è sintetizzabile in 7 passi:

1° Passo – Accoglienza del Cliente e Presentazione del problema (Situazione A)

La prima parte del percorso di Sostegno Psicologico è incentrato sull’accogliere il Cliente, stabilendo una relazione empatica e di supporto, sull’inquadramento di quello che per il Cliente è il suo attuale problema (Situazione A) e sull’acquisizione di una maggiore consapevolezza delle sue emozioni e dei meccanismi che lasciano liberi i propri pensieri negativi di autoalimentarsi (Non ce la faccio ad andare avanti. Tutto ciò che faccio è inutile. Non sono capace di fare niente).

Domande focus: Qual è il problema? Dove si verifica? Quando? Chi sono gli attori coinvolti nella situazione problematica? Quali pensieri alimentano le mie emozioni?

2° Passo – Presentazione dell’obiettivo da raggiungere

Dopo che il Cliente ha espresso il suo stato d’animo negativo e/o il suo problema, ha in un certo senso stabilito come non vuole più sentirsi. Si cerca allora di capire dove il Cliente vuole arrivare, quale obiettivo vuole raggiungere e come vuole sentirsi emotivamente alla fine del percorso di Sostegno (Situazione B). Lavorare sugli obiettivi è importantissimo per cominciare a spostare l’attenzione dai propri pensieri ed emozioni negative (A) proiettandosi in uno stato positivo di benessere e serenità (B). Inizialmente, capita molto spesso che le prime idee di obiettivi riferite dal cliente possono essere formulate al negativo “Non voglio più sentirmi così triste e ansiosa” ma, pian piano, attraverso l’utilizzo di alcune tecniche si può liberare la mente dai pensieri ed emozioni negative e far immaginare e descrivere, al Cliente, come vorrà sentirsi al completamento del percorso.

Domande focus: una volta abbandonata la situazione attuale (A), come vorrà sentirsi alla fine del percorso (B)? Chi vorrà essere? Che caratteristiche o abilità vorrà possedere?

3° Passo – Definizione dell’obiettivo

Affinché un obiettivo possa essere raggiunto in modo efficace ed efficiente e passare dunque da A a B, bisogna strutturarlo e trasformarlo in obiettivo S.M.A.R.T, un acronimo che sta per:

  • Specific (Specifico) à L’obiettivo fissato deve essere specifico, definito, chiaro e non vago;

  • Measurable (Misurabile) à L’obiettivo deve essere misurabile, ciò permette di capire se si sta raggiungendo la meta desiderata o al contrario se si è lontani dal risultato desiderato.

  • Achievable (Realizzabile) à L’obiettivo deve essere realizzabile e cioè alla portata delle capacità e risorse interne ed esterne della persona.

  • Relevant (Rilevante) à Deve essere rilevante ed importante per la persona, in modo tale da poterla stimolare al cambiamento ed al miglioramento, ma allo stesso tempo non deve essere eccessivamente complicato da raggiungere, altrimenti potrebbe portarlo a sperimentare senso di fallimento in caso di mancato successo.

  • Time-Related (Basato sul Tempo) à L’obiettivo deve essere basato sul tempo, cioè va stabilito quanto tempo occorre per raggiungerlo.

La definizione dell’obiettivo andrebbe fatta nel modo più definito e minuzioso possibile, in modo da massimizzare la probabilità di successo rispettando però i tempi e lo stato emotivo del Cliente. Tuttavia, è molto frequente l’aggiustamento e la modifica degli obiettivi durante il percorso, poiché possono emergere nuovi elementi, pensieri o bisogni da parte del Cliente durante i colloqui.

4° Passo – Analisi degli ostacoli

Una volta deciso dove si vuole arrivare, inizia la cosiddetta analisi degli ostacoli. Questa è la fase in cui si analizza attentamente ciò che impedisce al momento di abbandonare lo stato emotivo attuale (A) in favore di quello desiderato (B). Tutti gli elementi che caratterizzano gli ostacoli vanno esaminati per poter elaborare un piano d’azione. Gli ostacoli possono essere di svariato tipo e possono essere interni: emozioni, pensieri, comportamenti non adeguati (interni), persone, situazioni economiche, ecc. (esterni).

Domande focus: Quali pensieri, paure o emozioni mi bloccano? Quali ostacoli sono maggiormente superabili? Cosa mi impedisce di raggiungere il mio obiettivo?

5° Passo – Analisi delle risorse interiori

Il Cliente, per dirla alla Carl Rogers, è portatore di soluzioni e il compito dello psicologo è quello di favorire l’emergere di queste. Il cliente è il massimo esperto di sé stesso ed unico artefice della propria vita e lo psicologo deve incoraggiarlo ad assumere il controllo attivo delle sue decisioni e comportamenti. Esistono numerosi approcci metodologici e tecniche di svariato tipo per “risvegliare” le risorse interne del cliente e quelle da me utilizzate provengono da quello “Centrato sulla Soluzione”. Le risorse interne possono in questo caso essere recuperate partendo dal passato della persona, ricercando le cosiddette “Eccezioni” (Come ho fronteggiato in passato un problema simile a quello che mi si presenta oggi?).

