La gravidanza è da sempre considerata una fase "femminile" della vita, ma oggi studi e aggiornamenti psicologici e le narrazioni cliniche ci mostrano quanto anche l’uomo viva una profonda transizione: emotiva, relazionale e identitaria. La psicologia perinatale in prima battuta ha quindi il dovere di includere la figura paterna in modo attivo, integrandola nel processo di cura ed ascolto.
La transizione alla paternità
È importante considerare che diventare padre non è un evento, ma un processo di trasformazione.
A differenza dei luoghi comuni secondo cui l’uomo “si accorge” di essere padre solo quando vede il figlio nato, in realtà già durante la gravidanza l’uomo inizia a riorganizzare la propria identità. Cambiano le priorità, emergono dubbi, paure, speranze; inoltre, si attivano modelli intergenerazionali, spesso riaffiorano ricordi e si rivaluta la propria infanzia.
Capita però che queste trasformazioni il più delle volte avvengano in silenzio, perché il linguaggio sociale ed emotivo per raccontarle è ancora acerbo e povero di racconti ed esperienze.
Emozioni in ombra e in luce
Cominciamo a riconoscere che gli uomini in gravidanza possono provare tante emozioni e percepire altrettante sensazioni: positive come gioia e stupore per la nuova vita, orgoglio e desiderio di protezione, ma anche insicurezza, senso di esclusione, paura di non essere all’altezza, gelosia verso il legame madre-bambino.
Non raramente, emergono anche dinamiche diverse: una sorta di vergogna per provare tutto questo – quasi fosse messa in discussione la “solidità” mascolina - oppure un senso di solitudine di fronte alle emozioni descritte, proprio per mancanza di informazione, confronto e scambio; in altri casi, c’è addirittura l’incomprensione di ciò che la coppia sta vivendo.
Tutti questi sono dei vissuti comuni e legittimi, ma spesso non trovano modo e spazi di espressione.
La coppia che cambia
La gravidanza ha un impatto importante sulla relazione di coppia. La donna è concentrata sul suo cambiamento fisico, emotivo ed addirittura cerebrale ed ormonale che sta avvenendo dentro di lei, che la porta a modificare molto di ciò che vive anche fuori di sé, nel rapporto con il mondo esterno e con gli altri.
Ma l’uomo, il futuro padre? L’uomo può vivere un senso di spostamento o di marginalità, specie se la comunicazione con la partner si impoverisce. Colui che fino a poco tempo prima era il riferimento della donna si trova in un vortice di sentimenti e sensazioni che vanno dalla paura di inadeguatezza, all’incomprensione di tutti i passaggi fisici ed emotivi che stanno accadendo alla sua compagna, ma anche un senso di essere messo quasi da parte in questo processo di genitorialità che lui sta conoscendo piano piano – processo che nella quotidianità del lavoro o di normali impegni può quasi dimenticare, ma che ritorna in pieno appena ritrova la sua donna, magari in balia del fisico che cambia forma, sostanza e aspetto.
Aiutare e guidare la coppia a riconoscere ed accettare questi passaggi, a mantenere l’unione e un dialogo aperto è importante per evitare crisi emotive che potrebbero amplificarsi specialmente dopo il parto. Dare la possibilità di capire e accogliere ciò che si prova aiuta a riconoscere e vivere meglio le emozioni, invece di ignorarle o nasconderle: questo può fare la differenza.
Punti di forza e risorse della figura maschile nel percorso perinatale
Normalmente si parla del ruolo centrale della donna, ma la figura maschile - se coinvolta attivamente - può rappresentare un pilastro fondamentale nel delicato passaggio alla genitorialità. A seguire vediamo i punti fondamentali al riguardo:
Supporto emotivo: la sua presenza empatica e partecipe può offrire contenimento, sostegno e conforto alla compagna, aiutando a gestire in maniera decisiva le difficoltà emotive e psicofisiche che possono emergere durante la gravidanza ed il post-partum.
