Empatia e resilienza mediano la relazione tra condotte autoregolative del temperamento e comportamenti prosociali?

Uno studio longitudinale con bambini di 4 e 5 anni

Pubblicato il 10 novembre, 2015  / Genitori e figli
Empatia e resilienza mediano la relazione tra condotte autoregolative del temperamento e comportamenti prosociali?

Tale articolo presenta in sintesi, i risultati di uno studio longitudinale condotto per due anni su bambini di 4 e 5 anni.

Il principale obbiettivo dello studio condotto è quello di esplorare le relazioni tra le dimensioni reattive e autoregolative del temperamento, le caratteristiche individuali a carattere disposizionale (empatia e resilienza) e le condotte sociali (aggressività e comportamenti prosociali) in un gruppo di bambini di età prescolare testati a 4 e a 5 anni. Tale lavoro rappresenta uno dei primi studi longitudinali, all'interno del panorama italiano, che esamina attraverso un approccio multi-metodo (strumenti eterovalutativi, osservativi e auto valutativi) e multi-informant (resoconti genitoriali, resoconti degli insegnanti e dei bambini stessi) le relazioni tra tutti questi costrutti.

In tale ricerca si rileva che l'empatia media la relazione tra effortful control e comportamenti prosociali, in particolare tra piacere a bassa intensità mostrato a 4 anni e comportamenti prosociali mostrati a 5.

Inoltre si è rilevata, sia a 4 che a 5 anni, un'associazione negativa tra effortful control e aggressività in particolare nella sua dimensione auto regolativa Controllo Inibitorio.

Quindi ci siamo chiesti cosa dovremmo provare a potenziare nei bambini di 4 anni all'ingresso della scuola materna per aumentare la probabilità che mettano in atto comportamenti di aiuto e diminuire la probabilità di comportamenti aggressivi.

Sicuramente, dai dati emersi comprendiamo l'importanza di potenziare l'empatia nell'età prescolare: l'empatia media sia la relazione tra effortful control (in particolare nella dimensione Piacere a Bassa Intensità) a 4 anni e comportamenti prosociali a 5 anni, sia la relazione tra l'impulsività e l'aggressività a 5 anni.

Come la famiglia e la scuola possono promuovere lo sviluppo della capacità empatica?

Hoffman (2000) sostiene, ad esempio che essere genitori empatici può incentivare i proprio figli a fare lo stesso nella loro vita di tutti i giorni. Le pratiche educative possono diventare uno spazio importante per educare i figli a tenere in considerazione gli altri e a valutare le possibili conseguenze dei propri comportamenti. Per Hoffman (2000) lo stile educativo più adatto per sviluppare empatia è quello "induttivo" in cui i genitori enfatizzano la prospettiva dell'altro, fanno attenzione alla sofferenza altrui e fanno comprendere chiaramente ai bambini quali azioni cagionano danni agli altri.

Anche gli insegnanti giocano un ruolo determinante nello sviluppo socioemotivo dei bambini, nel momento in cui si insegna non si può non veicolare un messaggio relazionale-affettivo (Meazzini,2000). La letteratura sembra dimostrare che gli alunni di insegnanti empatici evidenziano miglior rendimento scolastico (Fortuna, Tiberio,1999), hanno maggior autostima e un concetto di sé sociale più positivo (Harter,1996) inoltre la presenza di un educatore empatico gioca un ruolo fondamentale nella modulazione di condotte sociali aggressive (Wentzel, 2002). L'insegnante empatico diviene un modello per i suoi studenti che tenderanno ad assimilare i comportamenti che osservano in lui e ad estenderli alle relazioni con gli altri.

Un'ulteriore modalità per incrementare l'empatia sarebbe l'integrazione nei curricula scolastici con l'educazione affettiva, ad esempio il progetto Skills for life (WHO,1993) si propone l'apprendimento di abilità utili per la gestione delle relazioni sociali e della propria emotività. Tali training possono facilitare l'adattamento dei bambini e prevenire il disagio attraverso l'incremento delle abilità empatiche nei bambini (Feshbach et al., 1983).

Dai nostri dati emerge inoltre che una particolare dimensione autoregolativa appare importante nel modulare l'aggressività: il controllo inibitorio si associa negativamente con l'aggressività. I bambini che possiedono tale capacità sono in grado di sopprimere risposte inadeguate seguendo le indicazioni dell'adulto (ad es. sa abbassare la voce quando gli/le viene chiesto) e mettono in atto con minor probabilità condotte aggressive. Per potenziare tale dimensione i genitori e gli educatori possono proporre dei giochi in cui sia necessario inibire delle risposte non adeguate al contesto. Ad esempio il gioco "Bird and Dragon" in cui si chiede al bambino di imitare i gesti dell'uccello ma non imitare i gesti del Dragone; viene richiesto quindi di inibire o meno degli stimoli del contesto. Un'ulteriore gioco può essere "uno,due, tre, stella" in cui è necessario regolare la propria reattività e seguire le indicazioni. Anche ogni semplice gioco che inizia con "pronti, partenza, via" richiede ai bambini una capacità di modulare la propria impulsività per adeguarsi al contesto e può essere molto utile per sviluppare il controllo inibitorio.

Notiamo inoltre, dai nostri risultati, che anche la resilienza assume un importante ruolo nel mediare la relazione positiva tra impulsività e aggressività. Quindi bambini resilienti che riescono ad utilizzare risorse esterne per adattarsi al contesto è possibile siano bambini che riescono ad utilizzare strategie diverse da quelle aggressive per adattarsi al contesto.

Un bambino resiliente possiede la capacità di modificare in modo flessibile ed elastico i propri livelli di ego-control, in una o nell'altra direzione, conciliando la soddisfazione dei propri bisogni, in accordo a quanto richiesto e consentito dall'ambiente; tale capacità gli consentirà, quindi, di migliorare la propria vita e di adattarsi efficacemente alle richieste dell'ambiente circostante (Caprara,2003).

Sarebbe importante indagare specificatamente i fattori della resilienza, ma in linea generale possiamo affermare che per promuovere tale capacità sarebbe utile incrementare le reti sociali ed aumentare le attività di gruppo. Inoltre si potrebbe insegnare l'utilizzo di diverse strategie di coping attive (pensare positivamente, esprimere le proprie emozioni, risoluzione attiva del problema) in caso di situazioni ambientali stressanti poiché evidenze empiriche rilevano che l'elemento essenziale per un buon adattamento allo stress, soprattutto nel caso di eventi stressanti duraturi nel tempo, sia la flessibilità nell'uso delle strategie di coping, la capacità, cioè, di non irrigidirsi su un'unica strategia, ma di riuscire a cambiarla qualora si dimostri inefficace e disadattiva (Zeidner e Saklofske, 1996).