Nelle pieghe della maternità... nel cuore delle donne

Pubblicato il 3 maggio, 2019  / Genitori e figli
maternità

Diventare madre oggi non è cosa semplice, divisi come si è fra esigenze personali, vissuti emotivi contrastanti e soprattutto richieste della società sempre più pressanti, costrutti sociali che vogliono le donne perfette nella forma e nella sostanza, produttive e determinate, ma donne e madri, sempre e comunque angeli del focolare. Per non parlare poi delle mille ricette pronte all’uso, dei consigli indispensabili del terapeuta in voga o dell’irrinunciabile rubrica di donna moderna che fornisce istruzioni precise su come essere buone madri, mentre vengono declassate le indicazioni della tradizione considerate sorpassate, seppur dettate sovente dal buon senso e dal sano istinto.

La maternità nel ventunesimo secolo è, ci spiace dirlo ma la cronaca ce lo conferma continuamente, sempre più sola, vittima dell’individualismo e del pragmatico edonismo, che taccia di debolezza e fragilità ogni richiesta di aiuto e sostegno, ogni istante in cui si vacilla.

Nonostante i servizi pubblici o privati, più o meno funzionanti a sostegno della maternità, nonostante la capillare informazione che ci arriva costantemente dalla rete, l'esperienza più pregnante dell’esistenza, continua ad essere ammantata di solitudine e vuoto. Vuoto che non pare essere quello generativo dell'intima creazione che, peraltro si connoterebbe come spazio di riflessione ed elaborazione, ma piuttosto un vuoto carico di paura, inadeguatezza, fragilità, incompletezza. A tal riguardo inevitabilmente ci sorge il richiamo al vuoto di Demetra che, in seguito alla perdita di sua figlia Persefone, cade in una disperazione vacua e sterile. Dove era andata Persefone? Era forse perduta? No era cresciuta, sposa di Ade. Demetra per vendetta sola e amareggiata aveva messo fine alla maturazione delle messi, tutto era atrofizzato. Vi chiederete perché questo riferimento al mito, ecco il mito è la nostra radice; C.G. Jung parla di archetipo e con questo definisce la matrice del nostro essere al mondo del nostro comportamento, il mito diviene pertanto la drammatizzazione dell’archetipo, ci dice chi siamo e a volte dove stiamo andando.

Ecco questo è la maternità oggi: una creazione parziale, una messa al mondo a metà che da la vita ma impedisce la crescita.

E come ciò si traduce nella realtà attuale? Prevalentemente attraverso la radicalizzazione nell’infanzia e nell'adolescenza, nell’ incapacità di assumersi la responsabilità della propria vita e di conseguenza di quella di un altro essere vivente.

Da questo al lassismo educativo il passo è breve, un laissez fair dominato, originato dal bisogno di essere amati, considerati, non soli.

Pertanto sottolineo l’importanza di ritrovare la solidarietà, il principio conciliante ed aggregante della creatività durante la gestazione e successivamente, l’apertura al confronto, al dialogo in famiglia e fuori, il grande potere di una richiesta di aiuto, che solo se esplicitata può essere accolta.

Ed in questo che il partner assume necessariamente un ruolo fondamentale, non più appendice della diade madre-bambino, ma supporto efficace, complice e parte integrante della famiglia e della coppia genitoriale.

E, concludo, che per raggiungere un tale mirabile obiettivo il dialogo, l’apertura all’altro e la fiducia, sono elementi inalienabili, tasselli irrinunciabili per completare il puzzle di un sano e funzionale clima familiare.