Attaccamento precoce: un padre che si relaziona fin dai primi momenti con il bambino favorisce lo sviluppo di un legame affettivo sicuro e significativo, contribuendo al benessere del neonato e dell’intero nucleo famigliare.
Senso di sicurezza per la madre: sentirsi accompagnata, sostenuta e non sola permette alla madre di affrontare con più serenità le sfide del periodo perinatale, riducendo il rischio di vissuti di ansia, inadeguatezza o isolamento.
Costruzione di una co-genitorialità: coinvolgere attivamente entrambi i genitori sin dall’inizio permette di gettare le basi per una co-genitorialità consapevole, equa e collaborativa, in cui ognuno si sente parte attiva e responsabile nella cura del proprio bambino offrendo anche un utile confronto e sostegno dinnanzi alle scelte più cruciali.
Le sfide di oggi per la figura maschile nel percorso genitoriale
Oggi molti uomini si trovano a vivere un cambiamento profondo e spesso silenzioso. Da un lato c’è il modello tradizionale, che li ha cresciuti con l’idea di dover essere forti, silenziosi, risolutivi e poco coinvolti nella sfera emotiva e nella cura. Dall’altro, si fa sempre più spazio un modello nuovo: quello dell’uomo empatico, presente, partecipe nel percorso di gravidanza, nella nascita e nella crescita del figlio.
Ma il passaggio da un modello all’altro non è semplice, soprattutto quando mancano spazi di confronto, strumenti concreti e riferimenti culturali che aiutino a integrare queste due identità. Inoltre, si rischia di creare una polarizzazione che può far perdere alcuni aspetti positivi della figura maschile nella sua accezione più tipica e biologica – quali i ruoli di forza protettiva, di riferimento, di supporto pratico, di tutela verso i “pericoli esterni” - che è invece importante siano adeguatamente integrati nel nuovo modello di paternità, proprio per garantire gli aspetti di protezione e sostegno descritti nel paragrafo precedente.
Spesso i padri in divenire si trovano a vivere in una “terra di mezzo”, sentendosi:
- coinvolti, ma non ascoltati;
- presenti, ma considerati secondari;
- desiderosi di esserci, ma privi di linguaggio emotivo per esprimersi.
In molti casi si sentono invisibili, inadatti e senza voce. In altri, vorrebbero intervenire con le modalità convinte e decise che conoscono, ma che sentono come inadeguate alla delicatezza del momento della maternità – finendo per auto-limitarsi anche dove questo porterebbe benefici.
E quando questo accade, il rischio per l’uomo è quello di allontanarsi, chiudersi o interiorizzare un senso di fallimento, che a lungo andare pesa anche sulla relazione di coppia e sul legame con il bambino.
Offrire ascolto, accoglienza e legittimazione anche alla figura maschile è oggi una delle sfide più urgenti per costruire una genitorialità condivisa, più sana e più umana per tutti.
Conclusione
È fondamentale che i percorsi perinatali - corsi, accompagnamenti, consultori - siano spazi realmente inclusivi anche per i padri. La psicologia perinatale ha il compito di “legittimare” la presenza dell’uomo, integrandolo non come mero supporto pratico esterno, ma come parte effettiva e necessaria del percorso di nascita.
Solo così potremo davvero parlare di una cultura della nascita condivisa e sostenibile.
Bibliografia
- Andreoli, Stefania. (2018). Papà, fatti sentire. Come liberare le proprie emozioni per diventare genitori migliori. Rizzoli.
- Morelli, Giacomo. (2021). Papà 2.0. Guida pratica per i futuri papà. Anteprima Edizioni.
- Mori, Laura (a cura di). (2021). Diventare padre. Sguardi sulla paternità interiore. Mimesis.
- Volta, Alessandro. (2013). Mi è nato un papà. Feltrinelli.