Chiaramente le Eccezioni che emergono durante i colloqui vanno analizzate e ricontestualizzate al presente e al problema attuale. Inoltre il Cliente oggi potrebbe presentare caratteristiche di personalità diverse da un tempo. In altre parole l’emersione delle risorse interne passa dall’aumento di consapevolezza delle proprie capacità che, a primo impatto e soprattutto a causa del disagio emotivo in corso, il cliente non riesce a vedere (Vedo tutto nero, non so che fare, sono spacciato, non valgo niente). Attraverso determinate tecniche è possibile renderlo consapevole delle sue potenzialità, superare le difficoltà e aumentare la sua autoefficacia grazie alla sperimentazione del successo di risoluzione del problema.

E se non esistono eccezioni in passato? Innanzitutto è estremamente raro che non ci siano risorse su cui fare leva. Ma nel caso in cui queste non siano facilmente reperibili, è comunque possibile creare (apparentemente) da zero delle soluzioni attraverso l’utilizzo di specifiche tecniche di Problem Solving Strategico che permettono di risolvere, attraverso una logica non ordinaria, problemi apparentemente irrisolvibili, grazie al loro potere di facilitazione di creatività nel creare comportamenti alternativi a quelli che sino ad ora non hanno funzionato. Altre volte è possibile per il cliente risolvere il suo problema lavorando sulla percezione che ha di esso. Spesso capita che il cliente fa delle errate valutazioni della situazione problematica (non perché è stupido ma perché emozioni e pensieri negativi lo inducono a vedere il bicchiere mezzo vuoto), in questi casi le tecniche cognitive risultano ottime per spronarlo a guardare al suo problema con occhi diversi e facendo in modo che trovi così un modo di agire su misura per lei e per la sua situazione problematica.

6° Passo – Cambiare cambiando

Stabilito un attento piano d’azione per raggiungere il proprio obiettivo, comincia la messa in atto delle Eccezioni rilevate. Gran parte del lavoro va fatto infatti sui comportamenti e non solo su pensieri ed emozioni. Perché concordando con lo psicologo alcuni specifici comportamenti da eseguire, è possibile verificare man mano se questi “funzionano” e danno gli effetti aspettati.

La funzione del feedback è fondamentale per capire se la strada intrapresa dal Cliente, supportato dallo psicologo, è quella giusta. Nel caso in cui un nuovo comportamento messo in atto stia funzionando, si va avanti tutta (squadra che vince non si cambia!). In caso contrario, cioè se il comportamento non dà i risultati sperati, si fa una nuova analisi di cosa nello specifico non è andato per il verso giusto e si aggiusta il tiro modificando la modalità di azione e i comportamenti da mettere in atto.

La funzione di sostegno da parte dello psicologo è di enorme importanza proprio in caso di fallimento, perché grazie alla sua competenza può aiutare il cliente a “leggere” il comportamento non funzionante messo in atto. Senza lo psicologo, il cliente già offuscato da pensieri ed emozioni negative, avrebbe non poche difficoltà a capire cosa non ha funzionato e il rischio di sentirsi ulteriormente sfiduciato, frustrato e disperato sarebbe altissimo.

7° Passo – Stabilizzare il cambiamento

Una volta raggiunto finalmente l’obiettivo, il lavoro dello Psicologo potrebbe essere finito li. Infatti sarà il cliente a decidere (e mai lo Psicologo) se e quando sarà soddisfatto del percorso. Lo psicologo dovrà in ogni caso verificare che le soluzioni elaborate dal cliente producano gli effetti da lui desiderati e dare un feedback; ma il cliente potrà decidere, sia prima che una volta raggiunto l’obiettivo, di interrompere il percorso così come sarà libero di decidere di continuarlo per stabilizzare meglio le abilità di consapevolezza di sé e di creazione di soluzioni alternative acquisite. Oppure potrà aver pensato ad un nuovo obiettivo da raggiungere o ad un’abilità da sviluppare o migliorare. Nel caso decidesse di concludere il percorso, si potrebbe concordare un colloquio di verifica a distanza ad esempio di uno o due mesi in modo da accogliere eventuali dubbi o difficoltà emerse.

Quest’articolo, come molti lettori avranno intuito, è utile a svelare ciò che accade dentro lo studio di uno Psicologo che fa Sostegno Psicologico (non psicoterapia) e a promuovere una corretta informazione sui servizi che questa professione può offrire. Andare da uno Psicologo non è soltanto Psicoterapia, scavare nel passato, analisi profonda e ristrutturazione della personalità o malattia mentale. Si può andare da uno psicologo anche quando si ha un problema concreto, tangibile, non necessariamente grave e che si vuole risolvere in tempi relativamente brevi (es. litigo spesso col mio collega di lavoro; non riesco mai a dire di no; non so come organizzare il mio futuro; non so che corso di laurea devo scegliere; non sono felice come vorrei; ho difficoltà a trovare amici o a parlare in pubblico ecc.).

E’ come un farmaco che aiuta a sopportare meglio un raffreddore e a velocizzare la guarigione (un raffreddore può guarire anche senza farmaci ma perché soffrire?). Inoltre, si può andare dallo psicologo anche quando già si sta bene (perché non dovrei poter stare ancora meglio? Ho forse l’obbligo di avere la schiena a pezzi per poter godere di un massaggio?) Il Sostegno Psicologico è una grande risorsa perché permette di migliorare sempre più sé stessi, le proprie prestazioni e il proprio benessere. E’ come una buona alimentazione e attività fisica regolare che permettono di avere una buona salute fisica e tante energie. Inoltre evita che un disagio emotivo possa trasformarsi in psicopatologia con gravi conseguenze sulla propria persona e sulla propria vita emotiva, quotidiana, relazionale e lavorativa.