L'eco del passato nella genitorialità: quando il disagio del figli parla del genitore

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Una sera d'inverno, tornando a casa dal lavoro in macchina, parlavo al vivavoce con una mia amica delle difficoltà che stava riscontrando con sua figlia.

Sento ancora la sua profonda preoccupazione per il rapporto della piccola Emma (nome di fantasia) con i compagni di classe. Il racconto, in realtà, non mi pareva affatto eccezionale: emergevano dinamiche abbastanza comuni a 8 anni, che la bambina sembrava gestire in maniera adeguata e autonoma.

Continuando ad ascoltare attentamente, però, ecco la svolta: dal racconto hanno iniziato a emergere i ricordi d'infanzia della mia amica e i suoi profondi traumi relazionali, che si stavano riversando interamente nella preoccupazione materna.

Dopo aver accolto le sue fatiche, le ho rimandato le mie riflessioni. Le ho spiegato che non mi sentivo affatto preoccupata per sua figlia, ma per lei e per quella ferita passata che si era improvvisamente riaperta. Questa dolorosa ma fondamentale constatazione ha fatto in modo che le sue pressioni da mamma si allentassero. Di riflesso, la piccola Emma è divenuta ancora più serena e la mia amica ha deciso di rivolgersi a un collega per esplorare e curare quanto emerso.


Il peso dei ricordi nella relazione genitore-figlio

Nel loro celebre libro "Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori", Daniel Siegel e Mary Hartzell ci mostrano chiaramente come si formano i ricordi, come influiscano su di essi le emozioni dell'infanzia e quanto queste ultime pesino sul legame di attaccamento e sulla relazione tra genitori e figli.

Le esperienze precoci, fortunatamente, non impattano in maniera ineludibile sulla nostra vita futura. In questo passaggio risulta però fondamentale la modalità con cui si riesce a riflettere e ad elaborare tali esperienze.

Altrimenti, senza una reale comprensione, il rischio è quello di trasmettere e ripetere in automatico certi modelli disfunzionali. Una profonda comprensione della nostra storia, invece, ci può liberare da rigidità e schemi che ci ancorano al presente. Queste riflessioni, sebbene possano spaventare a un primo impatto, racchiudono una grande opportunità.

Nessuno di noi ha avuto una storia completamente priva di problematiche o di esperienze negative; la paura di trasmettere i risultati di tale passato può immobilizzare chi è immerso nell'esperienza genitoriale.

D'altro canto, è importante sottolineare quanto un'attenta riflessione autobiografica possa influire in positivo sullo sviluppo di un attaccamento sicuro, di uno stile genitoriale autorevole e di modalità comunicative più adeguate.

Gli studi dimostrano quanto questi fattori fungano da vero e proprio scudo di protezione per la crescita dei figli.


A quali segnali dovrebbe prestare attenzione un genitore?

Spesso il campanello d'allarme non è il comportamento del bambino in sé, ma la risonanza che quel comportamento ha nell'adulto.

È importante fermarsi a riflettere quando urla, capricci, problematiche comportamentali, difficoltà scolastiche, isolamento o paure dei figli scatenano nel genitore reazioni emotive forti e sproporzionate, non giustificate dalla reale entità della difficoltà del bambino.

Ciò accade quando la reazione genitoriale sposta il focus, mettendo in primo piano il vissuto dell'adulto e rendendo, di fatto, invisibile il figlio. In questi contesti, ogni reazione del bambino o dell'adolescente fa sentire l'adulto messo in discussione, sbagliato, paralizzato dal senso di colpa, dalla vergogna o da una rabbia intensa.

In questi momenti è necessario prendersi cura del genitore, per potersi prendere cura di tutta la famiglia e creare le condizioni fertili per un futuro più sano.


Le risorse psicologiche come fattore protettivo

Già nel 1984, il ricercatore Jay Belsky nel suo modello “The determinants of parenting: A process model” evidenziava come la storia personale del genitore e la sua salute psicologica siano i fattori principali nell'influenzare la qualità del parenting, ancor più del contesto sociale circostante.

La qualità genitoriale è indubbiamente influenzata da molteplici elementi. Tuttavia, le risorse psicologiche personali del genitore sono le più efficaci nel proteggere la relazione genitore-figlio dallo stress. Sono più forti degli aiuti esterni e persino delle caratteristiche intrinseche del bambino.

Certamente un temperamento difficile del figlio, lo stress coniugale o le pressioni lavorative intervengono nel quotidiano; ma un genitore che possiede una buona salute mentale e buone capacità autoriflessive ha molte più potenzialità per far fronte alle tempeste della crescita, offrendo al proprio figlio un porto sicuro in cui crescere.

 

Bibliografia

  • Siegel, D. J., & Hartzell, M. (2005). Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori.
  • Belsky, J. (1984). The determinants of parenting: A process model.